La povertà aumenta, sabato scorso lunghe file alla distribuzione di pacchi alimentari dell’associazione Volontariamente

La povertà in città aumenta. Questo secondo lockdown, per quanto meno rigido del primo, colpisce un tessuto economico cittadino già fortemente provato. Secondo i dati della Caritas, che dalla metà di ottobre a oggi ha

La povertà in città aumenta. Questo secondo lockdown, per quanto meno rigido del primo, colpisce un tessuto economico cittadino già fortemente provato. Secondo i dati della Caritas, che dalla metà di ottobre a oggi ha contato nelle proprie botteghe solidali ed empori 672 nuove famiglie a far la spesa, le persone in difficoltà rispetto a marzo-aprile sono aumentate in modo significativo. La previsione è che questa crescita sia destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi mesi. Una crescita della povertà che anche altre istituzioni e soggetti del sud Milano hanno riscontrato. Come è successo a Volontariamente, l’associazione che dal 2011 distribuisce pacchi alimentari a chi è in difficoltà, e che sabato 14 novembre, durante l’abituale consegna mensile, si è trovata alla sede di via Medeghino, presso l’Immobiliare Marnini, un afflusso ben superiore al solito.

Carlo Marnini, cosa è successo durante la distribuzione di sabato scorso?

«È successo che noi di solito apriamo alle ore 10 per la distribuzione dei pacchi alle persone registrate alla nostra associazione. Sabato scorso già dalle 8 c’erano delle persone in fila. Al punto che sono uscito per mantenere il distanziamento tra le persone. La distribuzione l’abbiamo anticipata alle 9,30 e siamo andati avanti fino alle 13».

Quante persone sono arrivate?

«Un centinaio. La cosa che ci ha colpito è che sono venute tutte le persone che assistiamo. Di solito diversi di loro arrivavano qualche giorno dopo o addirittura non venivano, perché avevano superato, almeno momentaneamente, le difficoltà. A queste persone, che conosciamo, si sono aggiunte altre che non avevamo mai visto, che hanno saputo della distribuzione dal passaparola e avendo bisogno si sono presentate. Avevamo i pacchi in più e glieli abbiamo dati, anche se non registrati: è difficile dire di no a persone che ti chiedono del cibo».

Chi sono le persone che vengono da voi per un aiuto?

«Si tratta di un’umanità composita: pensionati, stranieri, persone sole. C’erano persone in cassa integrazione che arriva, purtroppo, con il contagocce, precari, persone che sopravvivevano con lavoretti, piccole partite Iva e artigiani. Gente che da 7-8 mesi lavora pochissimo o addirittura non lavora e ha finito i soldi. Persone che questo secondo lockdown, sono loro stesse a dircelo, ha trascinato nell’indigenza, perché si è sommato alle difficoltà create dal primo».

Come recuperate i pacchi alimentari?

Oltre ciò che ci dà il banco alimentare, che fa la parte del leone, abbiamo avuto delle donazioni, dai nostri punto di raccolta, che sono la tintoria e il parrucchiere di via Medeghino 15, e soprattutto il Conad di piazzale Bologna che ci manda un furgoncino di alimenti ogni mese. Il direttore, che ancora ringrazio, è una persona veramente di cuore. Con queste risorse e con le nostre riusciamo ad alleggerire la quota del banco alimentare, che così può fornire altri centri, e noi soddisfare i nuovi arrivati, che non sono registrati».

Quando sarà la prossima distribuzione?

«A dicembre. Speriamo che la solidarietà delle persone che ci aiutano in questa impresa, ora che ci avviciniamo a un Natale che per molti sarà ancora più difficile, sia grande, almeno quanto lo è stata finora».

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