La senatrice a vita ha offerto una sua ultima testimonianza pubblica, consegnando idealmente la difesa della memoria ai giovani studenti italiani e del mondo perché proseguano e diffondano il suo messaggio di pace.”Volevano che diventassi un essere insensibile che sognava vendetta e odio, ma non sono come il mio assassino, ho pensato, e in quel momento sono diventata la donna libera e di pace con cui ho convissuto fino ad adesso”.  Un lunghissimo applauso è scoppiato alla conclusione della sua ultima testimonianza pubblica in cui ha consegnato idealmente la difesa della memoria ai giovani di tutto il mondo affinché  proseguano e diffondano il suo messaggio di pace. Era di fronte a circa centocinquanta studenti della Cittadella della Pace di Rondine, un borgo medioevale vicino ad Arezzo, dove convivono in uno studentato  in rappresentanza di Paesi nemici.  

Anche se Liliana ha deciso di non andare più in giro e di non incontrare più gli studenti, dopo trent’anni spesi a incontrarli in ogni dove, con la sofferenza e la fatica dei suoi novant’anni, tutti noi continueremo ad ascoltare la sua voce perché Liliana continuerà a parlare ancora a lungo a noi tutti.

 Liliana Segre, senatrice a vita e testimone della Shoah, ha voluto lanciare diversi appelli ai giovani. «Ragazzi non date la colpa ad altri dei vostri insuccessi e della vostra debolezza, perché siete fortissimi. Gli adolescenti sono i più forti di tutti, hanno la forza della vita. La vita può essere una marcia molto difficile che va trasformata nella marcia della vita. Io l’ho visto». 

Ricordando le sue indicibili sofferenze nella marcia verso il lager di Auschwitz, dopo la  fuga interrotta in Svizzera («Sono stata clandestina, so cosa vuol dire essere respinti»), San Vittore e infine il Binario 21 per essere tradotta su un carro bestiame con il padre fino ad Auschwitz, ha rammentato uno dei tanti episodi terribili rimasti nella sua mente di bambina: «Pensavo ieri sera che molto raramente ho raccontato che avevamo incontrato un cavallo morto nella marcia forzata e alcuni di noi avevano iniziato a mangiare la carne cruda del cavallo. Anch’io lo feci, amavo molto i cavalli, ma questo cavallo morto era molto importante. Eravamo molto peggio noi del cavallo, eravamo morte dentro ma volevamo vivere. Questa marcia della morte mi ha fatto incontrare letamai e cavalli morti, mai persone. Nessuno ha aperto una finestra». 

Da qui l’appello ai giovani: «Ragazzi in un tempo in cui un miliardo e mezzo di persone ha fame e vuole venire in un mondo occidentale pazzo e schiavo del consumismo, ragazzi non buttate mai via la roba da mangiare. Ve lo dice chi ha brucato in un letamaio, perché l’ha provato. Non scegliete dentro il frigo quello che vi piace ma guardate quello che sta per scadere, prendete quello prima che scada. Non chiedete “voglio questo, voglio quello”. Ma com’è la fame? Porta via il cervello».

 

“Non ho mai perdonato i nazisti, non ho mai dimenticato”

“No, non ho perdonato, non è possibile, e non ho mai dimenticato, ma ho imparato a non odiare”. Questa una delle sue frasi più  celebri quando risponde alle domande che più spesso le vengono  fatte dagli studenti. “Ma quando ebbi la possibilità di prendere la pistola e sparare all’ufficiale tedesco non lo feci. E quello è stato il momento in cui ho capito che non ero come i miei assassini ed è stato lì che sono diventata la donna libera e di pace con cui ho convissuto fino ad oggi”.

Perciò «Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare». E rivolgendosi ai giovani: «Siate farfalle che volano sopra i fili spinati».

L’arena di Rondine, in cui Liliana, inaugurandolo, ha voluto passare il testimone ai giovani,  è stata dedicata all’amica  Janine. «Una ragazza francese, dolce, gentile, con cui lavoravo nella fabbrica di armi e alla quale un giorno la macchina tagliò due falangi di una mano». Non potendo più lavorare Janine non passò la «selezione» e il giorno stesso e fu portata nelle camere a gas. «E io che ero appena passata alla selezione  non mi voltai. Per dire ti voglio bene o anche solo il suo nome. Fui orribile. E da quel giorno non ci fu mai più un tempo in cui non mi ricordai di Janine. Avevo perso ogni dignità. Ogni senso di quella persona che speravo di diventare. Ero solo la prigioniera che si era salvata e non le importava di niente altro. A chi mi chiede se ho perdonato rispondo di no. Non ho perdonato. Ma sono diventata donna libera e di pace».

 

 

 ‘Voltati, Janine vive!’ è il titolo, ispirato alla vita della senatrice Segre, del primo bando del concorso rivolto alle scuole di ogni ordine e grado promosso insieme a Rondine Cittadella della Pace. Nato dal Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Istruzione e l’Associazione Rondine Cittadella della Pace  rientra nelle attività promosse con l’obiettivo di educare le nuove generazioni al rispetto delle differenze contro ogni forma di violenza e discriminazione, conservando sempre viva la memoria della Shoah nelle scuole.

Quella di ieri, 9 ottobre,  è stata, dunque, una giornata dedicata ai giovani e alle scuole che ha visto  anche un’importante presenza delle Istituzioni per rendere omaggio all’impegno di testimone della Shoah della Senatrice e per garantire l’impegno dello Stato a farsi promotore di questo passaggio del testimone ai giovani. Impegno sigillato dalla consegna alla Senatrice e ai ragazzi della copia anastatica della prima edizione della Costituzione Italiana, inviata in dono dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e contenente il suo messaggio da parte della Ministra Lucia Azzolina, in virtù dell’impegno del Ministero dell’Istruzione di farsi promotore del messaggio della Segre attraverso la scuola.