La nostra “vita liquida”, il saggio di Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo

Oggi il cittadino è tale solo se consuma: chi non può, è spinto ai margini. Si vive in un perenne nuovo inizio di lavoro e di relazione, che genera ansia, insicurezza, precarietà. Il mercato globale ha

, La nostra “vita liquida”, il saggio di Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo

Oggi il cittadino è tale solo se consuma: chi non può, è spinto ai margini. Si vive in un perenne nuovo inizio di lavoro e di relazione, che genera ansia, insicurezza, precarietà.
Il mercato globale ha creato enormi ricchezze, concentrandole però sempre in meno mani

Nel dicembre scorso il Censis fece sapere agli italiani che erano diventati “incattiviti e rancorosi”. A questa notizia, che confermava quello che un po’ tutti riscontriamo quotidianamente, seguirono giorni di dibattiti. Colpevoli della metamorfosi degli italiani furono indicati, in ordine diverso in base agli orientamenti degli opinionisti interpellati, la crisi, i social, i migranti, le élite.
Leggere “Vita Liquida” di Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo polacco scomparso un paio di anni fa, può aiutare a orientarsi in questo dibattito, evitando prospettive troppo anguste, che rischiano di scambiare le cause con gli effetti, le vittime per i responsabili.
Formatosi sui testi della Scuola di Francoforte, della Sociologia e Filosofia francese e tedesca, Bauman ha prodotto un sistema di interpretazione della società contemporanea di grande efficacia, che spazia in molti campi del sapere, senza essere mai superficiale o pedante.
Forte di questo ricco armamentario teorico, in cui hanno un ruolo centrale le teorie dell’alienazione e della concentrazione del capitale di Marx, eredità di una vita vissuta in barricata contro ogni forma di totalitarismo, Bauman elabora una serrata critica alla modernità, che accusa di aver perso la vocazione emancipatrice, per essere ridotta a uno strumento di dominio totalizzante e a-umanistico.

La modernità mobile
La metafora – di grande successo – usata da Bauman per rappresentare plasticamente la tendenza della società moderna, è quella della “Liquidità”. Nella modernità tutto progressivamente si fa liquido, mobile, intrattenibile, sfumato. L’accelerazione delle dinamiche sociali ed economiche sta spazzando via ogni residuo di passato in tutti i contesti. Le strutture sociali si frantumano, quelle economiche interagiscono a livello planetario, secondo logiche proprie e, talvolta, imperscrutabili. La massa di persone sempre più numerosa che agisce in questo contesto, si muove senza punti di riferimento, in un perenne nuovo inizio di lavoro e di relazione, che genera precarietà e, quindi, ansia. Per loro niente si consolida in esperienza o in beni durevoli, solidi. In un attimo la capacità si traduce in incapacità, il bene in inutilità, la ricchezza in povertà.
Allo stesso tempo, però, in una sorta di inganno sociale, tutto appare possibile. Mai come nella società moderna liquida una vita può essere densissima di eventi, sensazioni, beni. Ma, nella migliore delle ipotesi, tutto sembra fermarsi nella dimensione di un presente dilatato. Niente di fatto realizzabile, perché, anche se raggiunto, si sposta perennemente in un nuovo presente, spinto da una dinamica consumistica famelica.

La società di consumatori e l’individualismo
Motore, oggetto e agenti inconsapevoli di questo meccanismo sono i cittadini consumatori. Nella società liquida un cittadino è tale solo se consuma. Chi non è in grado viene spinto ai margini. Tutto è mosso da uno sfrenato consumismo, che genera soddisfazioni effimere. Ciò che si ottiene è subito vecchio, deludente, pronto per diventare rifiuto. Gli avvicendamenti sono veloci, il più veloci possibile, perché quello che conta non è mai la durata della relazione con l’oggetto, ma solo un presente di consumo.
Ma nella società liquida il consumatore è anche e, sempre più, oggetto di consumo. Le relazioni sono tali che ognuno di noi è sempre entrambe le cose. Anzi, più diminuisce la capacità di adeguarsi all’accelerazione costante delle dinamiche sociali, più aumenta il rischio di essere solo oggetto di consumo, in un processo che non lascia scampo.
Secondo Bauman leva principale di questo processo è stata l’ideologia neoliberale che, spingendo verso una deregolamentazione dell’economia di mercato e assecondando un individualismo astratto, ha fatto macerie delle sovrastrutture sociali, fondate sull’idea di comunità. “Essere liberi di scegliere”: il mantra del neoliberismo è, nella stragrande maggioranza dei casi, semplicemente una spinta all’acquisto, che ha portato alla precarizzazione, mancanza di legami e moltiplicazione delle paure. Il risultato è un tourbillon in cui il Sé è annichilito ma tutti comprano o anelano a farlo – ma è questa la libertà di scelta? -, si chiede ironicamente Bauman.

Enormi ricchezze, grandi diseguaglianze
La crescita esponenziale della produzione, la sua dimensione sovranazionale, il mercato globale hanno creato enormi ricchezze, concentrandole però sempre in meno mani. La profezia marxista dell’accentramento del capitale a livello mondiale, di un’economia e una finanza che governano il mondo si è in gran parte avverata. Nonostante l’incredibile progresso tecnologico, masse sempre più numerose di persone, per necessità o perché travolte dalla vita liquida, si muovono verso le città, alla ricerca di opportunità che queste non possono dare a tutti. E questo non accade solo dai paesi poveri verso quelli ricchi, ma anche all’interno degli stessi territori. Un movimento che crea individui consumatori, frustrati perché senza fonti di reddito, alienati perché senza più identità.

Paura e insicurezza
La mancanza di punti di riferimento, di ogni conforto esistenziale dalle attività e dalle relazioni sociali vissute, fa emergere negli abitanti della società liquida una costante esigenza di sicurezza. Il futuro e il progresso che fino a poche decenni fa erano guardati con fiducia ora sono attesi con ansia. Il nuovo è temuto, il diverso osteggiato, colui che può minacciare il nostro status combattuto, perché è sufficiente un attimo per scivolare in basso nella scala sociale. In queste condizioni l’industria del binomio paura-sicurezza prolifera, in ogni campo, autoalimentandosi con una propria inerzia, a scapito del binomio diritti-libertà. Si moltiplicano i sistemi di videosorveglianza, recinzioni e muri, armi da fuoco, forze di polizia di stato e private. Tutte strategie di marketing, praticamente per ogni prodotto, promettono sicurezza e tranquillità. L’offerta politica si adegua: “Legge e ordine” sono, insieme al miraggio di una tranquillità economica fatta di possibilità di acquisto, i principali attrattori di consenso. Ma per tutte queste merci – e anche la proposta politica ormai lo è -, la conquista non è mai definitiva: nella modernità liquida quello che si può ottenere è solo il simulacro di ciò che si cerca.

Educazione permanente, coraggio e relazioni
Cosa fare dunque per fermare questa tendenza che pare inarrestabile? Bauman non lo dice mai in modo esplicito. Lui – afferma – si limita a descrivere quello che accade. Ma da Vita Liquida e da diversi sue interviste e interventi si capisce che dà grande importanza alle istituzioni culturali e alle scuole soprattutto. È da qui, attraverso insegnanti e intellettuali coraggiosi, che deve crescere una capacità critica, in grado di osservare la modernità liquida da un punto di vista eccentrico. Un movimento culturale che deve riuscire a spostare il livello di intervento da un piano locale, dove è rimasta imprigionata la politica, a uno globale, dove operano economia e finanza. Allo stesso tempo ognuno deve porsi in una prospettiva di formazione permanente, per lavorare alla costruzione di un nuovo modello di società e non essere schiacciati ai margini dalla vita liquida.
Com’è possibile fare tutto questo? Per Bauman ci vuole coraggio, il coraggio di opporsi a tutti i livelli, di mettersi di traverso, di denunciare anche a rischio di perdere ciò che si ha caro. Come fa papa Francesco. Come ha fatto Vaclav Havel, drammaturgo e poeta Ceco, che riuscì a opporsi da solo al regime comunista cecoslovacco, avendo solo tre armi: il coraggio, appunto, la speranza e la tenacia.

Stefano Ferri
(Marzo 2019)

 

VitaLiquidaCopertinaVita Liquida
Editori Laterza
Pagg. 189
13 euro

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO