La storia dell’Argentina alla Biblioteca Chiesa Rossa: dopo l’incontro sul golpe del 1976, prossimo appuntamento il 31 marzo, con un documentario su Vera Vigevani Jarach

Doppio appuntamento in biblioteca Chiesa Rossa sulla storia recente dell’Argentina, paese lontano geograficamente ma molto vicino al nostro per tradizioni, spirito e per il grande numero di persone di origine italiana tra la popolazione. “Memoria,

Doppio appuntamento in biblioteca Chiesa Rossa sulla storia recente dell’Argentina, paese lontano geograficamente ma molto vicino al nostro per tradizioni, spirito e per il grande numero di persone di origine italiana tra la popolazione. “Memoria, racconto e identità nella cultura argentina della post dittatura” è il nome dell’iniziativa culturale, organizzata dalla Biblioteca Chiesa Rossa, dall’Onlus 24 marzo, dall’Associazione Proficua e dall’Anpi Stadera Gratosoglio.

Dopo l’incontro del 24 marzo, sul golpe militare del 1976, che portò al potere il generale Videla e costò al Paese sudamericano sette anni di dittatura, a cui hanno partecipato come relatori il console di Argentina Luis Niscovolos (nella foto in alto insieme a Margarita Clemènt), la professoressa Margarita Clemènt, il professore Raul Crisafio, Marco Sannella, Bruno Contardi, il 31 marzo, sempre alle 20,45 e in Biblioteca Chiesa Rossa, ci sarà la presentazione del film documentario del 2019 di Manuela Irianni “Vera, nunca mas el silencio”.

La pellicola racconta la storia di Vera Vigevani Jarach, ebrea italiana (suo nonno, fu assassinato ad Auschwitz nel 1943), una delle madri di Plaza de Mayo, che lottò contro la dittatura per chiedere di riavere i propri figli – i desaparecidos – imprigionati e uccisi dall’allora governo argentino. La figlia di Vera, Franca Jarach, diciottenne, poche settimane dopo l’arresto fu uccisa con in un “volo della morte”, i viaggi in cui gli oppositori del regime venivano drogati e poi gettati nell’oceano da areoplani o elicotteri.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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