Macchine al servizio dell’uomo – Due recensioni, lo stesso argomento

Vi ricordate di HAL, il supercomputer protagonista del film "2001 Odissea nello Spazio"? Era il 1968 e Stanley Kubrick ci affascinò e ci sconvolse con l'idea di una macchina che a un certo punto della

Vi ricordate di HAL, il supercomputer protagonista del film “2001 Odissea nello Spazio”? Era il 1968 e Stanley Kubrick ci affascinò e ci sconvolse con l’idea di una macchina che a un certo punto della sua evoluzione prende coscienza di sé e scatena una battaglia mortale contro l’uomo per difendere la propria sopravvivenza.

Quello che all’epoca era fantascienza, oggi si chiama scienza e tecnologia, e più precisamente intelligenza artificiale, quasi tutto ciò che si riteneva impossibile, è stato realizzato.

Solo una cosa non siamo ancora riusciti a creare: un computer che sia in grado di percepire la propria esistenza, di provare sentimenti, capace di mentire per fare del bene, di violare la legge per fare giustizia, di provare il senso dell’etica, in pratica di avere un pensiero umano; un computer che possa mettere in atto veri gesti di generosità, in grado di correggere l’uomo quando sbaglia, o anche di impedirgli di sbagliare.

Ma cosa accadrebbe se davvero la tecnologia fosse in grado di creare un enorme calcolatore che raccolga dentro di sé tutte le informazioni del mondo in tutte le lingue e di tutte le epoche storiche e che sia programmato per proteggere l’uomo in tutte le sue sfaccettature, proteggere la natura, rispettare le leggi, realizzare progetti grandiosi che non rimarrebbero sulla carta ma prenderebbero vita e finalmente potrebbero portare il mondo ad essere un luogo migliore in cui vivere?

Purtroppo e per fortuna, questa prospettiva è ancora lontana. Purtroppo, perché sempre più spesso percepiamo la caduta di valori della nostra epoca e viviamo in un ambiente sempre più inquinato. Per fortuna, perché, per paradosso, probabilmente la soluzione dei nostri problemi potrebbe mettere in pericolo la sopravvivenza della nostra specie.

Ma in letteratura tutto questo è già accaduto. Scrittori lungimiranti hanno già creato con la loro penna macchine che impersonano l’uomo perfetto, macchine che non si ingannano esprimendo il desiderio di grandi progetti benefici che mai vorrebbero realizzati. Macchine programmate per portare a termine una loro missione senza lasciarsi distrarre da desideri, sentimenti e paure.

In Macchine come Me” (Ian McEwan), da un laboratorio scientifico escono venticinque robot umanoidi progettati per vivere con i loro proprietari che li hanno acquistati, ed essere in tutto e per tutto al loro servizio e a loro protezione.

In “La Tirannia della Farfalla” (Frank Schätzing), uno scienziato visionario e sognatore inventa un mega calcolatore che contiene tutto lo scibile umano e che progetta formulazioni mediche per sconfiggere qualsiasi tipo di malattia nel mondo, progetta soluzioni per impedire le guerre, per risolvere i problemi di povertà e carestie, organizza piani mondiali di protezione della natura e dell’ambiente.

In entrambi i casi, però, qualcosa va storto e l’uomo, con i suoi limiti, con le sue deboli forze, con i suoi mezzi non sempre leciti, con la fantasia del suo pensiero, dovrà porre rimedio a problemi che non aveva previsto. E rendersi conto una volta per tutte che le macchine servono, ma non potranno mai sostituire l’essere umano, già perfetto in se stesso, proprio perché carico di difetti.

Traduttrice di professione, redattrice per hobby, promotrice di eventi culturali e sociali in collaborazione con diverse associazioni di zona. Convinta che la cultura e la socialità siano un'accoppiata vincente per rendere la vita quotidiana più interessante. Che portare avanti progetti insieme generi unione e partecipazione. E che dovere di ogni persona sia sempre il rispetto delle altre persone, degli animali, dell'ambiente e anche degli oggetti. Perché facciamo tutti parte dello stesso mondo e abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO