“L’appartamento dell’ultimo piano”, il giallo della criminologa Cristina Brondoni, ambientato tra via Selvanesco e Romolo

“Aveva osservato la strada deserta. A quell’ora della notte con quella pioggia nessuno avrebbe osato avventurarsi per una via buia e pressoché sconosciuta, costellata di pattumiere e macerie abbandonate, che attraversava campi e baracche di

“Aveva osservato la strada deserta. A quell’ora della notte con quella pioggia nessuno avrebbe osato avventurarsi per una via buia e pressoché sconosciuta, costellata di pattumiere e macerie abbandonate, che attraversava campi e baracche di zingari…  Dodici giorni e il tappeto con il cadavere non era stato trovato”.

La via buia e deserta è via Selvanesco, dove tra i rifiuti è nascosto un cadavere. Così immagina nel suo libro, “L’appartamento dell’ultimo piano”, Cristina Brondoni, giornalista, criminologa, autrice di saggi sull’argomento e di romanzi gialli (nella foto l’autrice con alcune delle sue pubblicazioni).

La trama riguarda l’indagine che l’ispettore Enea Cristofori conduce sul ritrovamento di due cadaveri di donne a cui è stato mutilato un organo, l’una sotto il ponte ferroviario vicino a Romolo e l’altra avvolta in un tappeto, appunto, in via Selvanesco.

Come l’ispettore anche l’autrice vive nel quartiere Stadera, non lontano da via Selvanesco, zona che conosce molto bene: «Un’area rurale ai confini della città in antitesi con la Milano dei grattacieli, del centro patinato, qui ci vivono gli ultimi, accampati tra una discarica abusiva e una cascina del ‘400 semicrollata. Un posto che si presta bene per ambientarci un thriller», commenta l’autrice.

Per l’ispettore, già protagonista del precedente e primo romanzo, una nuova indagine di cui occuparsi, in una Milano che non ha il tempo di fermarsi a osservare il degrado, la superficialità e la sofferenza che le girano intorno. Un thriller in cui, accanto a una trama dal ritmo sostenuto, si ritrova la denuncia degli aspetti malati di una società, in cui a dominare è la spettacolarizzazione della morte, senza rispetto alcuno per i sentimenti più profondi di chi con queste morti ha a che fare. Come Cristina, giovane criminologa, che abbiamo voluto intervistare.

«Sono soprattutto consulente in casi di morte sospetta – chiarisce subito – spesso di casi archiviati come suicidio, per i quali i parenti della vittima sono concordi nel ritenere che le cose non siano andate così. Anche se le indagini sono state condotte bene al momento e sul posto, possono emergere in seguito elementi non presenti nel primo accertamento. Allora intervengo io, ma solo nei casi in cui ci siano elementi di prova. Infatti non sempre il criminologo è presente sul campo se non è interpellato. A me è capitato di andare sulla scena anni dopo o di far riesumare un corpo».

Come si diventa criminologi?

«Non è una professione riconosciuta, non c’è un albo dei criminologi, ci sono degli studi che uno può fare. Io ho una laurea in Lettere moderne, come giornalista scrivevo le recensioni di serie thriller, poi un po’ per scommessa con un amico un po’ perché mi interessava, ho seguito all’Università di Bologna il corso di Criminologia applicata per l’investigazione e la sicurezza e in seguito un master di secondo livello in Criminologia forense. Un criminologo non lavora da solo, sono comunque necessarie figure come un biologo per le analisi dei Dna o un geologo per le analisi del terreno o anche di uno psicologo per definire la figura dell’assassino e della vittima. Fare il profilo di una persona non è una scienza esatta. Io mi occupo anche dello staging, cioè della messa in scena del crimine, perché spesso sembra un incidente e invece è un omicidio, chi ammazza non vuole farsi prendere e fa in modo di allontanare i sospetti, anche ispirandosi alle fiction».

“Dietro la scena del crimine” è uno dei saggi che ha scritto, oltre al “Soccorritore sulla scena del crimine”.

«Quest’ultimo lo definirei piuttosto un manuale. Ho avuto l’onore e la fortuna di incontrare Luciano Garofano, biologo e comandante del Ris Carabinieri di Parma, e insieme abbiamo iniziato una collaborazione scrivendo un libro sull’azione del soccorritore sulla scena del crimine, l’intervento di chi arriva con le ambulanze sul luogo e non sa cosa fare, abbiamo pensato a un intervento meno invasivo. La scena del crimine è qualcosa di prezioso per le indagini che seguiranno, da conservare scrupolosamente evitando qualsiasi alterazione. Abbiamo scritto il libro con il supporto di Misericordia Milano, la Onlus che si occupa di interventi di protezione civile che ha sede in via Baroni: si sono prestati per le fotografie con le ambulanze e la ricostruzione della scena di primo intervento».

Nei corsi che tieni parli spesso di sicurezza personale…

«Ho tenuto tanti corsi su questo argomento, perché è importante conoscere alcune semplici regole per muoversi con sicurezza nel quotidiano e non diventare una potenziale vittima. Spesso molto dipende da alcuni comportamenti: come quando parliamo a voce alta su un mezzo pubblico di argomenti sensibili, le persone intorno hanno comunque le orecchie, è sempre meglio non esporsi così ingenuamente; come camminiamo, come siamo vestiti, magari non sentendosi a proprio agio e gli altri lo vedono; quale messaggio stiamo trasmettendo all’altro, per esempio quando incontriamo qualcuno di cui abbiamo paura e abbassiamo lo sguardo… non dico di agganciare lo sguardo e sfidarlo, però ci sono modi per stare al sicuro; e infine imparare a capire se l’altro ha un comportamento falso».

Ci sarà una prossima avventura del nostro ispettore?

«Il terzo libro, sempre con l’ispettore Enea, uscirà a novembre. Enea, quarantenne, è in squadra con l’amico Gabrio e con Sara. Ma l’atmosfera è quella di paura, di voglia di stare al sicuro… insomma un clima da postpandemia».

Sono pubblicista e videomaker, ancora prima che il mio appassionante mestiere fosse definito cosi. Dal 1974, anno del primo viaggio in Africa, in Somalia, realizzo documentari su tematiche sociali, antropologiche e storiche. Ho collaborato con diverse redazioni per programmi d’informazione e cultura, attualmente video-documento tutte o quasi tutte le iniziative che accadono nel sud della città (ma anche altrove).

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