Navigli e Darsena: «Fermare spaccio e usura»

Alcuni mesi fa l’associazione Civitas e l’università di Torino hanno pubblicato una ricerca sui commercianti in Zona 9, da cui sono emersi dati allarmanti. Le infiltrazioni mafiose e le attività di spaccio, estorsione e usura

PattiAlcuni mesi fa l’associazione Civitas e l’università di Torino hanno pubblicato una ricerca sui commercianti in Zona 9, da cui sono emersi dati allarmanti. Le infiltrazioni mafiose e le attività di spaccio, estorsione e usura sono risultate attività ben note ai commercianti. Al tempo stesso è emerso chiaramente come la fiducia nello Stato sia poca e come questo favorisca l’omertà. Per conoscere la situazione nella zona Darsena, Navigli, Ticinese, Porta Genova in cui ogni giorno affluiscono decine di migliaia di persone e i locali nascono uno dopo l’altro, abbiamo intervistato Ferruccio Patti, commerciante da 40 anni, vice presidente di Confesercenti, presidente dell’Associazione commercianti di via Vigevano e consigliere di Zona 6 del Pd, da anni in prima fila nella lotta all’estorsione e all’usura, definito dal professor Nando Dalla Chiesa come uno dei “patrioti” dell’era di Expo, e in procinto di aprire uno sportello SOS Impresa anche a Milano.

 

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Sono paragonabili le aree della zona nord della città oggetto della ricerca di Civitas e l’area della Darsena, Navigli, Ticinese, Porta Genova?
«Secondo la mia esperienza e quanto mi dicono titolari delle attività produttive, le due aree non sono paragonabili. Nella zona Darsena, Navigli, Ticinese, Porta Genova per esempio l’estorsione è un problema che, se esiste, è molto circoscritto. Certo considerato lo sviluppo che in questi 5 anni ha avuto l’intera area l’attenzione deve essere alta. Milano, anche secondo la magistratura e le forze dell’ordine, non è però una città da pizzo, soprattutto in centro, piuttosto il problema è l’usura “amicale”».

Cos’è l’usura “amicale”?
«È un’usura nascosta, quasi invisibile. Accade quando la banca, dove magari sei in ritardo con un paio di rate, non ti fa più credito. Allora ecco che arriva il conoscente, che può essere il commercialista, l’avvocato, il cliente, il bancario che saputo delle difficoltà, si offre di aiutarti con un prestito, a tassi di solito intorno al 10% al mese».

E se uno non paga cosa succede?
«Intanto quando ricevi il prestito devi lasciare un pegno, di solito un assegno postdatato, magari in bianco. Se non paghi nel migliore dei casi vai in protesto e fallisci. Altrimenti scopri che “l’amico” è collegato alla criminalità e allora le cose diventano ancora più gravi e sulla porta del negozio iniziano a presentarsi loschi figuri. In questa fase un commerciante è estremamente vulnerabile, perché cerca in tutti i modi soluzioni per avere liquidità o credito presso le banche o le finanziarie. Ecco allora che si fanno spesso avanti anche i truffatori».

Come si combatte questa piaga?
«L’ambito più importante su cui intervenire è quello dell’accesso al credito. Con le regole attuali, se sei stato protestato, non puoi più accedere al credito in nessuna banca. Attualmente, di fatto, se vuoi continuare a lavorare e a vivere e noi hai più alcuna risorsa sei spinto tra le braccia degli usurai».

Mi fa qualche esempio?
«In quarant’anni di attività come commerciante e di lavoro nelle associazioni di categoria ho incontrato molte persone che si sono rovinate. Conosco un’azienda a conduzione familiare che è andata in crisi perché il maggior cliente non ha più pagato, producendo uno scoperto di 250mila euro. A questo punto non hanno più potuto pagare il mutuo con la banca, che ha pignorato la casa e la sede dell’azienda. I conti correnti sono stati chiusi. Sono stati anche truffati da un sedicente consulente finanziario. Ora si sono ripresi e hanno delle commesse importanti, ma non possono avere un conto dove incassare le fatture per il lavoro svolto, che ammonta a 150mila euro. Come Confesercenti li stiamo aiutando con degli avvocati: ma è possibile che a un’azienda così non sia data l’opportunità di ripartire?».

Cosa si può fare e cosa possono fare le istituzioni?
«Come detto lo Stato deve intervenire, e in parte l’ha fatto, con stanziamenti di fondi per la prevenzione dell’usura. Si deve però lavorare per rendere più semplice l’accesso a queste risorse e suscitare nei commercianti più fiducia nelle istituzioni. Il governo poi dovrebbe iniziare a distinguere all’interno dell’enorme massa dei protestati chi è un truffatore e chi non lo è, ed essere inflessibili con i primi mentre con i secondi valutare caso per caso, dando, se ci sono le condizioni, una nuova opportunità. Insomma si deve attuare un approccio meno burocratico e più nel merito. Il Comune dovrebbe invece promuovere una campagna informativa contro l’usura, come quella che è stata lanciata contro le slot machine, per stare vicino a commercianti e imprenditori, per aiutarli a sfruttare le opportunità della legge e proteggerli di fronte all’usura. Poi dovrebbe iniziare un censimento delle attività produttive in città, che attualmente non c’è, per conoscere nel dettaglio questa importante parte della città. Se sarò rieletto come consigliere al Municipio 6 questa sarà un’attività che proporrò. È un passo decisivo per poter intervenire con maggiore consapevolezza sulle varie questioni».

E sulla criminalità più in generale, qual è la situazione nell’area Darsena, Navigli, Ticinese, Porta Genova ?
«Il problema principale è lo spaccio di cocaina, che ha il suo centro nell’area di via Gola. È da lì che partono i pusher per l’intera zona e per la città. Si tratta di un business enorme, che tutti conoscono. Le forze dell’ordine e la magistratura da tempo stanno facendo indagini: hanno filmato, si infiltrano, ma intervengono parzialmente e la situazione peggiora sempre più. Si spaccia anche di giorno come se fosse normale e non solo in via Gola. La droga è nascosta per strada un po’ dappertutto cambiando sempre il posto. Qualche locale della zona, potrebbe essere legato allo spaccio e alla criminalità. Inoltre, il locale della Lap Dance di via Gola, recentemente aperto crea non poche polemiche e c’è il fondato sospetto che si svolgano attività di prostituzione. I Carabinieri sanno tutto, ma per ora osservano».

Chi controlla questo “mercato”?
«Essendoci in corso un’inchiesta della magistratura e non avendo prove concrete, per sapere chi controlla “questo mercato”, attendiamone l’esito e sapremo chi ha in mano gran parte degli appartamenti, si parla del 70% di occupazione abusiva, la più alta delle case Erp di Milano e l’occupazione di chi è senza un tetto è la parte minore. Chi “controlla” ci mette dentro le persone che spacciano per strada, o fanno i pali. Ora ci sono anche “personaggi” che, dopo essersi appropriati degli appartamenti vuoti, li cedono a 3-4mila euro. Poi c’è lo spaccio in casa. I cittadini ci raccontano di appartamenti occupati dove c’è un via e vai continuo di gente molto sospetta. Non per niente tutti palazzi in cui avviene lo spaccio hanno i portoni rotti: è per consentire che la gente giri liberamente».

Quali i costi sociali di una situazione come questa?
«Sono costi altissimi. Milano, come ogni città, non può avere una via nella quale proliferano attività illegali. E per una serie di ragioni, una in particolare: una via presidiata dalla criminalità determina una serie di costi che gravano sui cittadini, nel senso che sono i cittadini a pagare, con le loro tasse, i disagi di una zona nel degrado. Parte del bilancio del Comune va per interventi straordinari per via Gola, quando potrebbero essere destinati per attività sociali o per i bisognosi. E mi riferisco ai costi che riguardano l’uscita giornaliera delle Forze dell’ordine, le abitazioni con affitti ampiamente sotto a quelli medi pur trattandosi di case Aler e del Comune, lo scoraggiamento ad aprire attività di commercio, più i costi derivati dallo stress e dal degrado per tutti quei cittadini che abitano in via Gola».

Cosa fare per cambiare?
«Forze dell’ordine e magistratura devono intervenire al più presto, per combattere questa situazione. Aler e Regione poi, assieme a Comune e forze dell’ordine, devono sgomberare le case dalle occupazioni abusive. Distinguendo tra chi è un criminale e chi vi risiede per bisogno, come per esempio tutto il mondo legato al centro sociale “Cuore in Gola” che, tutto sommato fa un servizio “utile”al quartiere, dando l’opportunità a chi intende regolarizzare la propria posizione di rimanere, concordando piani di rientro praticabili. Naturalmente le case contestualmente devono essere sistemate, perché versano in uno stato di completo abbandono».

Stefano Ferri

(Maggio 2016)

 

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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