“ La corrispondenza“ di Tornatore

Dopo la sensazionale interpretazione di Geoffry Rush ne La migliore offerta, Giuseppe Tornatore schiera uno storico Jeremy Irons al fianco della bella Olga Kurylenko, offrendoci ancora una volta una storia d’amore dei giorni nostri

La-corrispondenza2 Dopo la sensazionale interpretazione di Geoffry Rush ne La migliore offerta, Giuseppe Tornatore schiera uno storico Jeremy Irons al fianco della bella Olga Kurylenko, offrendoci ancora una volta una storia d’amore dei giorni nostri che, come ogni grande storia d’amore, si trova a dover affrontare un’impossibilità. Se infatti nella sua pellicola precedente un uomo s’innamora di una donna che non si vede per buona parte del film, anche ne La corrispondenza il personaggio principale deve fare i conti con la mancanza dell’altro. L’impedimento e l’assenza sono inizialmente legati alla lontananza tra i due amanti che viene però colmata dalla tecnologia. È il nostro tempo e sono i sistemi tecnologici che consentono alla studentessa universitaria e al professore di astrofisica (Jeremy Irons) di vivere la loro storia, un legame intenso e passionale nonostante l’assenza quasi totale di fisicità.

La sceneggiatura è ben architettata e consente un codice narrativo velato di mistero che il regista pare portarsi dietro dall’ultimo film, ma se lo schema de La migliore offerta è tutto votato agli stilemi del giallo, qui la suspance è più lieve. Infatti l’esito che ne consegue è che se all’inizio della pellicola il regista riesce a catturare lo spettatore, nella seconda metà del film lo sviluppo inizia a indebolirsi, l’incedere si fa lento e si inizia ad avvertire un pizzico di noia. È la tecnologia che consente di mantenere la situazione apparentemente inalterata se non che la lontananza si fa decisiva. L’altro non c’è più fisicamente, ma continua a stare al suo fianco virtualmente, pur non potendo ricevere risposta. La corrispondenza a questo punto diventa unilaterale.

Il regista descrive una storia verosimile, reale e come per contrappunto inserisce elementi quali il cane, la foglia e il falco, elementi che rimandano all’ineffabile e all’illogico, e che contrastano la perfezione logica della tecnologia, come afferma Tornatore stesso. Altro elemento illogico, metafisico è la similitudine sottintesa delle stelle, che continuano ad allietarci rendendosi visibili anche dopo la loro morte/distruzione.
La pellicola è pervasa da un senso costante di solitudine. Anche nel momento in cui la distanza si fa definitiva, lei continua ad aggrapparsi a lui nella sua solitudine e nel suo irrisolto e lui riesce ad accompagnarla dolcemente come per farle prendere coscienza della sua dipartita gradualmente e lo fa utilizzando tutti i mezzi che ha a disposizione, isolandosi da tutto e tutti, ritirandosi nel suo appartamento a Borgo Ventoso, proprio per architettare una corrispondenza che vada oltre se stesso.

Forse un rimando alla questione dei contatti virtuali che in realtà isolano? Ma nel film non si avverte una vera e propria critica da parte del regista verso questi nuovi “mezzi”, che invece utilizza per poter realizzare la storia che risulterebbe altrimenti inverosimile. In conclusione La Corrispondenza è un film ben riuscito, ma non tanto quanto ci si aspettasse, forti della fruizione e bellezza della sua opera precedente. Molto semplice la scenografia con qualche “sprint” nelle scene da stunt-woman.
Eccezionali le musiche, composte e strumentate dal maestro Ennio Morricone.

Anita Rubagotti

(Febbraio 2016)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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