La Vienna Classica di Haydn e Mozart incanta l’Auditorium di Milano. Ultimo concerto domenica 19

Sala da concerto piena e applausi scroscianti ieri sera, 17 gennaio, all’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo di largo Mahler per il concerto ‘Vienna Classica’. Protagonisti due geni della musica del Settecento: Franz Joseph Haydn, con

, La Vienna Classica di Haydn e Mozart incanta l’Auditorium di Milano. Ultimo concerto domenica 19

Sala da concerto piena e applausi scroscianti ieri sera, 17 gennaio, all’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo di largo Mahler per il concerto ‘Vienna Classica’. Protagonisti due geni della musica del Settecento: Franz Joseph Haydn, con la Sinfonia in Fa minore n. 49 ‘La Passione’, e l’irraggiungibile Wolfgang Amadeus Mozart con il Concerto per oboe e orchestra in Do Maggiore K 314 e la Sinfonia in Re Maggiore n. 38 ‘Praga’ K 504. Sul palcoscenico il maestro ‘danzante’ Patrick Fournillier, dalla direzione precisa su ogni nota, coinvolgente ed empatica, l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, perfettamente in sintonia con il maestro e in grado di far emergere, in particolare nell’interpretazione dei capolavori mozartiani, la leggerezza e brillantezza dello spartito. Qualità ancora più evidenziate nel concerto per oboe e orchestra, con la splendida esecuzione del solista Luca Stocco – primo oboe de laVerdi – che al termine, chiamato sul palcoscenico da un pubblico entusiasta, ha concesso il bis, eseguendo il primo, quello dedicati a Pan de “Sei metamorfosi da Ovidio op.49” di Benjamin Britten. Concerto da non perdere.

Prossimo e ultimo appuntamento con ‘Vienna Classica’ domenica 19 gennaio 2020, alle ore

Biglietti: euro 15/36; Info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler; orari d’apertura: mar/dom, ore 10/ 19. Tel. 02.83389401/2. On line: www.laverdi.org / www.vivaticket.it .

Il Programma (dalla presentazione de laVerdi)

La sinfonia n.49 “La Passione” fa parte del gruppo di lavori orchestrali cui Haydn lavorò tra 1768 e il 1780. Come spesso accade, plurime sono le possibili ragioni di tale appellativo: è possibile che derivi dal fatto che essa sia l’ultima delle sinfonie di Haydn che adottano la forma della “sonata da chiesa”, con un movimento lento in apertura. Ma è anche possibile che questo nome derivi dall’intensa emotività che questa composizione evoca in chi ascolta, quasi presagendo la cifra espressiva dello Sturm und Drang, movimento estetico e letterario certo ancora in nuce in quegli anni, ma in qualche modo già presente. Il titolo, come nel caso delle altre sinfonie che ne portano uno, non proviene da Haydn. È attestato da un’unica fonte musicale, utilizzata per un’esecuzione che si tenne, nel corso della Settimana Santa del 1790, nella città tedesca di Schwerin (dalla quale era bandita, in quell’occasione, ogni musica profana).

In ogni caso, il clima che si respira in questa sinfonia è serioso, a tratti drammatico, come attestano le cupe tonalità minori e le condotte armoniche ricche di tensioni e di accordi dissonanti.

Va detto che“ La Passione”, in questo programma, va a costituire un eccellente pendant con la sinfonia n.38 in Re maggiore K 504, conosciuta come “Praga” di Mozart, anch’essa connotata da un atteggiamento patetico, che, per dirla con Hermann Abert, uno dei principali biografi di Mozart, è lampante sintomo che «La sua concezione del mondo si allontanò poco a poco da quanto lo circondava e la sua arte divenne sempre più soggettiva; il lato passionale, “demoniaco” della sua natura prese il sopravvento, come dimostra peraltro l’arricchimento armonico e contrappuntistico della sua scrittura».

Datata 1786, del resto, la Sinfonia porta questo titolo per via del grande successo che riscosse nella capitale ceca, dove aveva trovato quel favore del pubblico che non riusciva a ottenere a Vienna, dove il suo sostentamento continuava a basarsi essenzialmente sulle lezioni private.

A completare questo dittico dalle tinte forti, un lavoro mozartiano datato 1777, il Concerto per oboe in Do Maggiore, che il compositore dedicò all’oboista bergamasco Giuseppe Ferlendis, membro dell’orchestra imperiale di Salisburgo, di cui Mozart fu direttore musicale. Un lavoro nel pieno stile della musica da intrattenimento, dotato di una freschezza e una spigliatezza melodica assolutamente uniche e le cui cadenze possono essere erette a modello di questa forma musicale.

(Nella foto di Studio Hanninen, Patrick Fournillier dirige laVerdi a La Scala)

 

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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