Lavori in corso per un Giambellino rinnovato, che non dovrà essere abbandonato. Non più

Gli arbusti di via Giambellino sono una bella sorpresa. Da qualche settimana accompagnano i binari del 14 tra largo dei Gelsomini e piazza Tirana, fermata più, fermata meno. Hanno fusti esili e rametti striminziti da

Gli arbusti di via Giambellino sono una bella sorpresa. Da qualche settimana accompagnano i binari del 14 tra largo dei Gelsomini e piazza Tirana, fermata più, fermata meno. Hanno fusti esili e rametti striminziti da cui nascono foglioline così verdi che nel grigiore della strada sembrano fosforescenti.Una Green line che fa del Giambellino la Beirut milanese: da una parte le case popolari di MM, assolutamente dignitose, abitate come si conviene, rispettate come si deve. Dall’altra i palazzi dell’Aler, dimenticati e umiliati. Dentro e fuori un formicaio di persone dai modi e dai mondi diversi che lavora, chiacchiera, curiosa, cazzeggia, tra parcheggi creativi, cose da mangiare e musica varia.

Gli arbusti, e i nuovi marciapiedi in pietra di Luserna, sono i primi bagliori del progetto di riqualificazione urbanistico e sociale previsto dal Comune con il Piano Quartieri e l’Accordo di Programma Lorenteggio tra Comune stesso, la Regione Lombardia e Aler. Il progetto riguarda il quadrilatero tra via Lorenteggio, largo Gelsomini, via Giambellino, piazza Tirana e prevede, oltre a nuove aree verdi e spazi per la cultura e l’aggregazione sociale, anche interventi di rigenerazione dell’edilizia pubblica.

Altro cambiamento significativo è la fermata della MM4 di via Segneri. La strada, quasi una diagonale del quadrilatero, è per metà cantiere del metrò e per metà ostaggio di una pace che di pacifico ha ben poco. Il panorama racconta di case abbattute, muri scrostati, porte lastrate e finestre sgangherate. Cumuli di mobili sfasciati e accartocciati dove capita. Topi passeggiano, pasteggiano, tra i sacchi dell’immondizia ammassati nei cortili. Una coppia di anziani avanza tenendosi stretta per mano, una macchina passa lenta a vedere chi è che viene qua senza essere di qua, un ragazzo scavalca una muro di cinta a mo’ di scorciatoia.

Via Segneri è anche così, oppure agitata da quelli che si agitano, specie con il buio, soprattutto per occupazioni di alloggi e spaccio di stupefacenti. Mentre chi è tranquillo rimane intimorito. E un po’ così sono le vie degli Apuli, dei Sanniti, Manzano, ventre di questo Giambellino e storia scritta di Milano, per quel drago del Cerutti Gino e per queste palazzine, costruite nel dopoguerra per accogliere l’immigrazione dal sud come oggi accolgono gli extracomunitari, regolari e non.

Qui un immobile di cinquantina di metri quadri vale un canone di locazione mensile di 200 euro scarse. Ma 2 + 2 non può fare quattro se su otto appartamenti l’affitto lo pagano in tre, altri tre sono abusivi e due sono vuoti. E se la morosità interessa oltre 2.600 alloggi, il danno economico sfiora gli 11 milioni di euro, secondo uno studio di qualche anno fa. È storica anche la biblioteca Lorenteggio. Oggi è grande come una capanna e rimane in parte a largo dei Gelsomini, tra il riqualificato mercato comunale e la casa dell’acqua. Un bunker che però invita ad entrare, in attesa che la nuova biblioteca, più grande, più bella, diventi un polmone culturale tra i più importanti della città.

Fuori, il verde dello slargo è di tutti e quindi di nessuno, secondo la pensata dei professionisti del tempo perso che lasciano tracce di qualsiasi natura, dalle bucce di semi alle bottiglie rotte. Speriamo vada meglio alla futura area verde giusto di fronte, i 27mila mq che circondano la chiesa del Santo Curato d’Ars e che diventeranno un parco a vocazione naturalistica. Di sicuro va meglio alle case oltre piazza Tirana e a chi le abita. Via Gonin è ancora Giambellino ma sembra un’altra città. I cognomi sui citofoni testimoniano un’integrazione vera. Lo stato dei citofoni, dei muri e del verde intorno riflettono rispetto e cura. Con i cani al guinzaglio, le mascherine indossate, e una tranquillità che sembra accettata. Per forza e per amore, da una parte e dall’altra del quartiere ci sono coloro che si danno da fare.

Portineria piombata in via Segneri – Foto Francesco Fraliga.

Sono in queste case gli uffici del Comune che si occupano delle politiche sociali, mentre sono nelle portinerie desertificate del Quadrilatero i pezzetti di carta appiccicati ai vetri con scritto il numero Aler antioccupazione. C’è dal 1979 la Comunità del Giambellino di don Renato Rebuzzini, riferimento per minori e famiglie bisognose. E ci sono persone come Annalisa e Ginevra, che tramite ConservaMi insegnano l’antica pratica della riparazione ispirandosi ai Repair Cafè sparsi nel mondo. Ma anche iniziative come Retake, che presto darà vita nuova ai muri di via Manzano. E soprattutto c’è lo sport di base, che in tutte le periferie è necessario come l’acqua. Alcuni degli arbusti sono già morti. Perché diventino alberi non basta piantarli, bisogna anche seguirne la crescita. Allo stesso modo, il Giambellino che verrà riqualificato in maniera così importante non dovrà poi essere abbandonato. Non più.

Milanese, giornalista e TV producer. Per lavoro vive a Los Angeles, tocca Cape Town e Tokyo, scopre angoli nascosti d’Italia e d’Europa. Per curiosità si perde nelle strade e tra le storie della sua amata città.

Recensioni
1 COMMENTO
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    frankmea 12 Maggio 2021

    previsione di durata : circa 6 mesi poi verrà tutto distrutto dai rom……

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