Mostra antologica “imperdibile”su Ruggero Savinio a Palazzo Reale a Milano

A Palazzo Reale, nella magnificenza delle stanze dell’Appartamento dei Principi, fino al 4 settembre (ingresso gratuito), la grande mostra antologica Ruggero Savinio, Opere 1959-2022, promossa e prodotta dal Comune di Milano e curata da Luca

A Palazzo Reale, nella magnificenza delle stanze dell’Appartamento dei Principi, fino al 4 settembre (ingresso gratuito), la grande mostra antologica Ruggero Savinio, Opere 1959-2022, promossa e prodotta dal Comune di Milano e curata da Luca Pietro Nicoletti, rende omaggio all’artista, ripercorrendo per intero la sua vicenda artistica e biografica.

Pittore ma anche scrittore e filosofo, Savinio ha fatto della pittura, come scrisse lui stesso nel 2008, la “melodia interna” della sua vita. “Attraverso la pittura mi sforzo di guardare il mondo, è per me un punto di osservazione che mi permette di vedere tutto il resto”. Una mostra imperdibile come Milano ci ha abituati negli ultimi anni. Figlio di Alberto Savinio (musicista, letterato e pittore, pseudonimo che si è inventato per distinguersi dal fratello) e dunque nipote di Giorgio De Chirico, due monumenti dell’arte del novecento, “I Dioscuri”, come a un certo punto furono definiti.

“Ho respirato arte da subito. Così, anche se poi ho studiato Lettere, ho sempre saputo che avrei fatto il pittore”, ricorda Savinio, nato a Torino nel 1934, una giovinezza vissuta in una Roma “triste e noiosa”, ha soggiornato a lungo a Parigi, Milano e vive a Roma, si definisce “un vivente provvisorio. “Ho imparato molto da entrambi. Alberto era un padre incoraggiante, in modo quasi imbarazzante, mi lodava tanto e mi ha dato il coraggio di continuare. Negli anni ’50 andavo a studiare nello studio dello zio. Lo raggiungevo nel pomeriggio, e lui mi metteva a disegnare o dipingere, facendomi fare, ad esempio, delle copie dall’antico. Corpi di sculture greche con teste animali. Ero affascinato dal modo in cui lavorava. I suoi gesti mi ricordavano quelli di un alchimista”.

Malinconia.

Un’eredità artistica “ingombrante” (Saviniotto così lo chiamava il pittore Ardengo Soffici) tradotta in uno splendido percorso originale, fedele alle proprie ragioni interne e indifferente alle mode più chiassose e mondane dell’arte del secondo Novecento. Lo stile è inconfondibilmente suo. Savinio è andato sempre per la sua strada portandosi dietro un nome pesante senza rinnegarlo e senza sfruttarlo. Semmai altri artisti hanno influenzato la sua ricerca: si sentiva molto più vicino a Bacon, Balthus, Giacometti, Marées, l’ultimo Tiziano “che lascia le impronte delle dita sulla tela”.

Racconta Savinio: “Voglio restare un principiante fino alla fine; in una pittura anche di quelle più cariche di maestria mi interessano proprio gli inciampi, che mostrano il rovello per avvicinarsi a una sperata perfezione, dove l’incompiutezza, però, emancipa l’opera dalla pedissequa ricaduta nell’algida disciplina del canone. Sì, la pittura è fatta di sovrapposizioni, ripensamenti, stratificazioni costanti di colore, segni. La mia è una pittura legata alla libertà, mi lascio spesso trasportare da essa. Mio padre e mio zio invece erano molto metodici, io amo di più il “pasticcio”. 

Senza titolo.

Il Savinio milanese Divisa in cinque sezioni, la mostra prende avvio dagli anni di formazione di Savinio avvenuti fra Roma, Parigi e soprattutto Milano: Milano, teatro dei suoi esordi giovanili e dei suoi sodalizi con galleristi e altri artisti. “Sono nato a Torino nel 1934. La mia nascita in Piemonte è casuale. Mio padre si trasferì in Italia perché a Parigi, allora, il mercato dell’arte era pressoché fermo a causa dell’onda della crisi di Wall Street”, ha raccontato ad Anna Maria Santoro nel libro Arte per immagini. Interviste a dodici grandi artisti del nostro tempo pubblicato nel 2021 da Carabba. Infanzia e giovinezza a Roma, poi molti anni tra Parigi e Milano, dove tiene la sua prima mostra personale nel 1962, alla Galleria delle Ore di Milano, fondata da Giovanni Fumagalli. Fu il poeta Ungaretti a presentarlo. Ha soggiornato per molti anni nella città di Milano prendendo una piccola abitazione studio in via Ciovassino, da Brera traslocherà più volte: in via Borromei, in via Amedei e in via San Maurilio, fino al rientro definitivo a Roma (dove tuttora vive) che avverrà nel 1989. Scrive Savinio: “Milano per me è una città commovente, ho creduto di scorgere un sentimento romantico nella sua anima, mio padre avrebbe detto nel suo cuore (il riferimento è al libro Ascolto il tuo cuore città dedicato a Milano scritto dal padre Alberto e pubblicato nel 1944- NdR).

Autoritratto con Annelisa.

I quadri di Ruggero Savinio suscitano un’emozione profonda (uno dei quadri più suggestivi? Autoritratto con Annelisa del 1992, Annelisa Alleva poetessa e traduttrice, l’amatissima moglie). Al centro della sua poetica pittorica l’andirivieni tra luce e ombra, tra forma e informe, tra definitezza e evanescenza, fra il generarsi e il dissolversi della figura. Come poli antitetici e complementari. Quella dialettica degli opposti che è alla base della vita stessa. Tempeste di pennellate vigorose di luce e oscurità. Cieli di un blu esagerato, accensioni di rosa e ocra delle rocce, turchesi e smeraldi di un mare che all’improvviso si ammanta di nero, un fondo nero che quando meno te lo aspetti d’ improvviso riluce nelle pieghe di bagliori di un oro segreto, nel silenzio maestoso delle rovine antiche. Gialli intensi smaterializzanti dilagano, come nel dipinto La colomba minacciata dall’uomo ombra, del 1967, o una roccia sembra sul punto di prendere figura umana. Figure esitanti che si affacciano enigmaticamente su una soglia. Non sappiamo se l’abbiano superata o siano in procinto di farlo. Ritratti e autoritratti in dissolvimento. Figure che emergono dall’ombra, sostano nella luce il tempo di un lampo, pronte a dissolversi nel buio. Quel magma oscuro molto vicino all’oscurità del mito, della Grecia, alla natura misteriosa delle cose. 

La colomba minacciata dall’uomo ombra.

Luce e ombra. “Occorre cercare la luce nel fondo dell’ombra, il colore nel nero e nel buio”. Savinio sa che il senso delle cose ha la sua radici nell’ambiguità, nel magma indistinto da cui tutto affiora. L’ombra: presenza oscura da cui l’opera prende corpo, “caligine che ammanta le figure”, e che la figura non deve abbandonare a costo di perdersi in una luminosa infinitezza. Luce emanata dalle cose e persone più che diretta ad illuminarle, memore, però, nello stesso tempo, dello sfondo opaco, dell’ombra da cui proviene. E di cui, continua a serbare traccia.

 

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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