Lavori fermi per ricorsi al Tar: distributore via Dei Missaglia, Carraro, Ringhiera, ex Sila, Isimbardi 31

Cinque interventi con storie e ragioni diverse, accomunate dall'aver tutte avute come protagonista il Tar, che ha influito sui progetti e dettato i tempi. Risultato? Lavori fermi e quartiere a rischio degrado.

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Concorsi, gare, multe, appalti e risultati elettorali: si può fare ricorso al Tar per qualsiasi atto amministrativo che si ritiene illegittimo, nei contenuti e nelle modalità di applicazione. Lo possono fare i cittadini, ma anche gli enti dello Stato contro altri enti. I ricorsi al tribunale sono in Italia tantissimi: nel 2017 hanno superato i 210mila! E poi c’è il secondo grado, il Consiglio di Stato. In questo modo una vicenda giudiziaria può andare avanti anni, costare decine di migliaia di euro, mortificare aspirazioni, progetti, sviluppo, diritto alla giustizia. È da anni che si discute di come evitare tutto questo. In Germania, per esempio, in questi casi gli accordi extragiudiziali e l’ammissione di errori negli atti da parte degli estensori viene premiata.

 In Italia questo appare impossibile: nessuno ammette l’errore, molti usano la legge “a scopo intimidatorio”, la querela è sempre dietro l’angolo. Se dall’astratta scala nazionale scendiamo giù giù fino al livello cittadino, addirittura di porzione di quartiere, da cronisti rileviamo cinque casi di ricorsi, querele, lite temerarie in cui il Tar è intervenuto e che mortificano il territorio.

Distributore di via Dei Missaglia
Dopo il primo pronunciamento del Tar, che aveva fermato i lavori in aprile per la realizzazione del distributore su via dei Missaglia, ritenuto troppo vicino ai pozzi di acqua potabile, e la successiva sentenza di ottobre, l’accordo sembra a un passo. Q8 dovrebbe rinunciare a ricorrere al Consiglio di Stato, in cambio il Comune gli ha proposto un’area nel nord Milano. Tutto bene dunque? Sì, anche se rimane da capire come sia stato possibile, anni fa, che una conferenza dei servizi con presenti vertici di Arpa, Regione e Comune abbia potuto ratificare un intervento del genere. Risultato? Lungo via dei Missaglia è da aprile che campeggia lo scheletro del distributore, i serbatoi del carburante sono stati interrati e chissà per quanto rimarranno lì ancora.

Centro Carraro
Alla fine dell’anno scorso, dopo una travagliatissima stesura della gara d’appalto (lo stanziamento delle risorse risale alla fine della giunta Pisapia), la seconda azienda classificata ha fatto ricorso al Tar, contestando che la vincitrice avesse le carte in regola da un punto di vista fiscale per partecipare alla gara. L’assegnazione dei lavori viene bloccata, fissando una prima udienza al Tar a luglio 2019, che viene rimandata a ottobre 2019, quando il tribunale finalmente si pronuncia sospendendo l’efficacia del primo ricorso, ma spostando ad aprile 2020 il pronunciamento definitivo. L’Avvocatura del Comune blocca l’assessorato nell’assegnazione dei lavori, in attesa di quest’ultimo passo. Risultato? Se non ci saranno altri ricorsi, i lavori inizieranno nell’estate-autunno 2020 quando, a 2 anni dalla gara, potevano essere già finiti. Intanto il Carraro, desolatamente vuoto, precipita nel degrado.

Ex Sila di via De Sanctis
L’area dell’ex deposito Sila, abbandonata da anni, rifugio di disperati e rifiuti, è stata acquistata a un’asta fallimentare nel giugno 2017 dalla Martino Sas. Da allora la società ha presentato in Comune la documentazione per realizzare uno studentato universitario, che però gli uffici hanno ritenuto non adeguata. Da qui il ricorso al Tar della società. Nel frattempo su richiesta del Comune, il Tribunale il 31 ottobre ha disposto il sequestro dell’area. Ora una ulteriore istanza della proprietà ha chiesto dissequestro. Intanto a corollario di questa vicenda sono partite le querele. Risultato? In attesa del Tar e dell’eventuale dissequestro, un’area di valore che potrebbe rilanciare questa parte del quartiere giace semi abbandonata, in balia ancora di furti (ne è avvenuto uno due giorni dopo il sequestro) disperati e rifiuti.

Teatro Ringhiera
Chiuso nell’estate 2017, perché ritenuto non sicuro, solo recentemente sono iniziati – molto lentamente – i lavori minimi necessari per sistemare le parti del teatro che lo rendevano pericoloso per il pubblico. Per fare i lavori sono stati chiusi il Cam e l’ufficio Anagrafe. Nel frattempo, a fine maggio, Fondazione Cariplo e Comune hanno presentato un progetto che rivoluziona l’intero centro di via Boifava, trasformandolo in un hub culturale e per il tempo libero unico nel panorama nazionale. Progetto per il quale la Fondazione, accanto a risorse proprie, ha iniziato a cercarne altre, tra aziende e mecenati milanesi. L’ipotesi è che il coinvolgimento del territorio parta dai primi mesi del 2020 e i lavori nel 2021. Tutto bene dunque? No, il progetto di Fondazione Cariplo non teneva conto, perché probabilmente nessuno glielo aveva segnalato, che al Ringhiera opera da decenni Musicopoli che ha in mano un contratto con il Municipio 5 che prevede un rinnovo automatico. Risultato? Musicopoli non ha avuto il rinnovo e ha fatto ricorso al Tar, che potrebbe bloccare tutto, lasciando nel degrado più completo un’area del quartiere che, già disabitata, sta peggiorando velocemente. E non è tutto. Presso il Cam, in molti frequentano corsi di ginnastica dolce e yoga, e sono quasi tutte persone anziane. Ma dato che la struttura, come detto, è chiusa, la situazione si è fatta critica: in questo periodo i corsi sono stati dislocati in altre 4 sedi, non adatte allo scopo. Così, non vedendo al momento lavori in corso, “Gli utenti del Cam Boifava” si sono rivolti al Municipio 5 con una lettera appello, in cui chiedono molto garbatamente di sapere “se verranno rispettati i tempi di consegna” (periodo indicato svolgimento lavori:1 ottobre /31 dicembre… mah!).

Palazzo di via Isimbardi 31
Protagonista anche in questo caso la Martino Sas, in una vicenda che è un intreccio giudiziario all’interno del quale è difficile anche solo orientarsi. Oggetto della vicenda è l’immobile di via Isimbardi 31, acquistato a un’asta del tribunale dalla Martino Sas. Qui la società ha realizzato un intervento, che il Comune ha considerato un abuso e il palazzo accanto ha contestato. Da qui ingiunzioni, ricorsi al Tar fino al Consiglio di Stato, sequestri, abbattimenti, querele e richieste danni milionari. Risultato? L’immobile starà lì per chissà quanti anni ancora.

 

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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