Lavoro agile: è davvero un’opportunità?

Di Laura Specchio Consulente del lavoro e aziendale A metà febbraio il Comune di Milano ha promosso le giornate del “lavoro agile”,  insieme con Abi, Aidp, Anci Lombardia, Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, Cgil Milano,

LAURA-SPECCHIODi Laura Specchio
Consulente del lavoro e aziendale

A metà febbraio il Comune di Milano ha promosso le giornate del “lavoro agile”,  insieme con Abi, Aidp, Anci Lombardia, Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, Cgil Milano, Cisl Milano Metropoli, Uil Milano e Lombardia, Sda Bocconi School of Management, Unione Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza, Valore D.

Ma che cos’è il “lavoro agile”? Può davvero rappresentare un’opportunità per aziende e lavoratori?
In estrema sintesi, si tratta di una modalità di svolgimento del lavoro subordinato, reso più flessibile allo scopo di “incrementarne la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” (art.1). Il  Ddl, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 gennaio scorso e che dovrà seguire il relativo iter parlamentare, prevede, infatti, che un rapporto di lavoro di natura subordinata possa essere svolto, sia in azienda, sia all’esterno, entro i limiti dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale contemplati dalla contrattazione collettiva e dalla normativa vigente, con possibilità di utilizzo di strumenti tecnologici. La retribuzione e le altre condizioni contrattuali rimangono invariate rispetto ad un normale rapporto di lavoro dipendente che si svolge in azienda. È possibile recedere da questa modalità di lavoro con preavviso non inferiore a trenta giorni, senza che questo comporti la cessazione del rapporto di lavoro subordinato.

Se davvero possa essere un’opportunità, gli analisti dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano sembrano esprimere parere favorevole, ma sollevano l’esigenza di operare i dovuti interventi sulle infrastrutture, come ad esempio la diffusione della rete WI-FI e della banda larga, oltre al fatto che la normativa dovrebbe agevolare ed incentivare forme contrattuali più flessibili. Tra i benefici individuati dall’Osservatorio Polimi sul versante delle aziende: aumento della produttività dei lavoratori (+ 20%); riduzione dell’assenteismo; riduzione dei costi di gestione degli spazi fisici (fino al 30%); mentre, invece, per i lavoratori: risparmio economico (fino a 1.200 euro); risparmio di tempo (bastano due giorni a settimana di lavoro a casa per risparmiare circa 172 ore annue); soddisfazione e miglioramento della qualità della vita grazie alla conciliazione dei tempi.

In ultima istanza, è stata ipotizzata anche una riduzione delle emissioni di CO2, grazie al minore spostamento quotidiano dei lavoratori. È opportuno sottolineare che tra le intenzioni del legislatore, vi è quella di mettere al centro gli obiettivi in cambio di una maggiore flessibilità oraria. Aziende e lavoratori chiedono però chiarezza ed una precisa regolamentazione, perché non ci siano ambiguità che possano compromettere il corretto svolgimento del rapporto di lavoro, e che potrà avvenire con i decreti attuativi. Al momento sono previsti incentivi sul versante della produttività, previsti dalla Legge di Stabilità, ma le aziende sembrano insistere sugli sgravi fiscali.

Riguardo alla effettiva riuscita di tale svolgimento del rapporto di lavoro dipendente, non si può ovviamente ragionare sulle ipotesi, ma occorrerà sperimentare  per vederne i risultati. L’area metropolitana milanese potrebbe rappresentare davvero un luogo ideale per avviare una riorganizzazione dei tempi e degli orari a beneficio dei suoi cittadini e della relativa qualità della vita.

(Marzo 2016)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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