Lotta al degrado: il Comune divorzia da Aler

Alla fine la rottura si è consumata. Dal 1° dicembre i 28.791 alloggi popolari che possiede il Comune saranno gestiti da Mm, la municipalizzata che già si occupa della gestione dell’acqua. Aler Milano, che se

Alla fine la rottura si è consumata. Dal 1° dicembre i 28.791 alloggi popolari che possiede il Comune saranno gestiti da Mm, la municipalizzata che già si occupa della gestione dell’acqua. Aler Milano, che se ne occupava dall’ottobre del 2009, si occuperà solo dei suoi 40mila alloggi. Una decisione che era nell’aria, dopo la rottura della convenzione nel maggio scorso e che caratterizzerà la seconda parte del mandato della Giunta Pisapia, la cui azione nelle periferie appariva sempre più blanda, e del governatore Maroni e di chi l’aveva preceduto, colpevoli di aver portato Aler Milano prossima al fallimento.

Nell’ultimo anno la situazione dell’azienda di viale Romagna era precipitata. Il dissesto economico (un deficit di bilancio di 325milioni di euro circa, un’esposizione debitoria verso i fornitori di 61milioni, manutenzioni da fare per 900milioni) unite alla sostanziale indifferenza da parte di Regione Lombardia, proprietaria al 100 per cento dell’azienda, faceva di Aler Milano – l’immobiliare pubblica più grande d’Europa – un incredibile carrozzone.

La totale incapacità di Aler Milano di assolvere al proprio mandato di azienda pubblica è provata in modo inoppugnabile dallo stato di degrado degli immobili, dalla lista di attesa per un alloggio composta da 25mila nominativi, da 6mila alloggi vuoti (solo mille assegnati nel 2013), da percentuali di morosità e abusivismo altissime. A completare il quadro scandali, malaffare, sprechi e un braccio di ferro assurdo tra Comune e Regione (alimentato soprattutto da quest’ultimo, a dire il vero), su di chi fosse la colpa di questa situazione, in un gioco fatto di scaricabarile e punzecchiature sulla pelle degli inquilini.

Ha fatto bene dunque il Comune, a nostro parere, a intraprendere questa strada in solitaria, ma le incognite che si aprono ora sono moltissime, così come le opportunità di fare bene. Mm dovrà in pochi mesi allestire una struttura efficiente e Palazzo Marino stanziare sostanziose risorse, perché pensare che con i canoni sociali si possa pagare tutto è utopia o peggio, avventurismo politico. La gestione dei quasi 30mila alloggi (a cui si aggiungono 8.732 posti auto e 1.229 tra negozi e laboratori, ) dovrà essere all’insegna di un patto tra inquilini e proprietà, del decentramento e della responsabilità. Ci conforta che dalle prime dichiarazioni sembra essere questa la strada che vuole intraprendere il Comune. Ma certo non sarà sufficiente. Si dovranno trovare formule di assegnazione innovative, in grado di favorire la costruzione un reale mix sociale, che eviti la creazione di quartieri ghetto. Esempi virtuosi e proposte in questo senso ce ne sono molti. Come l’idea, da Aler sempre respinta, di consentire agli sfrattati di entrare nelle case da ristrutturare, facendogliele sistemare a scomputo dell’affitto (vedi articolo in questa pagina). O gli esperimenti riusciti di coinvolgere cooperative di inquilini, come è successo con DarCasa, che gestisce bene gli alloggi in Stadera, o ancora coinvolgendo le grandi cooperative a proprietà indivisa del milanese, che da molto tempo gestiscono con successo patrimoni importanti. Da seguire con attenzione anche iniziative come il progetto Abit@giovani, promossa da don Gino Rigoldi e Fondazione Cariplo, che ha consentito la ristrutturazione e l’acquisto di alloggi popolari da parte di giovani precari.

Naturalmente tutto questo non può prescindere da un’azione decisa per eliminare le situazioni di illegalità e le occupazioni, molte delle quali sono gestite da un vero e proprio racket. Così come è necessario monitorare le situazioni di morosità, facendo attenzione a distinguere tra chi non ce la fa veramente e chi invece fa il furbo.

Per quanto riguarda invece il destino dei circa 40mila alloggi di proprietà di Aler le incognite sono addirittura, se possibile, più numerose. Regione Lombardia, presa in contropiede dalla decisione del Comune, a questo punto dovrà mettere mano al portafoglio, facendo fronte da sola al dissesto economico di Aler Milano. Cosa su cui si è mostrata finora sempre recalcitrante. Dovrà finalmente intervenire sull’azienda, che oltre da rifondare, per forze di cose, si trova ora a essere sovradimensionata rispetto alle esigenze. Si dovranno trovare risorse e volontà politica per porre fine alle occupazioni abusive e alla morosità e di dare il via a un progetto di manutenzione del patrimonio, sempre più impellente. Un compito oggettivamente molto difficile, se si tiene conto della parabola discendente compiuta dall’azienda di viale Romagna in questi ultimi anni.

Insomma, siamo di fronte a una sfida centrale per il futuro della città. Starà al Pirellone da una parte e Palazzo Marino dall’altra, dimostrare di avere a cuore l’edilizia pubblica e di essere in grado di agire conseguentemente, in un derby che non sarà più a parole ma si misurerà sui fatti. Fatti che, gli inquilini delle case di popolari di Milano, sperano ardentemente si palesino il prima possibile.

Stefano Ferri

 

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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