La testimonianza della dottoressa Gallo della Rsa “Anni Azzurri Sant’Ambrogio”: «Siamo pronti a riaprire in sicurezza»

Le Rsa riaprono. Finalmente. Dopo il disastro della prima fase della pandemia, le diverse ondate susseguitisi nei mesi seguenti, oggi la campagna anti Covid ha consentito di vaccinare tutti gli ospiti e il personale delle

Le Rsa riaprono. Finalmente. Dopo il disastro della prima fase della pandemia, le diverse ondate susseguitisi nei mesi seguenti, oggi la campagna anti Covid ha consentito di vaccinare tutti gli ospiti e il personale delle Rsa lombarde. Non a caso da due settimane strutture di Milano non hanno decessi causati dal Covid. Il provvedimento del ministro Speranza era quindi atteso. Per conoscere come si stanno organizzando le Rsa, abbiamo incontrato la direttrice dottoressa Paola Gallo, della “Anni Azzurri Sant’Ambrogio” di via Lope De Vega 2, in Barona.

Come avete accolto il provvedimento di riapertura del Ministro Speranza?

«Bene l’ordinanza del ministro Speranza, ci voleva. Ora le Direzione sanitaria organizzerà l’accesso di familiari e visitatori secondo le indicazioni previste. Non ci coglie comunque alla sprovvista. Nella nostra struttura c’eravamo già organizzati con una stanza che si affaccia sul giardino, dove abbiamo postazioni e gazebo attrezzati con plexiglass, anche con fori per le mani adatte all’abbraccio tanto atteso. Quindi possiamo far incontrare ospiti sia autosufficienti che in carrozzina. Per chi è allettato sono sempre possibili videochiamate e visite dietro vetri o protezioni. All’ingresso i familiari e visitatori dovranno esibire la Certificazione Verde Covid – 19 e seguire le procedure di accesso previste dal protocollo di sorveglianza. Come tutti i gestori dobbiamo cioè adottare modalità organizzative sulla base delle indicazioni del Ministero e trasmetterle alle strutture sanitarie regionali».

Direttrice, dopo le grandi difficoltà di questo ultimo anno, com’è ora la situazione?


«A novembre abbiamo avuto un focolaio ma ora è tutto sotto controllo, anche se le varianti del virus non danno certezze. Al nostro personale facciamo un tampone ogni 7 giorni e agli ospiti ogni 15. Fino al provvedimento ministeriale dell’8 maggio non erano possibili avvicinamenti ai parenti, salvo per i fine vita. Erano possibili solo videochiamate e visite dietro i vetri o con protezioni in plexiglass».

Quanti ospiti avete?

«Nel 2019 avevamo 150 posti letto occupati, nel 2020 siamo scesi a 120 e ora ancora meno, 92; i decessi certo non sono tutti dovuti al Covid 19. C’è da dire che alcune persone sono rientrate a casa o hanno cambiato residenza lasciando Milano, o sono andate in strutture di altre città e paesi, anche di altre regioni».

L’epidemia ha anche avuto ripercussioni economiche sulle Rsa?

«Certo abbiamo avuto minori entrate di anziani perché sono rimasti nella propria abitazione, pur in presenza di gravi difficoltà dei parenti e molti purtroppo sono deceduti in casa. Ora cerchiamo di riagganciare i rapporti col territorio e ci stiamo organizzando per servizi a domicilio, alternativi al ricovero. Anche perché i familiari, con la crisi economica dovuta al Covid, hanno difficoltà a pagare le rette e i rimborsi della Regione sono bassi: coprono solo il 58% delle spese. Come residenza facciamo questo lavoro con passione e umanità, integrando l’assistenza pubblica».

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO