Liberi e Uguali, le reali ragioni del no

Seguito da una standing ovation dei presenti, l’onorevole Francesco Laforgia ha annunciato all’assemblea di Liberi e Uguali, tenutasi venerdì 12 gennaio, la candidatura di Onorio Rosati alla presidenza della Regione Lombardia. A nulla sono serviti

Seguito da una standing ovation dei presenti, l’onorevole Francesco Laforgia ha annunciato all’assemblea di Liberi e Uguali, tenutasi venerdì 12 gennaio, la candidatura di Onorio Rosati alla presidenza della Regione Lombardia. A nulla sono serviti gli appelli all’unità del Centrosinistra di questi giorni, né il forfait di Maroni che ha reso, teoricamente, più debole il Centrodestra. Lo stucchevole balletto iniziato nell’autunno scorso con la richiesta di primarie, presentando a ottobre Roberto Cornelli “candidato a sua insaputa” e arrivando a chiedere con-sultazioni, senza presentare un candidato, a metà dicembre, è terminato.

rosati grassoConsiderato che lo stesso Rosati ha affermato di «Non puntare alla presidenza», la scelta di Liberi e Uguali in Lombardia di non partecipare alla coalizione del Centrosinistra di fatto significa, in caso di vittoria di Gori, la rinuncia a portare le proprie istanze al governo della Regione, sia pure da posizione minoritaria. Esattamente l’opposto di quanto indicano sia la tra- dizione comunista, da Lenin a Togliatti fino a Berlinguer, alla quale Rosati dice di ispirarsi, che la tradizione politica occidentale, da Macchiavelli a Weber, quando delineano tra le principali doti del politico la capacità cogliere risultati, coniugando valori e passione, con lungimiranza, responsabilità e capacità di mediazione. In caso di sconfitta di Gori, Liberi e Uguali starà all’opposizione per 5 anni, con uno o due consiglieri.

Quali possono essere dunque le ragioni di una posizione come questa, così poco coerente con la nobile tradizione politica sopra descritta?

Difficile capirle tutte e quindi riassumerle, ma tre sembrano essere le principali. Più una, di carattere tattico.

La prima è sicuramente un antirenzismo viscerale, accecante (sui motivi del quale, un giorno, il segretario Pd dovrà interrogarsi), che travolge ogni ragione politica e tracima nel personale.

La seconda può essere riassunta nell’adagio napoletano “È meglio essere cape ‘e ceceniello ca cora ‘e cefalo”, che significa: “Meglio essere a capo di una cosa piccola che una parte di una cosa grande”, sia per quanto riguarda l’ego dei protagonisti, che la possibilità di conquistare ruoli e poltrone ben remunerati.

La terza è la malattia tipica delle ideologie, quando queste sono maneggiate da personaggi non all’altezza. Si è sempre convinti di essere dalla parte della verità e coloro che non la pensano come noi sono i nemici. La mediazione è tradimento e la democrazia diventa un simulacro vuoti di contenuti. È una malattia questa, purtroppo, tipica di una certa sinistra, che ha pesato e ancora pesa fortemente sul nostro Paese.

Infine c’è una ragione tattica: è quella che persegue Liberi e Uguali sin dalla sua recente fondazione. Essa ha come obiettivo far perdere il Pd, in modo da puntare a una caduta di Renzi, per consentire ai “rottamati” di riprendersi quei ruoli e quel potere da cui erano stati cacciati. Sull’altare di questo obiettivo il sacrificio della Lombardia non ha alcuna importanza. La speranza è che i potenziali elettori di LeU e del Centrosinistra piuttosto che rimanere ipnotizzati da parole d’ordine vuote perché senza possibilità di applicazione, guardino alla realtà e alla fattibilità delle proposte. Non assecondino ragioni di bassa politica e rifiutino logiche del “tanto peggio tanto meglio”. Soprattutto pensino a ciò che è meglio per la loro Regione, chiedendosi, per esempio: voglio mantenere al governo chi sta affossando la sanità pubblica e costringe i lombardi, che devono ricorrere a un Pronto soccorso ad aspettare per ore e ore e se hanno bisogno di una visita specialistica ad attendere almeno 6 mesi? Voglio che siano sempre gli stessi a gestire un patrimonio pubblico di case popolari che sta andando letteralmente in malora? Oppure preferisco un candidato che sta governando bene Bergamo, che ha una proposta che aderisce ai principi del Centrosinistra e che su lavoro, case popolari, ambiente, migrazione e sanità prova a invertire la rotta?

Nelle urne, il 4 marzo, l’elettore del Centrosinistra dovrà rispondere a queste domande. Tutto il resto dovrà rimanere fuori dal seggio. Se non sarà così, al Pirellone avremo altri 5 anni di Lega e Centrodestra. Con presidente che argomenta le sue scelte politiche, parlando di “razza bianca”.

Stefano Ferri
(17 gennaio 2018)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

Recensioni
1 COMMENTO
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    stefano 28 Gennaio 2018

    dopo il vergognoso balletto delle candidature alle politiche direi che è evidente dove si collocano le ragioni della bassa politica. Più in generale bisognerebbe ricordare che non esistono partiti ontologicamente di destra o di sinistra, bensì politiche di destra e di sinistra. Da questo punto di vista il PD ha in questi anni fatto le sue legittime scelte, dando per scontato, magari a ragione, che non c’è più spazio per istanze di sinistra. operata questa scelta gli altri soggetti si sono collocati di conseguenza

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