La testimonianza di Delia, “un’ibrida” della Cultura: «Per il 2021 creiamo un’economia originale e virtuosa, in equilibrio tra materiale e immateriale»

Un essere “ibrido” in natura è un individuo generato dall’incrocio di due organismi di specie diverse che differiscono per più caratteri. Nell’ambito delle scienze biologiche ha diversi significati ma, volendo usare il termine in ambito antropologico,

Un essere “ibrido” in natura è un individuo generato dall’incrocio di due organismi di specie diverse che differiscono per più caratteri. Nell’ambito delle scienze biologiche ha diversi significati ma, volendo usare il termine in ambito antropologico, possiamo dire che, spesso, la nostra Storia l’hanno segnata dei casi “ibridi”, cioè quelli che sono usciti dagli “schemi” e hanno creato qualcosa di nuovo, anche non riconosciuti dal sistema.

Ed ecco che la mia attività di noleggio costumi in un negozio con vetrine su strada lì da 20 anni, è un caso “ibrido” nel suo settore e, come altri nel mondo dello spettacolo e degli eventi, ne subisce spesso le conseguenze, sia nel bene che nel male, come l’essere stati esclusi da tutti i decreti Ristori “partoriti” da ottobre ad oggi a sostegno di imprenditori, commercianti e partite Iva.

La società che sfugge ai codici Ateco

Questo perché, come negozio con vetrina, ha dovuto chiudere al pubblico ma, non essendo commercio al dettaglio, non ha avuto accesso ai ristori. Sì certo, il fatto è dovuto anche a un codice Ateco di forse 50 anni fa, obsoleto e troppo generico riferito al “noleggio di biancheria da tavola, tende e vestiario”. Di casi simili in questo periodo ce ne saranno stati a centinaia, forse perché non analizzati nello specifico della loro vera identità o perché non c’è stato il tempo, il metodo o l’interesse di farlo.

Eppure, chissà perché, la maggior parte dei dimenticati, o comunque poco sostenuti, sono sempre stati fin dall’inizio di questa pandemia i settori ritenuti “meno utili”, “meno necessari”, come quelli della cultura, dello spettacolo, dell’intrattenimento e dello sport. Ma siamo davvero sicuri che il benessere di un paese si ottenga sostenendo soprattutto la produzione di “beni materiali” di consumo “usa e getta”? Pensando e calcolando che il Dio Mercato possa ripartire solo riempiendoci le case di altri oggetti che abbiamo già e che non sappiamo più dove mettere e poi buttiamo via perché non abbiamo trovato il tempo di utilizzare?

La poeticità che ci manca

Certo, sembra quasi ovvio che, in uno stato di emergenza come dopo una catastrofe naturale, l’essere umano cerchi prima di tutto di nutrirsi, curarsi, vestirsi e scaldarsi. Ma poi? Senza tornare troppo alla preistoria domandiamoci: cosa davvero sentiamo di necessario, di fondamentale che manca nelle nostre vite in questo periodo? Non sembra di sentirci mutilati, senza una gamba, un braccio; quelle cose che si dicono quando finisce una storia d’amore ad esempio? Ebbene sì, ci manca la poesia, o meglio, la poeticità! Ci manca sentirci protagonisti di un nostro film personale, dove ogni giorno accadono incontri che fanno succedere cose speciali, anche semplici e divertenti, dove riusciamo a ridere con gli altri e anche di noi stessi e delle nostre sventure!

Ci mancano il divertimento, la musica, la contemplazione di un’opera d’arte vissuti come performance dal vivo e non audiovisive e, se proprio dobbiamo parlare di mercato, potremmo chiamarlo il “consumo” dell’arte come esperienza! E’ questa l’altra cosa su cui un paese deve puntare per rinascere: non è un bene secondario, né una categoria di serie B. E’ l’altro lato della medaglia del nostro benessere psicofisico, senza il quale il nostro corpo non può andare avanti per molto, perché si ammalerà di nuovo ricadendo su se stesso, vittima di un autosoffocamento da accumulo compulsivo di cose materiali e del pensiero di come gestirle che ci fa sentire lenti e incapaci di muoverci. È come essere in coma vegetativo: sopravviviamo attaccati a delle macchine ma il nostro cervello non ragiona, non crea e non inventa più nulla di nuovo; “reimpasta” solo materia già vista e rivista.

Ripensiamo il domani

Siamo già nel Matrix? Non ancora per fortuna anche se, con questo 2020, abbiamo superato davvero ogni fantasia drammaturgica e cinematografica di tutta la storia dell’umanità. E allora cosa ci può salvare ancora per continuare ad essere coscienti e consapevoli di ciò che ci sta accadendo, prima che diventi “storia” e venga poi raccontata come “memoria?

L’arte e la poesia appunto, o meglio, tutte le 9 arti ovvero la trasposizione moderna del mito delle Nove Muse, figlie di Zeus e Mnemosine dea della Memoria: Architettura, Musica, Pittura, Scultura, Poesia (Scrittura), Danza, Teatro, e poi (aggiunte nell’ultimo secolo) Cinema e Fotografia/Fumetto. Sembra banale ma molti giovani non le conoscono raccontate così: non sanno che è grazie a queste “competenze” che grandi personaggi storici hanno fatto arrivare sui loro banchi di scuola le materie che studiano.

Per questo occorre mantenerle in vita, ora più che mai! L’impoverimento culturale e la scarsità di linguaggio nel parlare sempre delle stesse cose con gli stessi sostantivi e verbi ripetuti ogni giorno con le stesse persone, segna l’inizio del “sonno della ragione che genera mostri”. E’ la fine dell’evoluzione umana, che nasce invece dall’ibrido, dalla mescolanza, dalla “promiscuità” oseremmo dire. Per questo, un Paese forte di un patrimonio storico culturale su cui creare progetti di innovazione, anche tecnologica, di rilancio produttivo e industriale, ha già una ricchezza su cui può gettare le fondamenta per una ripartenza!

Produttori di beni di consumo immateriali

Non è detto che dobbiamo per forza, nella grande “famiglia europea”, affannarci a diventare produttori di beni di consumo materiali per essere al passo col futuro. In una comunità di lavoro più le competenze sono differenziate e complementari e più la squadra funziona! Per questo è importante ritrovare una propria identità forte e diventare, forzando un po’ il concetto, i migliori “produttori di beni di consumo immateriali”, di cultura, di formazione, di arte, e diventare i leader in quello che sappiamo fare meglio come accade già in molti settori. Spesso però non lo sappiamo valorizzare o comunicare al mondo e perdiamo i migliori cervelli altrove.

Tornando a noi, e a una città come Milano, che resiste e continua con pazienza la sua lotta contro questa tragedia, è davvero ora il tempo di ricreare un sostrato di “nuovi pensatori” che possano mantenere in vita alcune realtà peculiari della sua storia e inventarne di nuove creando degli “ibridi”.  Si salveranno così anche i più piccoli e non solo chi sopravviverà alla “selezione naturale” che sta falciando alle radici le centinaia di comunità culturali che non hanno ricevuto sostegno come invece le migliaia di esercizi della ristorazione, molti dei quali già aprono e chiudono ogni 3 anni anche non in tempi di crisi.

Non giocattoli e vestiti, ma luoghi di incontro per le nostre città

Delia Giubeli con amici e artisti, che indossano i costumi de La Lory.

Nella drammatica situazione in cui siamo è difficile fare delle scelte e, quando dovremo ripensare (e occorre farlo molto in fretta) alla città del futuro, non vorremo certo immaginarla con tante vetrine spente o oscurate, saracinesche abbassate, pochi cinema, musei e teatri e con centinaia di ristoranti tutti uguali dove si mangia lo stesso cibo dove più nessuno ci suoni e canti qualcosa dal vivo. Natale è il periodo più “tranquillo” dell’anno. E’ il periodo in cui, da piccoli, avevamo tanto tempo per pensare e sognare l’anno nuovo. Anche adesso, da adulti, magari con una letterina, non chiediamo a Babbo Natale giocattoli e vestiti, ma luoghi di incontro per le nostre città, che possano generare ricchezza non solo spirituale; un vero e proprio investimento professionale e imprenditoriale, verso un’economia originale e virtuosa in equilibrio tra il materiale e l’immateriale.

 

Delia Giubeli, classe ’79, Laurea in Dams Spettacolo a Bologna e Master in Performance dal vivo a Londra, ha da 25 anni fatto del teatro la sua passione di vita, in tutte le sue forme: dalla recitazione all’animazione, dall’organizzazione eventi alla scrittura creativa. Ha pubblicato saggi e articoli di critica teatrale in riviste universitarie e di settore. Da 7 anni è titolare di una attività di noleggio costumi  e abiti per ogni occasione, La Lory Costumi, con cui ha organizzato anche eventi e rievocazioni storiche per diverse ricorrenze a Milano e in Provincia. 

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