Primo weekend di lockdown sui Navigli, ombrelloni chiusi e saracinesche abbassate: lo stop spacca il minuto

Gotham mostra i denti a tutti i cappotti eleganti che svolazzano sotto il naso. Forma con Platone – lui più riflessivo – la coppia di splendidi pastori tedeschi della sezione cinofila della Polizia di Stato

Gotham mostra i denti a tutti i cappotti eleganti che svolazzano sotto il naso. Forma con Platone – lui più riflessivo – la coppia di splendidi pastori tedeschi della sezione cinofila della Polizia di Stato che con il reparto mobile presidia il mezzanino del metrò di Porta Genova. Gli agenti attendono che il fiume della movida interrotta per decreto ministeriale alle 23.00 valichi i tornelli e si incanali verso le ultime corse del metrò senza spiacevoli controindicazioni. Più sorpresi che agitati, troppo damerini per saltare il tornello, i ragazzi schivano i controlli a caso più che altro perché vorrebbe dire far tardi per davvero. Attivi anche i controllori Atm, ma tutto quel che rimane impigliato in questa grande e vistosa rete di divise è una ragazzina senza biglietto che viene impaurita fino ad un leggero malore. Quelli che solitamente viaggiano a sbafo, quelli che magari hanno addosso qualcosa di troppo, fiutano l’andazzo prima che i cani fiutino le loro tasche e fanno immediato dietrofront: stasera si torna a casa girando al largo. 

Il conto sul tavolo. Gli ombrelloni chiusi, le saracinesche abbassate. Lo stop dei locali sul Naviglio spacca il minuto. Al rintocco delle undici di sera c’è ancora chi tracanna l’ultima media rossa, ma il grosso della folla se ne sta già andando via, in ordine sparso, diligente, e con la mascherina. È come se in tutto il quartiere fosse suonata la campanella di fine intervallo: in via Vigevano la gente si bacia, si abbraccia e si lascia all’ora in cui di solito si incontra. Il 10 sferraglia verso piazza General Cantore praticamente vuoto. In Porta Genova otto taxi aspettano clienti in fila per due. Alle 23.15 la Ripa e l’Alzaia, in genere farcite di turisti come Rimini d’estate, sono immobili. La rizzata, il Naviglio e l’umidità diventano un paesaggio del secolo scorso, o dello scorso marzo. Qualcuno dei residenti fa capolino dalla finestra, e fingendo sorpresa, respira un po’ di tranquillità.

Milanese, giornalista e TV producer. Per lavoro vive a Los Angeles, tocca Cape Town e Tokyo, scopre angoli nascosti d’Italia e d’Europa. Per curiosità si perde nelle strade e tra le storie della sua amata città.

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