La verità (percepita) è sempre controrivoluzionaria

Come ci siamo abituati per le temperature, così nella politica c’è il “reale” e “il percepito”. Il reale è oggettivo, inoppugnabile: una tacca precisa sul termometro. Il percepito è per definizione soggettivo, aleatorio. In politica

Come ci siamo abituati per le temperature, così nella politica c’è il “reale” e “il percepito”. Il reale è oggettivo, inoppugnabile: una tacca precisa sul termometro. Il percepito è per definizione soggettivo, aleatorio. In politica la “percezione” è fondata più sull’ignoranza, che tende all’indeterminato, che sulla consapevolezza, di per sé analitica. Ognuno di noi è un po’ ignorante e un po’ consapevole, il problema riguarda tutti… chi più chi meno. E se lo consideriamo collettivamente, riguarda la società intera, sommatoria degli individui.

Il gap sociale tra reale e percepito si è fatto mostruoso. Un peso soffocante, un vero e proprio tallone di ferro, ingigantito dal fatto, come osservava Umberto Eco, che le castronerie da bar sport oggi escono dal bar e conquistano milioni di follower, diventano senso comune, finiscono direttamente nell’urna quando si vota. Così quaranta disperati dalla pelle nera in arrivo su una nave che li ha soccorsi in mare diventano, per un paese con sessanta milioni di abitanti, un problema più grande e insopportabile della perenne convivenza con mostruosità sociali come le mafie, la corruzione, la grande evasione fiscale, il dissesto della sanità pubblica (anche dove sarebbe “eccellente”), la disoccupazione e così via. La matematica aiuta a capire: è come se un milione e mezzo di persone si spaventassero o andassero su tutte le furie perché ne arriva una. Una sola.

Quasi tutti i reati sono in calo? Non importa, il Paese è sempre meno sicuro, meglio comprarsi una pistola. L’Europa ha garantito 75 anni di pace? Non importa, si sta meglio ognuno sovranista a casa sua. Dire una cosa sbagliata in parole povere paga mille volte di più, in termini di consenso, che dirne una corretta con un linguaggio inevitabilmente complesso. Un fenomeno che viene addirittura insegnato, per comunicare sui social network, ma che non è nato certo ai giorni nostri, anzi ha tragici precedenti storici. Oggi ha dalla sua anche l’algoritmo. Ma sono gli uomini che costruiscono gli algoritmi…

La verità è sempre rivoluzionaria, sosteneva Antonio Gramsci. Ovvero non c’è energia più potente della verità, nella spinta al progresso.  Ma se a una verità “vera”, reale, si sovrappone una verità “falsa”, deformata, perché “percepita” per mezzo di ignoranza, di notizie imprecise, insufficienti, addirittura inventate, o perché filtrata dal pregiudizio, dalla paura, da convinzioni pregresse che incrostano la capacità di raziocinio, che tipo di spinta ne verrà? Se usassimo un linguaggio antico, diremmo che questo cocktail “sbagliato” produrrà una spinta controrivoluzionaria, reazionaria. La sottile linea rossa fra un moto “popolare” e un moto “populista” è proprio qui. Oltrepassarla è un pericolo mortale per la democrazia.

Già giornalista all'Unità e all'Europeo, per anni collaboratore al Gambero Rosso, Tuttoturismo e Meridiani e varie case editrici, tra cui Mondadori, Rusconi, Sperling and Kupfer approda a Milanosud perché la passionaccia del giornalismo non si può far tacere.

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