“Lontano dagli occhi” la maternità raccontata da un giovane scrittore

Può scrivere, un giovane uomo, di maternità? Il giovane autore di “Lontano dagli occhi” non è padre, ma è figlio e – scrive – “niente ci accomuna come l’essere figli”. Paolo Di Paolo è un

, “Lontano dagli occhi” la maternità raccontata da un giovane scrittore

Può scrivere, un giovane uomo, di maternità? Il giovane autore di “Lontano dagli occhi” non è padre, ma è figlio e – scrive – “niente ci accomuna come l’essere figli”. Paolo Di Paolo è un fine cesellatore di storie e questa, in particolare, è coinvolgente perché è la sua storia. Parlare con voce femminile, descrivere l’immaginario e i sogni di tre donne, è sicuramente un racconto impegnativo da un punto di vista emotivo scrive l’autore. Questa è una storia che lo riguarda da vicino, e ogni donna immaginata tra queste pagine, potrebbe essere la donna che lo ha messo al mondo. E lui, per avere ricevuto in dono la vita, è molto grato alla madre che non ha mai conosciuto.

Di Paolo ambienta il suo lungo racconto a Roma, sua città natale e di residenza. Ferma il tempo nell’anno della sua nascita: estate 1983. La città è assolata, chiassosa, sospesa tra spensieratezza e inquietudini: è l’anno del rapimento di Emanuela Orlandi, dell’uccisione del giudice Rocco Chinnici; Andreotti festeggiava il quarantennale della sua carriera politica, la Roma vinceva lo scudetto e le note di “Vamos a la playa” e “Tropicana” riecheggiavano nelle strade.

Luciana, Valentina, Cecilia si aggirano per la città, incoscienti e sole: di lì a poco un evento cambierà le loro esistenze, perderanno la loro spensieratezza. Quando si accorgono di essere incinte, un po’ per incoscienza, un po’ per educazione, portano avanti la gravidanza, nonostante i presunti padri (l’Irlandese, Ermes, Gaetano) siano confusi o in fuga: così la situazione per le future mamme diventa precaria. La loro storie prendono forma il giorno del parto, che avviene per tutte tre nello stesso giorno, nello stesso ospedale. La loro è una maternità non programmata, non decisa insieme ai loro compagni. Sole di fronte a una nuova vita che mette in fuga i maschi.

Quando lasciano il reparto maternità una mamma decide di lasciare la sua creatura, un maschietto, tra le amorevoli mani delle infermiere: dopo le domande di rito, psicologicamente strazianti “È sicura? Ha deciso? Firma l’atto burocratico. Il neonato verrà poi dato in adozione a una coppia di trentenni, felici di portare via tra le braccia quella creatura avvolta in un fagotto di stoffa. “Gracias a la vida” sembra voler dire l’autore.

E chiude così il suo lungo emozionate racconto: “Sono un personaggio di questa storia, un dettaglio nell’angolo in basso della tela. Sono il neonato avvolto nel fagotto di stoffa. Eccomi. Il futuro adesso arriva davvero, ed è il migliore che io possa avere”.

Paolo Di Paolo
Lontano dagli occhi
Feltrinelli, pagg. 192, euro 16

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