“Contro le elezioni”. Il libro che sostiene che “limitare la democrazia alle elezioni significa distruggerla” e che propone il sorteggio invece che le urne

In Ucraina un comico vince le presidenziali con oltre il 70% dei consensi, senza un programma ma proponendosi come il personaggio – un professore che sconfigge la corruzione – che interpreta in una fiction di

, “Contro le elezioni”. Il libro che sostiene che “limitare la democrazia alle elezioni significa distruggerla” e che propone il sorteggio invece che le urne

In Ucraina un comico vince le presidenziali con oltre il 70% dei consensi, senza un programma ma proponendosi come il personaggio – un professore che sconfigge la corruzione – che interpreta in una fiction di grande successo (è come se da noi Luca Zingaretti vincesse le elezioni presentandosi nei panni del commissario Montalbano). In Inghilterra il successo della Brexit, lo hanno dimostrato le indagini su Cambridge Analityca della giornalista dell’Observer Carole Cadwalladr, è stato influenzato in gran parte da una valanga di fake news sui social, immesse al di fuori della legge e con ingenti quantità di denaro provenienti da lobby internazionali non identificate. Stessa cosa è successa per l’elezione di Trump, come dimostra sempre la giornalista Cadwalladr. Alla vigilia delle elezioni europee, su segnalazione della Ong internazionale Avaaz, Facebook ha dovuto chiudere 77 pagine e gruppi che pubblicavano fake news (23 pagine in Italia, la metà a sostegno di Lega e M5S). Pagine che istigavano all’odio e contro la Ue, riconducibili a “partiti” di estrema destra. Secondo Avaaz gli interventi di Facebook hanno svelato solo la punta dell’iceberg di quello che gira in rete.

La democrazia non funziona più
Basterebbero questi esempi, per capire che qualcosa nella nostra democrazia non funziona più come dovrebbe. In particolare le modalità attraverso le quali si forma il consenso appaiono sempre più permeabili a influenze esterne e fuori controllo, che invece di aiutare le persone a crearsi una posizione consapevole e fondata sui fatti, inquinano i pozzi del sistema informativo con bugie ed evocando paure. Conseguentemente le elezioni – e contemporaneamente il sistema dei partiti che attraverso di esse determina gli organi legiferanti e di governo – scontano una profonda crisi in tutti i sistemi democratici. Legittimità, rappresentatività e prestigio della carica sono ormai ai minimi storici. Capacità di incidere sulla complessità degli scenari attuali vicino allo zero. Come uscirne, allora?

David van Reybrouck

David van Reybrouck

Il sorteggio delle cariche nell’antichità
La risposta prova a darcela David van Reybrouck, poliedrico intellettuale belga, con il libro “Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico” (Feltrinelli), dove sostiene che limitare la democrazia alle elezioni significa distruggerla e la soluzione per evitare che questo accada è introdurre il sorteggio per la determinazione delle assemblee legiferanti.
Una tesi ardita, quasi provocatoria, che nello sviluppo del saggio però acquista fondatezza. Nella prima parte dell’opera van Reybrouck, dopo aver ben descritto la crisi delle democrazie odierne – strapotere dei media commerciali e dei social media, difficoltà a informarsi, complessità della realtà e pervasività del sistema economico, presenza di lobby potentissime –, dimostra che democrazia ed elezioni non sono sinonimi. Questa equivalenza, introdotta dalle rivoluzioni americana e francese con l’invenzione della “democrazia rappresentativa”, è vecchia di poco più di 200 anni, mentre l’idea di democrazia ne ha 2.500 almeno – sostiene van Reybrouck –. Ad Atene, per esempio, quasi tutte le cariche e l’intero sistema democratico, legislativo, esecutivo e giudiziario, erano attribuite per sorteggio e i mandati nei diversi organi duravano pochissimo, anche una sola giornata. Motivo di questa scelta, affermavano filosofi come Aristotele, era scongiurare la nascita di oligarchie elettive e di censo, demagoghi e personalismi: magistrati e cittadini dovevano alternarsi continuamente. Van Reybrouck descrive poi anche altri esempi di democrazie non elettive dell’antichità, del Medioevo e nel Rinascimento, che funzionavano (quasi tutte italiane).

Bouleuterion-Paestum

Bouleuterion (sede della Boulè,) di Paestum

 

Democrazia deliberativa o demarchia
Ma le due domande che a mano a mano che si va avanti con il libro si fanno sempre più pressanti, sono: com’è possibile applicare un sistema simile in contesti come gli attuali stati nazionali, enormemente più grandi e lontanissimi dagli esempi citati? E come è possibile con il sorteggio – che per definizione non attribuisce mandati popolari – ristabilire la legittimità e il prestigio che ora mancano alle istituzioni? Diciamo subito che van Reybrouck risponde alla prima domanda e non alla seconda, se non indirettamente. La proposta dell’intellettuale belga si fonda su esperienze contemporanee, denominate “democrazie deliberative” (altri autori la chiamano demarchia), in cui cittadini estratti a sorte si riuniscono in assemblea e, anche con l’ausilio di esperti, approfondiscono temi e poi deliberano proposte legislative. Gli esempi citati (in Islanda, Irlanda, Olanda e Canada) dimostrano – secondo l’autore – che in questo modo le soluzioni proposte sono razionali, non risentono di contrapposizioni ideologiche e personalismi, sono più protette dalle pressioni delle lobby. Insomma sono meglio di quelle che escono dei parlamenti eletti.

La grande novità: “L’Agenda Council”
Sulla base di queste esperienze van Reybrouck prova ipotizzare un sistema democratico interamente deliberativo e con membri sorteggiati, per periodi di tempi diversi, mutuandolo dal lavoro di un ricercatore americano, Terrill Bouricius, che sua volta si ispira alla democrazia ateniese. In questo schema il ruolo di motore legislativo viene a attribuito agli “Interest Panel”, paragonabili alle nostre Commissioni parlamentari, unici organismi non retribuiti e non sorteggiati del sistema, composti da gruppi di 12 persone che su base volontaria si riuniscono per proporre approfondimenti su temi di attualità e fare proposte di legge. La definizione delle leggi e la loro approvazione spettano, rispettivamente, ai “Review panel”, secondo motore legislativo, e al “Policy Jury”, assimilabili, pur nelle differenze, alle camere dei sistemi parlamentari occidentali. Soggetti istituzionali affiancati da il “Rules Council” a cui spetta il compito di decidere le regole e le procedure dei lavori legislativi e “l’Oversight Council” che controlla il processo legislativo e gestisce i contenziosi. Organismi di garanzia simili per funzioni alle nostre presidenza delle Camere, Corte costituzionale e Presidenza della Repubblica.
Ma la vera novità del sistema Bouricius-Van Reybrouck è l’introduzione della “Agenda Council”, una grande assemblea il cui compito è stilare una sorta di programma politico, determinando i temi e l’ordine di priorità su cui il sistema deve legiferare. Praticamente la morte dei partiti.

Iniziare con i temi “difficili” per gli eletti
copertinaControelezioniVan Reybrouck è comunque consapevole della dimensione di proposta “certamente migliorabile” del modello proposto (per esempio mancano completamente le indicazioni su come viene sorteggiato, nominato o eletto un governo). Per questo suggerisce una progressiva introduzione di elementi di democrazia deliberativa, partendo da temi come l’Ambiente, l’Etica, il sistema elettorale o le retribuzioni dei parlamentari, su cui gli eletti hanno evidenti problemi a legiferare, a causa di conflitti di interesse, pressioni di lobby e partiti.

Progetti irrealizzabili o utopici?
Sinceramente leggendo il libro di van Reybrouck il dubbio che si tratti di un libro di fanta diritto costituzionale viene. Bisogna però riconoscere all’intellettuale belga i meriti di avere incrinato, relativizzandolo, il binomio democrazia-elezioni, di proporre nuove modalità di partecipazione e di provare a porre un argine al populismo e alla crescente disaffezione dei cittadini-elettori nei confronti di partiti, governi e istituzioni. Sarà per questo forse che la Francia di Macron, che più di altre grandi democrazie occidentali è percorsa da una crisi istituzionale e di legittimazione molto forte, ha istituito recentemente un Consiglio di difesa ecologica di cui faranno parte, assieme ai ministri interessati, 150 cittadini estratti a sorte, che dovranno: “ridisegnare misure concrete di aiuto ai francesi nella lotta al riscaldamento climatico”

Stefano Ferri
(Giugno 2019)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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