No al voto “di pancia”

Mancano dieci giorni alla fine della campagna elettorale meno coinvolgente ma allo stesso tempo più decisiva della storia recente della Repubblica.Partita inaspettatamente a fine luglio assieme alle vacanze, la competizione elettorale si è avviata stancamente

Mancano dieci giorni alla fine della campagna elettorale meno coinvolgente ma allo stesso tempo più decisiva della storia recente della Repubblica.

Partita inaspettatamente a fine luglio assieme alle vacanze, la competizione elettorale si è avviata stancamente con i soliti botta e risposta, le promesse roboanti (le stesse da anni e quasi sempre irrealizzabili), gli slogan ammuffiti. Un copione già ascoltato, che ha spento interesse e passione. E se è vero quello che affermano i sondaggi, che oltre il 40 per cento degli italiani non sa cosa votare, è molto probabile che il 72,93 per cento di affluenza delle politiche del 2018 venga ulteriormente abbassato.

Eppure di motivi per andare a votare ce ne sarebbero tanti. Viviamo un momento terribile della storia contemporanea, con una contrapposizione fortissima tra l’Occidente e Paesi come la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping (dove si uccidono gli oppositori e si prendono pezzi di mondo con la forza); i costi delle materie prime sono impazziti, la situazione ambientale è sempre più grave, il Covid è in agguato, la percentuale di poveri in Italia è in costante aumento, le opportunità offerte dai fondi europei non sono scontate.

Una situazione difficilissima, che richiede competenza, serietà e visione da parte di chi siederà in Parlamento e poi a Palazzo Chigi, ma prima ancora da chi si recherà alle urne, che dovrà votare valutando chi dà più affidamento di fronte ai grandi problemi che dobbiamo affrontare come paese.

Certo non è facile, si tratta di questioni complesse e la superficialità del dibattito politico non aiuta anzi, sostenuta dalla deriva social spinge verso la banalizzazione, l’irrazionalità delle risposte, la violenza verbale, la contrapposizione identitaria.

Per uscire da questa gabbia ideologica che ci vuole elettori “di pancia”, dobbiamo fare lo sforzo di leggere la realtà che si nasconde sotto questa coltre di parole vuote, alla ricerca dei fatti, che per quanto interpretabili e legati al contesto in cui accadono, sono l’unica bussola di cui disponiamo.

Per quanto mi riguarda, non darò di certo il mio voto a chi ha fatto cadere il governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi, a otto mesi dalla scadenza naturale della legislatura, affossando esclusivamente per interessi di partito la guida più autorevole di cui disponeva il Paese, né voterò coloro i quali sotto un’immagine edulcorata nascondono pulsioni fasciste, razziste e disprezzano la dignità e i diritti delle donne e delle minoranze.

Partendo da queste premesse valuterò quali proposte presentano partiti e coalizioni e quale tasso di affidabilità hanno i candidati.

Buon voto a tutti.

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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