La social street Gottardo Meda festeggia il primo anniversario

“A tutti i membri del gruppo, volevo dire che questa cosa è proprio bella! Esistiamo non solo virtualmente, siamo una realtà! Questa è la Milano che ancora esiste e ha una propria identità!”. È il

social_tour“A tutti i membri del gruppo, volevo dire che questa cosa è proprio bella! Esistiamo non solo virtualmente, siamo una realtà! Questa è la Milano che ancora esiste e ha una propria identità!”. È il commento lasciato da Silvia sulla pagina Facebook della social street “Residenti in corso San Gottardo, via Meda, via Montegani e dintorni”. Già, perché una social street si può definire “di successo” se produce risvolti nel mondo reale ed è proprio ciò che accade a questo consistente gruppo di cittadini, riuniti virtualmente su un social network.

Qualche domenica fa, precisamente il 18 ottobre scorso, la comitiva ha festeggiato il primo anniversario. L’intera giornata di #SocializzaMi – questo il nome dell’evento, la prima festa era stata l’inaugurazione nell’autunno 2014, Benvenuta Social Street #GottardoMeda, al Parco Chiesa Rossa – si è svolta in un’atmosfera adrenalinica, i partecipanti si sono mostrati entusiasti, gli organizzatori soddisfatti. L’evento ha preso il via nella mattinata con un appuntamento fissato alle 10.30 in piazza XXIV Maggio. Da qui sono partiti un social tour – gruppo numeroso – e una social running – gruppo un po’ meno numeroso, visto lo sforzo fisico richiesto – finalizzati alla scoperta e riscoperta del quartiere; ultima tappa di entrambi i percorsi l’ex Fornace, dove ci si è riuniti per il pranzo collettivo per il quale ognuno ha contribuito portando qualcosa. Poi la festa è continuata con momenti dedicati alla musica, alla danza, all’arte. Alcuni cittadini hanno raccontato storie sulla zona e i suoi luoghi, i pittori hanno dipinto dal vivo, c’erano il mercatino dei libri, le video proiezioni ed è stata allestita una mostra fotografica. Di particolare successo lo spazio dedicato ai bambini, che hanno improvvisato una mini-rappresentazione teatrale e costruito un plastico del quartiere con carta e materiali da riciclo: case, alberi, il Naviglio, la Darsena e tanti omini che popolano le strade e i parchi. Il plastico ha poi trovato allocazione alla biblioteca Tibaldi.

social_plastico2

“Residenti in corso San Gottardo, via Meda, via Montegani e dintorni” prende vita ufficialmente nel 2014 ispirandosi alla prima esperienza di via Fondazza a Bologna, un’idea di Federico Bastiani. Fabio Calarco e Ivan Prestifino aprono il gruppo di corso San Gottardo, parallelamente Zeno Tomiolo e Luigi Labriola il gruppo di via Meda e via Montegani. Si sono conosciuti virtualmente e hanno quindi pensato alla direttrice del tram 3 come linea portante per un unico gruppo, più ampio e più eterogeneo. Si sono poi uniti con un obiettivo comune: connettere diversi quartieri di una zona che si estende lungo un asse che nasce in centro ma termina in periferia. Lo spirito che guida questa social street, dunque, è la concretizzazione di legami sociali basati sulla diversità e sul confronto, valori che in un gruppo producono ricchezza. Così, in meno di un anno la Gottardo-Meda si è guadagnata il titolo di social street numericamente più estesa d’Europa.

«Milano non è grigia, anzi, da uomo del Sud, dico che è la città più sociale d’Italia – ha affermato Fabio, uno dei fondatori, e ha continuato – Ogni social street ha la propria personale identità, poiché legata indissolubilmente al territorio, ma l’intento è sempre lo stesso: in primo luogo la condivisione di informazioni e poi anche l’aiutarsi concretamente».

Infatti sulla pagina Facebook si leggono le richieste più disparate, tipiche conversazioni tra vicini di casa. C’è chi si informa sulla scuola migliore da far frequentare al proprio bimbo, chi chiede di un buon elettricista, ferramenta o idraulico. C’è addirittura chi per pura solidarietà ha prestato la propria auto a chi ne ha avuto bisogno. Prestereste mai un oggetto di tale valore a una persona incrociata per la via due o tre volte al massimo?

Il gruppo Facebook è diventato il pretesto e il canale più comodo sia per scambiare opinioni sia per organizzare eventi, per socializzare e agire nell’ottica di migliorare la vivibilità dei diversi quartieri (come testimonia l’intervista qui a destra). Ci sono state giornate dedicate alla pulizia dei luoghi pubblici, prima al Parco Baravalle, poi in piazza Tito Lucrezio. E l’aperitivo organizzato grazie a chi ha messo a disposizione un terrazzo privato, per il puro piacere di condividere e confrontarsi con chi vive quotidianamente gli stessi spazi della città.

«L’organizzazione degli eventi non è superficiale, ma avviene con senso critico. Pensiamo molto a come poter utilizzare al meglio gli spazi pubblici che ci offrono le nostre strade, le nostre strutture – ha continuato Fabio – Credo che la social street sia stata capace di rianimare il senso di partecipazione dei cittadini, che negli ultimi anni vivevano una certa disaffezione dalla politica e dalla vita pubblica in generale. Inoltre, vivere il territorio ha portato a nuove amicizie e anche a gruppi di lavoro e collaborazioni».

Ancora una volta le parole chiave sono condivisione e partecipazione, quei valori che negli ultimi anni hanno positivamente cambiato la cultura della nostra Milano.

Federica De Melis

 

Intervista a una “social girl”: «Con la rete la zona è a misura d’uomo»

anna_social_streetAnna, come nasce la tua esperienza nella social street di via San Gottardo?

«Nasce con Facebook. Circa un anno fa. Quello è stato il canale con cui ho potuto conoscere e unirmi a questa iniziativa del mio quartiere. Successivamente ho avuto modo di incontrare persone che ne facevano parte anche nella vita di tutti i giorni. Vivendo il mio quartiere, andando per negozi o partecipando alle iniziative organizzate dalla Social. Facebook rimane però il canale preferenziale con cui resto in contatto con le attività del gruppo».

Molte delle attività della social street nascono da Facebook. Questo non circoscrive a un target giovanile i membri del gruppo?

«Il social network caratterizza la social street perché è un mezzo diretto e accessibile per scambiarsi informazioni e organizzare le attività, in questo senso direi che non si può fare a meno di questo modo di comunicare. E assolutamente non limita la partecipazione di persone di tutte le età. Sulla pagina online puoi chiedere e parlare non solo con gli organizzatori, ma con mamme, lavoratori, commercianti in maniera direi eterogenea. Non c’è nessun limite alla partecipazione, anzi».

La zona di San Gottardo e delle vie limitrofe ha sempre avuto una forte identità culturale: che cosa ha cambiato la social street in questo senso?

«È vero, il quartiere è sempre stato un pezzo di storia della città, che negli ultimi anni aveva forse perso parte della sua caratterizzazione. La social street ha contribuito a restaurare un’atmosfera di quartiere, di vicinanza tra chi abita nella stessa via, ha restituito quel senso di comunità che certo gli apparteneva».

Come vivi questa opportunità di collegamento e rete con i tuoi vicini e col tuo quartiere? Ha cambiato il modo di vivere la tua zona?

«Ha decisamente contribuito a rendere il luogo in cui vivo più a misura d’uomo. Per me l’utilità di questa iniziativa sta nello scambio di informazioni che è possibile avere tramite il gruppo. Chiedo spesso informazioni sulla pagina della social, e spesso mi è capitato di poter vendere o regalare qualcosa di cui non avevo più necessità. O di chiedere indicazioni e consigli se avevo bisogno. Poi esistono le attività, a cui non sempre partecipo, ma che spesso rappresentano un’opportunità per molti. Penso alle mamme con bambini, agli anziani o a chi ha solo voglia di non buttare una domenica. Io sono una molto sportiva e la social run o anche solo la possibilità di parlare con i negozi della zona mi ha spesso aiutato nel coltivare questa passione».

Ritieni che fare parte di una social street possa migliorare la vita della città?

«Decisamente, ho 24 anni e si pensa che noi giovani abbiamo bisogno solo di dimensioni internazionali o realtà multiculturali. Ma non è così, abbiamo voglia anche di appartenere al posto in cui viviamo. Almeno io. Questo è un modo giovane e moderno di farlo proprio perché avviene tramite la rete, ma non si limita a quella, di creare appartenenza e di non restare confinati nelle quattro mura del proprio appartamento. In definitiva è un’esperienza che consiglio».

Andrea Borsotti

(Novembre 2015)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO