Matteo Renzi a “Vita” per illustrare la riforma del Terzo settore

A un marciapiede di distanza dalla moschea di via Quaranta e a qualche centinaio di metri dal Corvetto, lo storico quartiere della mala che oggi a fronte di una cattiva fama, difficile da scrollarsi di

, Matteo Renzi a “Vita” per illustrare la riforma del Terzo settore

A un marciapiede di distanza dalla moschea di via Quaranta e a qualche centinaio di metri dal Corvetto, lo storico quartiere della mala che oggi a fronte di una cattiva fama, difficile da scrollarsi di dosso, rappresenta uno dei più vivaci laboratori sociali d’Italia. È qui, lungo la circonvallazione più esterna di Milano (quella della 95, per intenderci), che “abita” la redazione di uno dei progetti editoriali più originali del panorama italiano. Quello di Vita (magazine mensile e portale internet: www.vita.it), da vent’anni – è stato fondato da Riccardo Bonacina nell’ottobre del 1994 – il punto di riferimento italiano dell’informazione sul sociale e sul non profit. Il vero cuore di Vita è il suo comitato editoriale, 65 organizzazioni di primo e secondo livello fra le più importanti in Italia, che sono l’editore principale di una testata realmente indipendente. Organizzazioni che lo scorso 20 maggio, il premier Matteo Renzi, accompagnato dal sottosegretario al Welfare con delega al Terzo settore, Luigi Bobba, ha voluto incontrare di persona proprio in via Marco D’Agrate, 43 (la sede di Vita) per illustrare il suo progetto di riforma sul Terzo settore, annunciato una settimana prima. Un percorso che si chiuderà il 27 giugno, quando il pacchetto approderà in Consiglio dei ministri, mentre la consultazione pubblica è aperta fino al giorno 13 (per contribuire scrivere a terzosettorelavoltabuona@lavoro.gov.it). Il testo della bozza di legge quadro ha in buona parte recepito le indicazioni raccolte nella piattaforma InMovimento (http://inmovimento.civi.ci/), lanciato da Vita, a cui hanno contribuito sinora circa 200 associazioni, volontari ed esperti. L’appuntamento era fissato per le 8.45. L’incontro è incominciato qualche minuto dopo. Il confronto, che si è tenuto a porte chiuse e riservato ai presidenti delle associazioni del Comitato, è stato trasmesso in diretta streaming e coperto anche con un livetwitting su @vitanonprofit e @vitadiretta con l’hashtag #renziatupertu oltre che sul canale facebook della testata. «Io sono qui a Vita non per un tributo, questo non è un omaggio, sono qui per costruire un pezzo di futuro in base all’idea che abbiamo dell’Italia», ha esordito Renzi nella replica agli interventi di alcuni dei partecipanti. «Noi il 27 giugno andiamo in Consiglio dei ministri con una testo, ma è chiaro che guardando alcuni volti e alcune facce qui da voi, mi viene da dire che se non impostiamo un ragionamento sulla sanità la riforma è monca, e lo stesso vale per la scuola e il servizio civile. La questione educativa è centrale nel Paese, è di questo che vorrei discutere con voi». Quindi l’Expo. «Da lettore di Vita – ha continuato il presidente del Consiglio – dico che l’Expo deve comprendere anche il nodo della fame del mondo, ci sono 827 milioni di persone che sono a rischio di fame, poi ci sono 1,1 miliardi di obesi. Questo non può più essere, c’è qualcosa che non va. Dobbiamo intervenire. anche a livello culturale, partendo dalle scuole. Il tema dell’Expo deve avere anche una valenza educativa». Quindi l’annuncio: in autunno Milano ospiterà un vertice europeo sul non profit. «Dico a Gigi Bobba che sarebbe una buona idea se noi proprio a Milano utilizzassimo il semestre di presidenza italiana per raccontare le best practices del settore. Un appuntamento del semestre a ottobre-novembre sul Terzo settore, altrimenti detto primo», ha chiosato Renzi, chiudendo il suo intervento. Per chi fosse interessato nei giorni scorsi su vita.it è stato lanciato un canale speciale in cui sono convogliati tutti i contributi di politici, esperti e dirigenti del non profit sulla riforma. La riforma in pillole Il progetto di riforma della normativa sul Terzo settore elaborato da Renzi si compone di 29 punti operativi. Che si possono sintetizzare in sette macrosezioni. Eccole:

1. Riforma del codice civile
Oggi il nostro codice civile, fermo alla formulazione fascista del 1942, riconosce solo lo spazio pubblico (inteso come pubblica amministrazione, ovvero lo Stato con le sue ramificazioni territoriali) e quello privato (inteso esclusivamente come impresa capitalistica di mercato, volta alla massimizzazione del profitto). La riforma del libro I Titolo II del codice civile che vuole Renzi si propone dare riconoscimento civilistico a tutto quello che sta fra il pubblico e il privato: ovvero tutti i soggetti dell’economia civile.

2. Aggiornamento legislativo
Oggi il non profit è regolamentato da una pluralità di norme di settore (sono 14) spesso in contraddizione fra loro, senza una solida base civilistica e un’armonizzazione con la regolamentazione fiscale. La riforma prevede il superamento di questo status quo attraverso l’elaborazione di una normativa quadro e di sistema in armonia con il principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 118 della Costituzione.

3. Impresa sociale
Il fallimento dell’attuale legge sull’impresa sociale (155/2006), figlia anche di un’impostazione civilistica miope, è sotto gli occhi di tutti (in 8 anni appena 700 registrazioni alla camera di commercio). Una norma che di fatto non contiene alcuna premialità per chi vi aderisce. L’obiettivo della riforma è quello di creare una nuova impresa sociale concepita come un soggetto giuridico ed economico che abbia i canoni dell’impresa capitalistica (capacità si stare sul mercato e attrarre investimenti), ma che operi con l’obiettivo di massimizzare l’impatto sociale e non con quello di massimizzare il profitto. Al provvedimento è legata la nascita di un fondo per le imprese sociali partecipato da fondi pubblici e fondi privati.

4. Il servizio civile universale
Oggi il servizio civile è una possibilità riservata a pochi eletti: qualche migliaia di ragazzi (attualmente in servizio ce ne sono 14mila) pari al 2 per mille dei 6,8 milioni di giovani fra i 18 e i 28 anni che risiedono in Italia. Il nuovo servizio civile universale invece parte dall’affermazione di un diritto: tutti i giovani che lo desiderano devono poter svolgere il servizio civile. Lo schema contenuto nelle linee guida prevede una partecipazione modulare nel tempo (da 8 a 12 mesi), la possibilità di scambi con altri Paesi dell’Unione europea e un panel di benefit “professionali” a vantaggio dei volontari: riconoscimento del tirocinio e delle competenze acquisite e crediti formativi universitari.

5. Stabilizzazione del 5 per mille
Il 5 per mille a favore delle organizzazioni senza fini di lucro a 9 anni dalla sua introduzione (Finanziaria 2006) e malgrado una popolarità sempre crescente (le firme dei contribuenti sono cresciute dai 13,4 mln nel 2006 ai 17,8 mln del 2012) è a tutt’oggi una norma sperimentale. Questo significa che ogni anno vanno trovate le necessarie coperture. Che spesso, al netto di opache operazioni di contabilità pubblica, non sono sufficienti e hanno reso in diverse occasioni il 5 per il mille un 4 per mille di fatto (senza naturalmente comunicarlo in modo trasparente al cittadino che paga le tasse). È venuto il momento che il 5 per mille sia stabilizzato senza tetti di spesa e nel contempo sia razionalizzata la platea dei beneficiari in modo da rendere certa la destinazioni dei fondi ai soggetti senza fini di lucro.

6. L’authority del non profit
Nel 2012 il governo Monti ha cancellato l’Agenzia del Terzo settore e ha trasferito le sue competenze a una direzione generale del ministero del Welfare. Un organo governativo che in termini di controlli e atti di indirizzo ha avuto una produttività assai deludente. La riforma figura la nascita di una vera e propria Authority indipendente in grado di dialogare con l’Agenzia delle Entrate. Un ente titolato alla verifica, alla promozione e alla misurazione dell’impatto sociale delle organizzazioni del settore.

7. Potenziamento degli strumenti di finanziamento
Affinché le imprese sociali e i soggetti non profit possano davvero acquisire un ruolo da protagonisti nella fornitura di servizi e di risposte ai nuovi bisogni del welfare occorre che siano in grado di reperire nella società le risorse necessarie. La proposta punta ad allargare il ventaglio dei canali di finanziamento diretto (ovvero non veicolato dalla pubblica amministrazione). In questo senso saranno promossi incentivi per la libera scelta dell’utente attraverso detrazioni/deduzioni fiscali e l’introduzione di voucher per i servizi alla persona e alla famiglia da spendere sul mercato delle imprese sociali. Inoltre è prevista la promozione dei titoli di solidarietà e l’allargamento della platea dei beneficiari dell’equity crowdfunding, oltre a un trattamento fiscale di favore per chi investe in titoli finanziari etici.

Stefano Arduini 

 

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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