L’eredità linguistica del 2020: neologismi, vecchie parole che tornano in auge, significati ribaltati, anglicismi e nuovi comportamenti

Ogni anno che finisce porta con sé un’analisi di bilancio. Com’è andata? Cosa è andato storto? Cosa c’è stato di nuovo che prima non c’era? Su cosa è andato storto in questo anno ventiventi che

Ogni anno che finisce porta con sé un’analisi di bilancio. Com’è andata? Cosa è andato storto? Cosa c’è stato di nuovo che prima non c’era? Su cosa è andato storto in questo anno ventiventi che si è appena chiuso, è stato già scritto di tutto, meglio non ripetersi. Sulle novità c’è molto da dire e, volendole circoscrivere a un solo campo, ho deciso di scegliere quello linguistico. Nel duemilaventi abbiamo imparato a conoscere nuove parole, parole già esistenti, ne abbiamo importate altrettante, ne abbiamo alterato i significati, ne abbiamo inventate, ne abbiamo riesumate dal passato. Vediamo di fare un po’ di ordine e di classificare quelle più usate in questi lunghi mesi.

Tutto è iniziato da alcune sconosciute parole scientifiche. Il Coronavirus esisteva già come ceppo e lo conoscevano gli scienziati, non è stata un’invenzione, ma pochi erano a conoscenza della sua esistenza finché una notizia non di prima pagina del telegiornale iniziò in gennaio a parlare di una strana epidemia che si stava diffondendo in Cina e colpiva l’apparato respiratorio. Responsabili sembravano essere i pipistrelli dai quali il virus era “saltato” agli umani attraverso un’acrobazia detta Spillover ed aveva poi subito una Mutazione. Fin qui le nuove usanze linguistiche sembravano non dover subire troppi cambiamenti, senonché a febbraio il virus, superati i confini continentali e nazionali ha fatto la sua prima comparsa in Italia scegliendo un tizio che più che per il suo nome è diventato tristemente famoso con l’appellativo di Paziente zero.

Da questo momento in poi, le parole nuove si sono rapidamente moltiplicate, in parallelo con i nuovi casi di contagio. Poiché i casi sono aumentati a velocità sempre maggiore, i termini Positivo e Negativo hanno ribaltato il loro significato. Se prima una persona positiva era sinonimo di ottimista, oggi il primo pensiero che salta alla mente è che sia stata Contagiata o Infettata che dir si voglia.

Per difenderci abbiamo dovuto entrare in confidenza con oggetti che prima non si trovavano nei negozi, come le Mascherine Chirurgiche (quelle Altruiste, che proteggono gli altri ma non chi le indossa) alle quali sono poi subentrate le FFP3 (quelle Egoiste con la valvola, che proteggono chi le indossa) e le FFP2 (dette Intelligenti che dovrebbero proteggere tutti).

Abbiamo imparato che per sapere se il virus si stava diffondendo nel nostro corpo dovevamo sottoporci al Tampone e che se volevamo sapere se eravamo stati infettati dovevamo fare l’Esame sierologico . Tutto questo sia che fossimo Sintomatici che Asintomatici.

Dalla scienza abbiamo appreso il concetto di Pandemia che era relegato nel cassetto delle parole desuete e abbiamo imparato a conoscere il significato di Immunità di gregge. Mai come in questo anno abbiamo pronunciato la parola Vaccino così frequentemente, chi con speranza, chi con disprezzo, e pensando a un ospedale, la prima immagine che ci sovviene ora è quella di un reparto di Terapia intensiva. Dal passato abbiamo recuperato parole come Quarentena e Untore, e abbiamo applicato il Coprifuoco come se fossimo in tempo di guerra.

Dal linguaggio legale abbiamo imparato a capire cos’è una Autocerficazione e un Dpcm e rimanendo in tema di acronimi, oggi si parla di DAD più spesso che di Didattica a distanza. Questa, peraltro, una novità assoluta dei tempi moderni.

Nelle scienze sociali abbiamo imparato a distinguere un Congiunto da un Affetto stabile e abbiamo rispettato con molte riserve il Distanziamento sociale e praticato con poca prudenza l’Assembramento.

Nello sport, l’esercizio fisico è stato suddiviso in Attività motoria e Attività Sportiva, quest’ultima Con Contatto e Senza Contatto.

E non dobbiamo dimenticarci delle parole che abbiamo adottato dall’inglese. Lo Smartworking e le Videocall oppure gli Online meeting e il Termoscanner sono diventati di uso comune. Ho lasciato per ultima la più gettonata, il Lockdown, perché la cosa curiosa è che tra le lingue europee più diffuse, la nostra è l’unica a non avere adottato una parola autoctona (vedi immagine sopra). Per i francesi è il confinement, per gli spagnoli il confinamiento, per i tedeschi la Ausgangssperre, e noi? Noi lockdown, perché forse vogliamo mostrare di essere internazionali. O forse perché siamo troppo pigri per cercare il termine più adatto.

Oltre alle parole nuove, abbiamo imparato nuovi comportamenti. Al richiamo State a casa perché solo in questo modo Andrà tutto bene, abbiamo fatto un grande Applauso dal balcone seguito da tante Canzoni, ci siamo abituati a Lavare le mani venticinque volte al giorno e a Igienizzarle con un Disinfettante, a Coprire il naso con la mascherina, a Guardare la telecamera e a Provare la febbre. Abbiamo imparato esattamente a misurare la distanza di Un metro semplicemente allungando un braccio e ci siamo abituati a salutarci dandoci una Gomitata invece che una stretta di mano. Ma soprattutto abbiamo imparato a socializzare con un’altra specie. Non i pipistrelli, per carità! Anche se forse sono già stati assolti da questa pesante responsabilità. Improvvisamente ci siamo scoperti amanti dei cani e, desiderosi di dedicarci ad un’attività di volontariato, ci siamo offerti con grande altruismo di Portare fuori il cane dei vicini, anche se i vicini sembravano particolarmente desiderosi di farlo da sé. Il mondo si è così popolato di jogger e di cani al guinzaglio.

Traduttrice di professione, redattrice per hobby, promotrice di eventi culturali e sociali in collaborazione con diverse associazioni di zona. Convinta che la cultura e la socialità siano un'accoppiata vincente per rendere la vita quotidiana più interessante. Che portare avanti progetti insieme generi unione e partecipazione. E che dovere di ogni persona sia sempre il rispetto delle altre persone, degli animali, dell'ambiente e anche degli oggetti. Perché facciamo tutti parte dello stesso mondo e abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO