Marguerite Duras. Un lungo viaggio letterario

Aveva fatto una promessa, a sé e ai suoi lettori, Sandra Petrignani quando rinunciò a inserire Marguerite Duras nel suo volume “La scrittrice abita qui” per il solo fatto che non esiste un suo museo,

Immagine 1Aveva fatto una promessa, a sé e ai suoi lettori, Sandra Petrignani quando rinunciò a inserire Marguerite Duras nel suo volume “La scrittrice abita qui” per il solo fatto che non esiste un suo museo, come dispongono le scrittrici raccontate in quel libro. Esistono però le case e i luoghi frequentati dalla scrittrice francese: Petrignani li ha raggiunti e visitati. E come promesso, li ha raccontati in “Marguerite” l’affascinante romanzo dedicato a Duras in occasione del centenario della sua nascita. «Non volevo farne una biografia o un saggio» – spiega l’autrice quando scrive la genesi di questo libro – e dalla sua penna è scaturita una narrazione che va oltre la fredda cronologia, ha restituito un ricco racconto, un sapiente intreccio tra pubblico e privato che ripercorre la straordinaria irripetibile esistenza di Duras. Nessun filo cronologico, solo per renderla scorrevole, l’autrice divide la storia in capitoli con i nomi che Marguerite ebbe nelle diverse età della sua vita: era Nené la bambina, la figlia, l’adolescente fino all’Università; poi Margot per gli amici, per i mariti e gli amanti, Meg per l’amica inglese. Nella sua terza età, ormai famosa e megalomane, nel delirio alcolico parlava di sé in terza persona e si autocitava con il solo cognome, Duras, che lei stessa si era scelto. Lei, nata Donnadieu, aveva adottato quello pseudonimo quando visitò Duras, luogo nella campagna francese dove nacque suo padre. Un affettuoso tentativo di tenerselo nel cuore, quel padre, prematuramente scomparso, lasciando nello smarrimento tre figli piccoli e la moglie. Donna libera e indipendente, scrittrice, intellettuale, cineasta. Un lungo viaggio cominciato in Cocincina, allora colonia francese (lì nacque nel 1914) continuato poi a Parigi dove visse dall’età di 18 anni. Tra le pagine di Marguerite vi sono molti riferimenti ai suoi numerosi romanzi (ne citiamo solo alcuni) a cominciare da “Una diga sul Pacifico” denso di rimandi alla sua infanzia trascorsa in Indocina (ora Vietnam e Cambogia) a “Il dolore” sul ritorno del marito dai campi di concentramento. Da alcuni suoi libri furono tratti dei film, da “L’amante” a “Moderato cantabile”, che la resero famosa al grande pubblico. Sua la sceneggiatura di “Hiroshima mon amour” (1959) di Alain Resnais, fresco di restauro. Duras ha intrecciato la sua stessa vita con la scrittura. Ebbe la capacità di trasfigurare ogni vicenda biografica in creazione letteraria. E diceva di sé: «Ho attraversato tante esperienze da riempire almeno dieci esistenze, l’Indocina, la guerra, la Resistenza, gli amori, un figlio, i libri, le sceneggiature, gli articoli, il teatro». Una lunga storia, la sua, fitta di trionfi e sconfitte. Dalla vita sentimentale movimentata all’intensa attività letteraria alla fragilità insanabile. Forse ha sempre cercato in quella vulcanica esistenza la guarigione dal male di vivere. Verso la fine dei suoi giorni scrive: “È così duro morire. A un certo punto della vita le cose finiscono. Scrivere tutta la vita t’insegna solo a scrivere. Non ti salva da niente. È tutto». Una lettura affascinante per chi non conosce Marguerite Duras. Per chi ha letto solo uno dei tanti suoi libri. Per chi vuole ripercorrere i tempi che mescolano vita, opere e sentimenti di un personaggio geniale, reale, commovente, irritante.

Lea Miniutti 

Sandra Petrignani
Marguerite Neri Pozza
pagg. 213, 16 euro

Elisa Paci, 24 anni, laureata in Comunicazione e Società (Scienze Politiche), blogger e fotografa, ha uno spirito internazionalista, che la porta a viaggare a Milano e nel mondo, in aiuto di chi non ce la fa, siano persone, interi popoli o piccole redazioni digitali. Per lei il reaggae è il massimo.

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