La popolazione “bestiale” è in continua crescita

Non saranno loro a pagare le pensioni dei giovani di oggi, che sono sempre meno e che fanno meno figli. Ma una popolazione in netta crescita a Milano (e in tutto il Paese) esiste e

, La popolazione “bestiale”  è in continua crescita

area caniNon saranno loro a pagare le pensioni dei giovani di oggi, che sono sempre meno e che fanno meno figli. Ma una popolazione in netta crescita a Milano (e in tutto il Paese) esiste e non pare destinata a fermarsi: quella degli animali domestici. L’ultimo rapporto di ANVI (Associazione Nazionale Veterinari Italiani) stima in oltre 60 milioni gli animali domestici presenti nelle nostre case, la metà dei quali sono pesci (30 mil.) e circa un quarto uccelli (14 mil.). Ben 7 milioni sono i cani e 7,5 milioni i gatti, a cui si aggiungono roditori e rettili (circa 1 mil. ciascuno). Insomma, è la foto di un popolo “bestiale”, nel senso vero del termine. La statistica è confermata anche per l’estero: inglesi, francesi e tedeschi sono popoli altrettanto “bestiali”. In Inghilterra, ad esempio, ci sono 8,5 milioni di cani e in Francia 12,6 milioni di gatti. Ai tedeschi piacciono molto i roditori, ne posseggono oltre 6 milioni. Con una legge europea del 1987 (recepita nell’ordinamento italiano solo nel 2010), gli animali domestici sono riconosciuti “esseri senzienti”, e il loro maltrattamento è sanzionato penalmente (art. 544 c.p.).

E a Milano? I dati ufficiali stimano la presenza canina fra 90 e 120mila unità, mentre in tutta la Regione si arriva a 900mila. Solo metà degli esemplari è iscritto all’anagrafe canina, che la legge regionale ha reso obbligatoria dal 2009. Purtroppo il fenomeno dell’abbandono è ancora molto rilevante: i dati “ASL-Servizio Veterinario-Regionale” segnalano in città 11mila casi di abbandono all’anno, ossia una media di 30 al giorno. Il Canile milanese (via Aquila, 81) è gestito da ATS e ospita gli animali catturati, quelli rinvenuti o in osservazione e quelli affidati alla autorità di P.S. (i cui padroni sono invece “ospiti” del carcere di San Vittore, di Bollate…). Un luogo-simbolo per i possessori di cani sono le aree urbane ad essi dedicate. Anche da questo punto di vista, la nostra città è all’avanguardia. A Milano ne esistono 352 per un totale di 575mila metri quadrati (dato 2016 / Comune di Milano-Settore Verde e Agricoltura). Per esempio: in Zona 5 ve ne sono 42, mentre se ne trovano 51 in Zona 6 e 40 in Zona 4.  Si tratta di superfici ricavate all’interno di parchi o giardini pubblici. Le aree sono presidiate dalla Guardia Ecologica Cittadina e dispongono della necessaria attrezzatura per gli ospiti a quattro zampe (cestini, dispenser di sacchetti igienici, eccetera). Per la realizzazione occorre una semplice petizione al Consiglio di Zona, che ne valuta la fattibilità.

Nonostante qualche episodio negativo (dovuto più ai padroni che agli animali) questi luoghi rappresentano un’efficace risposta alla crescente popolazione canina e a una corretta ed educata gestione dei suoi bisogni. Sono autentici centri multi-razziali, considerata la varietà di tipologie, di taglie, di età dei loro frequentatori. Ci si trova il lupo cecoslovacco (proprio un discendente del lupo della favola di Cappuccetto Rosso), al quale il padrone ha affibbiato l’improbabile nome di “Ollio”, come il compagno di Stanlio; oppure un remissivo meticcio di mezza taglia chiamato “Furia”. A proposito di nomi, un’indagine condotta da una blogger nel gennaio 2018 ha indicato fra i più diffusi “Maya” e “Rocky”. Quasi tutti i jack-russel si chiamano “Jack” (quando si dice la fantasia…), mentre resistono ai primi posti i richiami letterari come “Argo” (Odissea) o Buck (Jack London). Continuano a piacere i riferimenti all’astrologia, con “Luna” e “Stella” su tutte. La blogger ha anche scovato un esemplare che il padrone, forse in un eccesso di auto-stima, ha chiamato “Applausi-per-Piera”. Queste aree rappresentano dei luoghi di socializzazione anche per i padroni, che facilmente si scambiano esperienze, confidenze e opinioni. Vi circolano voci (ovviamente incontrollate) sulla bravura di un certo veterinario o sulla bontà di un certo prodotto alimentare o di pulizia. Un’indagine condotta dall’Anagrafe Canina ha quantificato in 300 milioni di euro annui le spese per cibo animale e altrettanti per le cure veterinarie. Così, non stupisce che i suggerimenti riscuotano molto interesse. E magari, fra un consiglio e l’altro, all’insaputa dei cani c’è una storia a lieto fine per i loro padroni, come nel film “La carica dei 101”. Perché, parafrasando una vecchia canzone di Memo Remigi, “sapessi com’è strano / innamorarsi in area cani / A Milano”.

Mubo
(Aprile 2018)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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