La condizione della donna in famiglia e in società

Nella foto: la scienziata e premio Nobel Marie Curie con le figlie Ève e Irène. La storia dell’affermazione dei diritti della donna è stata lunga e travagliata: per alcuni aspetti la legislazione ha seguito l’evoluzione delle

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Nella foto: la scienziata e premio Nobel Marie Curie con le figlie Ève e Irène.

La storia dell’affermazione dei diritti della donna è stata lunga e travagliata: per alcuni aspetti la legislazione ha seguito l’evoluzione delle condizioni lavorative già in atto nella società, per altri aspetti ha tentato di agevolarla liberando il campo da pregiudizi e discriminazioni dure a morire.

Ormai le donne lavorano tanto quanto gli uomini e sono presenti negli ambiti più disparati: se il vecchio Codice civile infatti prevedeva il contributo lavorativo delle donne solo nei casi in cui il capo famiglia fosse in difficoltà, ormai il lavoro della moglie e della madre è una necessità, anche economica, della maggior parte dei nuclei familiari. D’altro canto le donne hanno scoperto che il lavoro rende liberi, che l’indipendenza economica aumenta il rispetto di sé, che la frequentazione degli ambienti lavorativi extrafamiliari aiuta ad avere una percezione più lucida dei problemi personali e sociali.

Ma il cammino per raggiungere la parità fra uomini e donne è lungo da percorrere: infatti non sempre l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro si è accompagnato a una gestione paritaria della famiglia. Spesso le donne lavorano fuori casa e in più devono sobbarcarsi quelle fatiche della vita domestica che mariti spesso troppo tradizionalisti o distratti non sono ancora arrivati a condividere. La decisione di sposarsi e di avere dei figli è sempre molto impegnativa per una donna, che non può non analizzare il problema dell’incidenza che questa scelta avrà sulla sua carriera lavorativa: alcune carriere di grande responsabilità rimangono tuttora difficili per le donne che non vogliono rinunciare a essere madri e a esserlo in modo responsabile, attivo, affettuoso.

Le donne che, giustamente, non si riconoscono più nel ruolo tradizionale di spose devote e di madri amorose sono alla ricerca di una nuova identità sociale: vorrebbero che la parità fra i sessi, che la legge formalmente garantisce, fosse anche garantita dalle strutture. Accade invece ancora di frequente che una donna ingegnere molto capace non ottenga un posto che pure meriterebbe perché il datore di lavoro è terrorizzato da sue eventuali maternità così come accade che le grandi aziende preferiscano gli uomini, notoriamente meno impegnati dalla famiglia, per ricoprire incarichi dirigenziali.

C’è stato anche un periodo, che coincide più o meno con gli anni Ottanta, in cui le donne hanno tentato di somigliare sempre di più agli uomini, di vestirsi come loro, di aderire con loro al culto del successo e del potere. Oggi l’arrivismo ha rilevato anche il suo volto distruttivo e la questione delle donne si pone in termini diversi: le donne hanno deciso di non rinunciare più a essere donne, di portare anche sul lavoro la particolarità del loro punto di vista che vuole e deve essere “femminile”, di cercare non tanto di trasformarsi per adeguarsi al lavoro ma di far sì che il lavoro si trasformi per meglio rispondere alle loro esigenze.

Le donne sono bravissime nello sdoppiarsi, anzi nel centuplicarsi: cercano di avere un occhio al lavoro, uno alla casa, uno alle amicizie e agli interessi. Vivono spesso in modo frenetico e pagano alla frenesia il prezzo della nevrosi. Ciononostante lottano. Sono semmai gli uomini che a questo punto dovrebbero affrontare seri ripensamenti: cosa significa infatti essere uomini in una società che vede la decisa volontà di affermazione delle donne? I ruoli tradizionali dell’uomo capo ufficio, capo famiglia, padre severo sono ancora validi o dovrebbero essere cambiati? Gli uomini non hanno forse il dovere, anche verso loro stessi, di cercare formule di adattamento a un universo sociale rivoluzionato? Le donne attendono risposte.

Anna Muzzana

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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