La festa di San Martino in Cascina Campazzo: tra tradizione, lotta civica e convivialità

Come ogni autunno l'Associazione Parco Ticinello e la famiglia Falappi organizzano la Festa di San Martino, con balli tradizionali, vin brulè, caldarroste e laboratori per i più piccoli.

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L’autunno a sud di Milano si tinge di colori tra vin brûlé, cioccolata calda e castagne. Basta svoltare a sinistra dal Teatro Pacta e all’improvviso non si è più in città, ma si viene travolti dagli odori tipici della campagna e tutto attorno è verde. Si arriva così ai confini del Parco Ticinello e alla Cascina Campazzo, accolti da un gruppo di persone che suona e balla la quadriglia sotto il pallido sole domenicale.

A Cascina Campazzo, l’Associazione del Parco Ticinello ha festeggiato anche quest’anno San Martino, come ormai da circa trent’anni, una festa della cultura contadina legata ai rinnovi dei contratti con i contadini. L’11 novembre era infatti un momento di cambiamento, durante il quale il padrone faceva il bilancio dell’annata, decideva di mandare via alcuni contadini mentre altri rimanevano in un luogo che ormai conoscevano bene, e altri ancora arrivavano, concludendo il tutto con un brindisi di addio o di festeggiamento.

La storia di Milano è strettamente legata a questo mondo e alle tipiche cascine lombarde dove la vita civile, sociale e religiosa avveniva tutta all’interno della corte. E la storia di Cascina Campazzo è una storia molto bella che, seppur conclusa in maniera positiva da alcuni anni, merita di essere ricordata per raccontare i tanti volti di Milano, una Milano umana e partecipe.

La cascina, come tante in città, per lunghi anni ha rischiato di essere abbattuta dal gruppo immobiliare Ligresti, proprietario del parco agricolo Ticinello e della cascina inclusa.  La famiglia di produttori agricoli Falappi insieme a un gruppo sempre più nutrito di cittadini inizialmente della zona, ma non solo, aveva  iniziato una lunga battaglia per evitare d’essere sfrattata e che il parco fosse trasformato in un ulteriore immenso complesso edilizio. Insieme hanno dato vita al Comitato per il Parco Ticinello con l’intento di non far morire un pezzo importante della storia milanese e un polmone verde molto esteso a sud della città urbana.

La battaglia è andata avanti per 30 anni, che raccontati in un numero significano poco forse, ma rappresentano tanto per le persone che quotidianamente hanno lottato, facendo cordoni davanti la cascina, camminate dal Duomo fino al quartiere per sensibilizzare la popolazione, organizzando tanti momenti di ritrovo in cascina e nel parco, accogliendo anche personaggi come Dario Fo nel suo periodo di impegno politico per la città, per spiegare il motivo per cui ci si stava battendo.

Oggi la Cascina vede ancora l’azienda agricola dei Falappi al lavoro con la sua produzione di latte da bovini: difatti  da alcuni anni la cascina e il parco agricolo sono passati di proprietà al Comune – a seguito del fallimento Ligresti –  e oggi sono oggetto di importanti riqualificazioni.

Il Comitato, costituito da anni in Associazione, porta avanti insieme alla famiglia  Falappi una serie di iniziative per aggregare e far conoscere la cascina e il parco agricolo e mantenere viva la loro storia e le tradizioni del mondo rurale. Come racconta Andrea Falappi: «Abbiamo deciso di aprire le porte della cascina organizzando eventi, almeno uno per ogni stagione. In autunno San Martino, in inverno Sant’Antonio, in primavera la festa degli aquiloni, a cui partecipano tantissime persone, e poi la festa del Parco Ticinello”.

Andrea, assieme ad Angela, una donna che ha partecipato attivamente alla lotta fin dall’inizio, racconta però che la cosa più bella di tutta questa storia sono state le persone, il valore dello stare insieme e del lottare per un obiettivo comune, ricordando che quel che conta non è l’obiettivo, ma il percorso. E un percorso lungo trent’anni unisce e lo si legge negli sguardi complici, nella gioia di raccontare un così bel risultato e nei sorrisi di chi vi partecipa.

E allora via alle danze e che la festa abbia inizio. Le famiglie di tutte le età arrivano numerose portando anche i bambini a vedere le mucche nelle stalle o a giocare nei laboratori organizzati e gratuiti negli spazi della cascina. Si incrociano persone della zona che appena arrivano nell’aia della cascina addobbata a festa si guardano attorno estasiate esclamando: “wow, che bello” e altre arrivate da ogni parte di Milano perché “in questa cascina organizzano molte attività belle e interessanti”: dopo il ballo della quadriglia, su richiesta replicato ben quattro volte, li troviamo in fila per gustare cioccolate calde, vin brûlé e castagne, come anche ad applaudire chi ancora non stanco continua a suonare e ballare, o a formare gruppetti per salutarsi e raccontarsi.  

Insomma, a guardare questa convivialità a pochi metri da un contesto urbano umanamente più freddo, sembra proprio che questa lotta durata 30 anni sia valsa la pena non solo per chi l’ha fatta, ma anche per chi può godere di questi momenti ancora oggi e usufruire liberamente di un bellissimo e singolare parco agricolo che si estende dai bordi della città verso la periferia, entro l’enclave del Parco Sud.

Per ulteriori informazioni: sito  Associazione del Comitato per il Parco del Ticinello,
FB 
ParcoAgricoloTicinello

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