Le storie vere e fantastiche di Porta Romana

"Porta Romana bella", cantava Giorgio Gaber ed eccolo in un video che circola su YouTube, su un tram con il bigliettaio, in piena notte, che risale il corso di Porta Romana, con l'Arco della porta illuminato

Porta Romana bella“, cantava Giorgio Gaber ed eccolo in un video che circola su YouTube, su un tram con il bigliettaio, in piena notte, che risale il corso di Porta Romana, con l’Arco della porta illuminato sullo sfondo. Parliamo degli anni Sessanta, e quel quartiere all’epoca era periferico e prossimo alla campagna, pur aperto ai cambiamenti, ha conservato ancora oggi la sua essenza originale e mantiene forti legami con la tradizione. E la porta è sempre lì sullo sfondo delle storie – un po’ vere, un po’ inventate, un po’ ascoltate – raccontate nel libro A Milano, Porta Romana. Una bella raccolta, a più voci. Si passa da veri e propri brevi racconti, a storie personali, a ricordi d’infanzia, a leggende nella Milano del Seicento. Fino alla Milano desertica e apocalittica di un prossimo futuro (nel racconto distopico di Raffaele Russo).

L’iniziativa editoriale nasce da un’idea di Ileana Luongo, ingegnere, napoletana di nascita, vive a Milano dal 2000, e lavora per l’Università degli Studi, dove si occupa di Manutenzione. Dopo aver curato Milanesi per sempre, ha coinvolto nel progetto Paola Alba Jannelli – presidente Millefogli Lab (un circolo di letture, convivialità e amicizia) – e ha scovato un gruppo di milanesi con la passione della scrittura e che abitano il quartiere (e che non la cambierebbero con nessun altro quartiere della città).

«Pur aperta ai cambiamenti non ha mai tradito il suo carattere di quartiere autentico» scrive Erica Arosio, giornalista e giallista nella prefazione.  «E abbiamo tutto, abbiamo murales, tanti alberi, alcuni anche ricoperti di stoffe ad uncinetto e persino il nostro Diavolo». Al numero civico 3 di Porta Romana. Ce lo racconta Marco Storti, tuffandoci nella Milano della peste. Si aggira in questa zona anche un fantasma, cosi immaginava da bambina Ketty Capra, attrice, regista e scrittrice, direttore artistico de Il Politeatro di viale Lucania: «Sono nata e cresciuta in via Comelico e in piazzale Libia, mi piaceva schettinare in lungo e in largo per tutta la zona. C’era una grande villa disabitata che attirava la mia fantasia, faceva paura a tutti e mi inventai la storia di una fantasma, una donna con un cappello con la veletta che gemeva e di ombre che apparivano e scomparivano velocemente. Forse una spia».

Francesca Acerboni, architetto, negli anni settanta ricorda che quando era bambina Porta Romana appariva molto più “sgarruppata” di adesso, l’ex centro balneare Caimi aveva spogliatoi molto popolari, molto distanti dall’allure degli attuali Bagni misteriosi. E delle mattine invernali, andando a scuola ricorda soprattutto l’odore intenso della nebbia.

Nell’antologia Luongo firma Lodi Tibb. «Mi aveva sempre incuriosito che questa fermata della metro si chiamasse così, poi ho scoperto che questo acronimo racconta una parte della storia industriale di Milano. Qui c’era lo stabilimento della Tecnomasio Italiano Brown Boveri, da qui l’acronimo Tibb. La fabbrica fu realizzata ai primi del ‘900. E proprio nella via Sannio dove ora ci sono gli studi di molti creativi, prima c’ erano le case popolari costruite per gli operai della Brown Boveri. Chef per passione, Luongo, adora ascoltare le storie come quella della signora Mariuccia, ultraottantenne, «La cliente del ristorante di Gennaro Esposito, in via Commenda, dove dice si mangia la più buona pizza napoletana». 

Ileana Luongo
A Milano, Porta Romana
Edizioni della sera, 14 euro

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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