La Carità e la Bellezza. La grande mostra di Natale da Palazzo Marino si estende alle biblioteche degli otto Municipi cittadini

Torna l’appuntamento natalizio con l’arte di Palazzo Marino, che quest’anno si estende anche agli altri otto municipi per invitare tutta la città a scoprire l’arte e la bellezza durante il periodo delle feste (fino a

Torna l’appuntamento natalizio con l’arte di Palazzo Marino, che quest’anno si estende anche agli altri otto municipi per invitare tutta la città a scoprire l’arte e la bellezza durante il periodo delle feste (fino a domenica 15 gennaio 2023).

Questa volta le opere sono quattro capolavori tre-quattrocenteschi: la Madonna col bambino di Botticelli e quella di Filippo Lippi, l’Adorazione dei Magi di Beato Angelico e la scultura della Carità di Tino di Camaino, tutti provenienti da diversi musei fiorentini. Riuniti sotto il suggestivo titolo “La Carità e la Bellezza” che ci sollecita a stabilire un collegamento fra parole che risuonano con particolare intensità. Ma non fraintendiamo. Oggi “carità” equivale soprattutto a ciò che una volta si chiamava “elemosina”: cioè, dare ai poveri. Originariamente il significato era invece molto più ampio: la carità è disponibilità verso il prossimo. In una prospettiva secolare, l’eco della virtù teologale della carità può essere preservata nella forma della virtù civile della solidarietà e della condivisione. In un mondo rabbuiato dall’indifferenza e dall’orrore delle guerre, dall’egoismo e di sfruttamento del prossimo, abbiamo più che mai bisogno che la bellezza e carità colpiscano l’intimo del nostro cuore e lo renda più umano.

La mostra si estende anche nelle biblioteche degli 8 Municipi di Milano con tele provenienti da diversi istituti milanesi di assistenza (Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Istituto Golgi Redaelli, Istituto dei Ciechi di Milano, Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio) che possiedono un prezioso patrimonio artistico, oltre a prestiti provenienti dalla Galleria d’Arte moderna di Milano (GAM) e dal Castello Sforzesco.

Nel sud Milano, alla Biblioteca Tibaldi (Municipio 5), è esposta una Allegoria della carità, copia da un originale di Bartolomeo Schedoni (seconda metà del XVII secolo), opera di un anonimo pittore emiliano.

Alla Biblioteca Oglio (Municipio 4), proveniente dalla cerchia di Orazio Gentileschi, una Madonna che allatta il Bambino.

In Biblioteca Sant’Ambrogio (Municipio 6) si può ammirare di Angelo Morbelli, Inverno al Pio Albergo Trivulzio.

I quattro capolavori in Sala Alessi

Sala Alessi viene trasformata grazie ad un allestimento scenografico (ideato dagli architetti Franco Achilli e Luigi Ciuffreda) in una cattedrale di luce, con grandi teli realizzati in seta “non violenta” (cioè ottenuta preservando la vita dei bachi), che calano dall’alto per esaltare la preziosità delle opere e verranno poi riutilizzati per creare abiti disegnati dallo stilista Tiziano Guardini. La “regia” dell’esposizione è affidata ai curatori Stefano Zuffi e Domenico Piraina.  L’ingresso è come sempre gratuito senza prenotazione.

Il percorso inizia con un capolavoro della scultura trecentesca La Carità di Tino Camaino, il Giotto della scultura (nacque a Siena nel 1280), proveniente dal Museo Bardini. Scolpita in marmo intorno al 1320, e in origine destinata alla porta Est del battistero di San Giovanni, a Firenze. Il curatore Zuffi sottolinea come la Carità parli anche del mondo di Dante («il mio bel San Giovanni» era per il poeta il simbolo della città perduta) e insieme di filantropia, con quella figura generosa e materna che nutre due lattanti, gioiosamente aggrappati ai grandi seni gonfi e immersi nella poppata. Il supporto che sostiene la scultura è interamente prodotto in materiale ecologico, ricavato dal trattamento degli scarti della lavorazione vinicola, come bucce, semi e raspi dell’uva.

Madonna col Bambino di Filippo Lippi, fu realizzata attorno al 1460, è attualmente ospitata presso Palazzo Medici Ricciardi di Firenze. Caratterizzata da raffinata eleganza e tenera affettività, dentro un’edicola marmorea con nicchia a conchiglia (tanto cara al pittore) e sintesi – come fa notare Stefano Zuffi – fra il rigore matematico dell’Alberti e di Piero della Francesca e l’umanità di Donatello. Lippi mostra anche la sua sapienza di orafo, tessendo le aureole di madre e figlio con minuscoli inserti di foglie d’oro. Sul retro della tavola, databile agli anni 1466-1469, si trova lo schizzo di una testa maschile, di intensa espressività riferibile allo stesso Lippi.

Il prezioso tabernacolo con l’Annunciazione e l’Adorazione dei Magi del giovane Beato Angelico, in prestito dal Museo di San Marco di Firenze. Realizzato nel 1430 è una specie di tarda celebrazione dell’estetica medievale, col suo smagliante fondo oro e con la sua struttura ogivale, ad arco gotico. Pervasa da un’atmosfera serena e pacata. Nella quale la divinità è ovunque presente e si rivela attraverso la luce. Quando l’oro si fa luce. Riassume la solennità delle grandi icone, con una serie di innovazioni come gli effetti spaziali “di gusto pienamente rinascimentali, l’incrocio di sguardi tra il messo divino e Maria, colta nel momento più terreno di accogliere nel suo grembo l’annuncio dell’angelo, proteggendolo maternamente con le sue mani”.

Sandro Botticelli, Madonna col Bambino. Tempera su tavola, dipinta intorno all’anno 1500 e a lungo ignorata dalla critica, oggi conservata nel Museo Stibbert. Un quadro mirabile, dai colori più spenti rispetto alla “Primavera” e alla “Nascita di Venere” dello splendente Quattrocento umanista, dove l’infallibile precisione del disegno è velata da una nota di malinconia adagiata sullo sguardo della Madonna. E intrisa di doloroso misticismo. Quest’opera è “l’espressione della lacerazione interiore dell’artista e delle incertezze che iniziavano ad angosciare la sua epoca”.  Dopo la morte di Lorenzo de’ Medici e di quel periodo gioioso per l’arte e per Firenze, il grande pittore rinascimentale rimase profondamente turbato dalla apocalittica predicazione del frate domenicano Girolamo Savonarola (1452-1498), bruciato poi sul rogo.

Da non perdere inoltre, al Museo Diocesano di piazza sant’Eustorgio 3 (fino al 29 gennaio), la straordinaria Predella della Pala Oddi, proveniente dai Musei Vaticani, opera giovanile di Raffaello ancora sotto l’influsso del Perugino ma già presaga delle meraviglie che presto sarebbero state mostrate al mondo. Recentemente sottoposta a un intervento di restauro, la predella ha recuperato la sua brillantezza originaria, mostrando così la dolcezza e la morbidezza della pittura dell’artista urbinate. La pala eseguita intorno al 1504 è composta da un dipinto centrale con l’Incoronazione della Vergine e tre episodi mariani (Annunciazione, Adorazione e Presentazione al Tempio). E pensare che abbiamo rischiato di perderlo, questo dipinto. In origine in San Francesco al Prato a Perugia, nel 1797 la pala viene requisita e portata al Louvre di Parigi, dagli emissari napoleonici dove resta fino al 1815, data in cui ritorna in Italia e per volere di Papa Pio VII entra a fare parte della nuova Pinacoteca Vaticana. 

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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