Milano sempre più attraente e smart

“Milano vicina all’Europa, Milano che fatica” cantava quarant’anni fa Lucio Dalla, e la Milano di oggi con i numeri del suo crescere è qui a dire (anche) che il cantautore bolognese vedeva davvero lontano. Nel

, Milano sempre più attraente e smart

“Milano vicina all’Europa, Milano che fatica” cantava quarant’anni fa Lucio Dalla, e la Milano di oggi con i numeri del suo crescere è qui a dire (anche) che il cantautore bolognese vedeva davvero lontano. Nel mese di ottobre classifiche e numeri sono arrivati da più parti a dire la stessa cosa. Milano corre, attira giovani, accoglie, è la città delle donne che lavorano, ma chiede alle donne ancora molta (troppa) fatica.

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Più smart
A Bologna, il 20 ottobre scorso, in occasione di Smart City Conference è stata presentata la classifica annuale delle 100 città più smart (si può consultare su www.icitylab.it): quelle dove, intrecciati i dati relativi a diversi parametri (economia, qualità della vita, ambiente, legalità, livello di istruzione – anche nell’uso delle tecnologie – della cittadinanza) si vive meglio. Per il terzo anno consecutivo è Milano a guidare la classifica italiana, aumentando il distacco rispetto a Firenze e Bologna, che si confermano seconda e terza, mentre Roma segna il passo. Nel comparto Economy, Milano si afferma grazie al più alto valore aggiunto pro capite, il più alto numero di brevetti depositati e il più alto numero di Fablab e maker space. Una città che ha scelto di puntare sull’economia collaborativa e sulle grandi opportunità offerte dal web.

Più donne
L’universo delle donne milanesi, forza motrice dentro la crescita della città, è stato indagato da Italia Lavoro (ed è consultabile nella sezione Banca Dati Documentale di questa società del ministero del Lavoro) che ha preso in esame, usando dati Istat del 2014, un campione di 421 mila donne tra i 20 e i 64 anni che lavorano a Milano (ma non tutte residenti). Milano, con un tasso di occupazione femminile al 68,3%, distanzia il resto del Paese (fermo al 50,3%), supera anche la media dei Paesi europei più sviluppati (64,3% in EU 15) e anche i risultati di città come Berlino (67,7%) e Londra (60,4%). Ormai la metà dei lavoratori milanesi è donna: si tratta del 47,6% sul totale degli occupati, ma saliamo al 50,2% nella fascia dai 20 ai 29 anni. Siano italiane o straniere, queste lavoratrici sono anche più preparate dei coetanei uomini: tra i 20 e i 29 anni, le laureate sono il 60% contro il 35% dei ragazzi.
Fanno notare gli analisti che la linea di demarcazione che riguarda la qualità delle professioni, a questo punto, non passa più tra maschi e femmine, ma tra italiani e non. E infatti il 62% delle donne italiane è occupato in un segmento “ad alta qualificazione”, mentre il 54% delle straniere ha occupazioni non qualificate. Infine, i tempi del lavoro e della famiglia, dove le difficoltà restano molte nonostante il buon livello di servizi offerto da Milano: fra i 33 e i 44 anni, l’87,6% delle occupate non ha figli.
Il lavoro a tempo indeterminato riguarda il 48% del totale del campione, mentre tra le ventenni si parla soprattutto di lavoro a termine, di collaborazione, di part-time, di tempo ridotto. Così, con il lavoro familiare che continua ad essere sulle spalle soprattutto delle donne, avere figli resta una scelta difficile e non sempre realizzabile. «Quel che è certo – ha spiegato la sociologa Lorenza Zanuso – è che nel lavoro a Milano le donne ci sono a pieno titolo: hanno oggi la formazione, le capacità, e l’esperienza per prendere la parola non solo sul “lavoro femminile”, ma sull’insieme del lavoro che cambia, in una città in trasformazione”.
Sul tema di lavoro e maternità è intervenuta Laura Specchio, consulente del lavoro e da pochi mesi presidente della Commissione consiliare di Palazzo Marino Politiche per il Lavoro, Sviluppo Economico, Attività Produttive, Commercio, Risorse Umane: «In tema di tutela della maternità, l’Italia è senz’altro dotata di una normativa tra le più avanzate in Europa, con riferimento alle lavoratrici dipendenti. Vi sono invece ancora lacune per altre categorie professionali in favore delle quali solo in epoca recente si è iniziato a mettere mano, ampliando per esempio le misure in favore delle lavoratrici autonome. Rimane comunque aperto il tema dell’accessibilità e dei costi dei servizi sostitutivi per lavori domestici e cura dei familiari, ciò che spesso costituisce per molte madri un disincentivo all’avvio o alla ripresa dell’attività lavorativa per questioni meramente economiche. Penso poi alla necessità di implementare le opportunità lavorative per le neo mamme.
A livello locale, la recente riorganizzazione di Afol (agenzia per la formazione e orientamento al lavoro) consentirà di introdurre novità sostanziali in questo ambito attraverso azioni di orientamento, formazione, riqualificazione e ricollocazione». Occorre pertanto ridefinire rapidamente l’organizzazione della rete dei servizi per il lavoro e le modalità di gestione delle politiche attive per rendere al più presto operative tutte quelle iniziative, misure, programmi ed incentivi che consentano di favorire l’inserimento e/o il reinserimento nel mondo del lavoro a tutti i cittadini».

Più giovani
La Milano che punta ad un nuovo ruolo europeo dopo la Brexit ha uno dei suoi punti di forza proprio nel fatto che è più giovane del resto del Paese. Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, ha presentato questi dati all’assemblea annuale: nel 2015 Milano ha avuto 46 mila residenti sotto i 44 anni in più rispetto all’anno precedente. Un altro dato: nel 2015, il 29,5% dei milanesi fra i 30 e i 34 anni risultano laureati. Nel 2014 eravamo al 25,9% e nel 2007 al 19,9%.

Laura Guardini

(Novembre 2016)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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