Lavori al Ringhiera, al via dal 1° ottobre. Cam e Anagrafe costrette a chiudere per tre mesi

I lavori, che termineranno il 31 dicembre, riguarderanno il sottopalco e il fondo del teatro. Poi partirà il progetto di rifunzionalizzazione promosso da Fondazione Cariplo e Comune. Nessuna notizia sul ricorso al Tar di Musicopoli

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Sta per partire il primo lotto dei lavori per la rifunzionalizzazione del Ringhiera, il progetto promosso da Fondazione Cariplo e Comune. L’intervento comporterà dal 1° ottobre al 31 dicembre,  ovvero per l’intero periodo dei lavori, la chiusura del Cam e dell’Anagrafe che hanno sede nell’edificio. A questo proposito – fanno sapere via Facebook dal Municipio –  gli uffici comunali stanno lavorando a una ricollocazione dei corsi e delle attività del Cam presso altre strutture e l’Anagrafe di viale TIbaldi sarà potenziata, per fare fronte a un probabile maggiore flusso di cittadini.

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I lavori ristrutturazione del primo lotto, interamente a carico del Comune, interesseranno il palcoscenico e il fondo del teatro, ovvero i problemi strutturali che imposero la chiusura 2 anni fa. Al termine dei lavori, secondo quanto annunciato nell’affollato incontro di presentazione del “nuovo” Ringhiera del maggio scorso, dovrebbe partire la seconda fase di progettazione dell’edificio e della funzioni che dovranno risiedere nello spazio di via Boifava. Su questo c’è l’impegno di Fondazione Cariplo, che sta raccogliendo fondi per 2,5 milioni di euro, da mecenati e aziende milanesi, oltre i 500mila euro che metterà lei stessa insieme alla sua esperienza e forza nel sostenere la fase di avviamento del progetto (per saperne di più del progetto, clicca qui).

Nessuna notizia invece per quanto riguarda il destino di Musicopoli, l’associazione Musicale che da 28 anni è in zona e propone corsi, non solo musicali, che si è opposta allo sfratto inviatogli dal Municipio 5. Pende attualmente al Tar un ricorso e il rischio è, se non ci sarà un accordo tra le parti, che il progetto di Fondazione Cariplo e Comune cambi radicalmente o, addirittura, si areni.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di dargli un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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