Mancini dal salumiere, i potenti e la vita da “sudditi”

Giornali e social di qualche giorno fa erano inondati dalla “notizia” dell’allenatore della nazionale italiana in fila davanti ad un negozio per fare la spesa. Da questo episodio che, sbaglierò, ma mi sembra assolutamente banale,

Giornali e social di qualche giorno fa erano inondati dalla “notizia” dell’allenatore della nazionale italiana in fila davanti ad un negozio per fare la spesa. Da questo episodio che, sbaglierò, ma mi sembra assolutamente banale, sono scaturite lodi sperticate nei confronti del suddetto allenatore e commenti sbalorditi che magnificavano la sua modestia e il suo rispetto per le regole. Lui, proprio lui, l’eroe della nazionale di calcio che fa la fila davanti ad un negozio come un comune cittadino.

Ai primi titoli, confesso, ritenevo che gli articoli e i commenti legati all’episodio fossero ironici; e invece no. Davvero c’era sbalordimento, compiacimento, ammirazione. Per un momento mi è sembrato di ritornare ai primi giorni del Governo Monti, quando il mantra era celebrare la sobrietà, la modestia ed anche l’austero loden del professore. Poco importa se dopo quindici giorni tutti lo avrebbero sbranato, loden compreso.

Strano popolo il nostro, che si lamenta dei “potenti” che ha, ma li vota (se si tratta di politici) e, soprattutto, si meraviglia e li adula solo perché rispettano le regole che dovrebbe essere innanzi tutto loro i primi a rispettare per dare l’esempio.

Ma spiegatemi: cosa ci saremmo dovuti aspettare dall’allenatore della coppa? Che non dovesse mai più varcare la soglia di una salumeria perché, in virtù della vittoria, avrebbe dovuto avere stuoli di servitori e famigli addetti a queste umili mansioni? O che se comunque avesse deciso di andarci di persona (dal salumiere) le folle si sarebbero dovute aprire al suo cospetto come il mare davanti a Mosè per farlo passare? Cosa c’è di straordinario in un signore che fa la fila? Siamo davvero talmente abituati a subire in silenzio, anzi a considerare naturali e forse giusti gli abusi nei nostri confronti dei potenti di turno, che ci sbalordiamo se uno di questi si comporta come una persona civile?

Se è così siamo davvero messi male, ma proprio male. Talmente male che non ci accorgiamo nemmeno che è altrettanto un sopruso sedere in un Governo che chiede – in modo sacrosanto – agli italiani di vaccinarsi e contemporaneamente non farlo personalmente e istigare altri a non vaccinarsi.

Questo rapporto da sudditi che gli italiani hanno con il potere è una delle nostre piaghe principali. Odiamo, a parole, la casta, ma ne siamo attratti in modo quasi ipnotico. Abbiamo un rapporto con il “potere”, di qualunque tipo, che sa molto più di mafia che di democrazia. Al leader, ma forse meglio dire al boss, tutto è consentito o, comunque, ci si aspetta di tutto. Il rispetto delle regole non gli compete e quando le regole, qualche volta, le rispetta ci sembra che stia facendo qualcosa di straordinario, di eccezionale.

Ma c’è un altro aspetto del nostro popolo forse ancora peggiore. Provi a perdere tre partite di fila e poi ce lo facciamo spiegare dall’allenatore della nazionale, quale è questo aspetto ancora peggiore. E se avete proprio fretta di saperlo chiedete al Prof. Monti.

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

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