Mestruazioni, quando l’arte sfata il tabù. Ironia, stravaganza e provocazione, oltre ogni stereotipo

In principio fu Ipazia d’Alessandria, filosofa vissuta tra il IV e V secolo d.C. che, proprio facendo leva sul disprezzo sociale nei confronti del sangue mestruale, mostrò una pezza intrisa del suo sangue all’allievo innamorato.

In principio fu Ipazia d’Alessandria, filosofa vissuta tra il IV e V secolo d.C. che, proprio facendo leva sul disprezzo sociale nei confronti del sangue mestruale, mostrò una pezza intrisa del suo sangue all’allievo innamorato. Sono tante le donne che tra pittura, fotografia e illustrazione, mettono in scena la loro personalissima visione del ciclo e dell’importanza della sua liberazione, soprattutto negli anni Settanta, periodo di grandi cambiamenti culturali, caratterizzati anche da tante battaglie femministe. Parole d’ordine: ironia, stravaganza e provocazione, oltre ogni stereotipo. Probabilmente la prima opera che tratta esplicitamente di sangue mestruale è dell’artista austriaca Valie Export, che nel 1966 produce MenstruationsFilm, un video di pochi minuti che raffigura l’artista su uno sgabello, dal quale cola sangue mestruale.

Tra le varie artiste non si può non citare Judy Chicago, che realizzò nel 1971 un’opera intitolata Red Flag, con protagonista una donna che si toglie un tampone insanguinato (sopra il quadro Red Flag). Tamara Wyndham: i suoi Vulva Prints sono prodotti dalla stesura del sangue direttamente dalla vulva sulla tela. La britannica Tracey Emin: con la sua installazione My Bed, il letto dell’artista disfatto e cosparso di mutandine macchiate di sangue (video sotto).

Nel 2014 la fotografa Marianne Rosenstiehl presenta a Parigi The Curse (“la maledizione”), un’esposizione di 24 fotografie che esplorano le mestruazioni in diverse fasi della vita (in apertura una delle foto esposte); la tedesca Elone (2015) ha invece riempito le vie della cittadina di Karlsruhe di assorbenti con scritte frasi contro la violenza sulle donne, la portoghese Joana Vasconcelos presentò alla scandalosa Biennale d’arte delle donne (Venezia, 2006) un gigantesco lampadario da soffitto tradizionale, che al posto dei cristalli ha un’infinita serie di assorbenti interni femminili (14 mila). La giornalista Jinha Zehra Doğan, colpita dalla repressione turca e rilasciata nel febbraio 2019 dopo quasi tre anni di detenzione, non avendo modo nella prigione di Diyarbakir dov’era rinchiusa di avere carta, penna e matite, ha continuato a scrivere e dipingere, usando come inchiostro il proprio sangue mestruale. La poetessa indiana Rupi Kaur si autoritrae a letto con il sangue mestruale ben visibile sul pigiama e ha corso la maratona di Londra il primo giorno delle mestruazioni senza utilizzare alcun assorbente. Decisamente provocatorio l’approccio della visual artist Ingrid Berthon Moine, che realizza una serie di 12 ritratti intitolati Red is the colour raffiguranti donne che portano come rossetto sangue mestruale.


Anche in Italia c’è stata un’ondata creativa: una mostra collettiva che ha raccolto 68 artiste internazionali sul tema Il sangue delle donne. Tracce di rosso sul panno bianco (sopra l’opera da cui prende il nome la mostra). È stata curata da Manuela De Leonardis (a Bari nel 2019 e a Roma – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea). Infine l’emiliana Clelia Mori con la mostra esposta a Matera, Capitale europea della cultura 2019, Il mistero (negato) del corpo che non tace e che nasce a seguito della protesta di 400 operaie della Fiat di Melfi che nel 2015 denunciano l’obbligo di indossare le nuove tute bianche da lavoro che si macchiano facilmente di sangue mestruale. Ma l’artista sceglie un’altra via: la celebrazione del “mistero” del corpo femminile, dell’energia creativa del sangue mestruale che ogni mese si rinnova. “Quello mestruale è differente ed è sangue di vita”. Infin, poche settimane fa, contro i tabù Pantone (l’azienda americana che ha creato un sistema di catalogazione dei colori per il design, la grafica), ha inserito fra i suoi famosi colori Pantone una nuova tonalità di rosso il Red Period, il colore del sangue delle mestruazioni. È la prova che c’è ancora tanta strada da fare per combattere i pregiudizi sul corpo femminile, ma anche che l’arte è stata indispensabile per riflettere su questa tematica ancora così attuale.

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Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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