Non solo Mahmood. Elettronica, Hip hop, trap, house music: il ricco panorama del sud Milano

Il successo di Ghali aveva già acceso un pro- iettore sulla vivacità musicale delle periferie milanesi (nel suo caso, Baggio e Zona 6). In questi giorni invece il rumore scaturito dalla vittoria di Mahmood al

, Non solo Mahmood. Elettronica, Hip hop, trap, house music: il ricco panorama del sud Milano

aftermanIl successo di Ghali aveva già acceso un pro- iettore sulla vivacità musicale delle periferie milanesi (nel suo caso, Baggio e Zona 6). In questi giorni invece il rumore scaturito dalla vittoria di Mahmood al Festival di Sanremo 2019 sposta i riflettori sulla Zona 5 e in particolare sul quartiere Gratosoglio. Un quartiere tranquillo,
con gli stessi problemi di una via Washington o di una via San Marco. Forse anche meno di corso Buenos Aires. Qui la scena musicale non si limita ai generi metropolitani hip-hop e trap, che pure hanno visto transitare da questa zona rime illustri, come ad esempio quelle di Fedez. Crescono sani e belli, artisti come Gratosoul (nomen omen), che produce Tech House astratta che suona nelle radio dei negozi. Oppure JL & Afterman, produttori di House Music che sono stati 4 volte n.1 nelle classifiche di Beatport e Traxsource, e tuttora sono nella top 100. O ancora, Elisa Pooli, che macina milioni di visualizzazioni su Youtube con le canzoni per bambini e che registra i suoi successi al Ronchetto delle Rane, di fronte al “Grato”. In ambito tradizionale, Nico Cornacchione è un cantautore di razza, anche lui di queste parti. E non mancano studi di registrazione, sale prova, istituti statali e scuole private di musica.

elisapooli.fw«Oggi la musica è prevalentemente elettronica e per produrla basta poco: un pc, un paio di cuffie, una cameretta magari proprio nelle torri di via Saponaro – spiegano JL & Afterman, il duo internazionale che sforna i propri successi tra le risaie del Parco del Ticinello –. Questa semplicità nella produzione ha comportato una proliferazione di artisti e di etichette indipendenti. E Internet ha fatto il resto, moltiplicando troppo di tutto. L’effetto collaterale è che il salto di qualità passa per un investimento economico senza garanzia di riuscita. È una barriera d’ingresso per qualsiasi giovane talento senza budget. Anche noi all’inizio eravamo in questa situazione e siamo stati costretti a districarci tra mixaggio, mastering, social marketing, contratti, distribuzioni digitali. Abbiamo risparmiato soldi, ma abbiamo impiegato anni e per fortuna erano altri tempi. Oggi spesso gli artisti non sono ancora maggiorenni, la qualità della produzione è una pretesa, la fanbase sui social è obbligatoria. E la lentezza stritola».

Gratosoul svela la ricetta che gli ha permesso di risolvere il problema molto velocemente: «Il pubblico non compra più i dischi, li ascolta gratis su Youtube. Ecco perché le piattaforme di streaming sono un veicolo straordinario: sono un’alternativa economica a You- tube e non costringono a sentire gli spot. Gli artisti non colgono questa evoluzione, perché ognuno sogna di diventare Ronaldo e si guarda dagli altri. Se tutti gli artisti del solo quartiere Gratosoglio fossero in grado di condividere la stessa strategia, la stessa fanbase, lo stesso coordinamento, potrebbero muovere le montagne. Non tutti sono Ronaldo… ma giocando in una serie minore, qualcuno ha la possibilità di diventarlo, gli altri comunque ottengono la soddisfazione di vedere i propri dischi in classifica e avere l’indipendenza economica. Inizialmente mi sono rivolto a una parrocchia della zona per aggregare altri artisti e magari con- dividere spazi e strumenti, ma i miei interlocutori erano a digiuno in materia e non mi seguivano. Poi ho cercato di fare da solo, ma la mia assenza dai social era un grandissimo handicap. Un anno fa Milano- Nights ha installato il suo quartier generale in via dei Missaglia e assieme a loro sono riuscito a raggiungere i miei obiettivi».

milanonights.fwMilanoNights è un’etichetta discografica indipendente nata in Zona Sud, proprio per dar voce ai ragazzi di periferia che non hanno alcuna competenza, se non le idee. È stata creata per condividere i fan, muoversi all’unisono, accelerare i processi produttivi grazie al- l’uso “spinto” dell’informatica. La concorrenza non è composta dagli altri artisti, ma dal mercato discogra- fico: il mercato conta proprio sulla mancanza di collaborazione tra le persone, che rende gli artisti indifesi, manipolabili e quindi sfruttabili economicamente. Il fondatore, di matrice cattolica e civica, auspica il coinvolgimento delle istituzioni come il Comune, che qui in Zona 5 ha la sezione musicale delle scuole secondarie. Ma anche della Chiesa e delle associazioni no-profit, che in zona brulicano. Invece la mancanza di corporativismo, complice anche l’ignoranza in materia musicale contemporanea, non offre ai ragazzi della nostra zona l’occasione di avere spazi attrezzati al di fuori della cameretta, o più banalmente un luogo di aggregazione dove imparare a realizzare i propri sogni. «Dopo un anno di attività abbiamo 5 artisti e appena 7000 fans su Facebook – spiega il fon- datore –. Ho montato questa macchina da solo, nel tempo libero, postando sui social, organizzando la segreteria e producendo la musica. Oggi tutti i nostri dischi hanno raggiunto almeno la Top20 su Beatport e gli artisti ricavano uno stipendio dalla nostra attività. Immagina se fossimo stati in 10 a organizzare e aves- simo avuto 50 artisti… ma le dimensioni di Zona 5 mi suggeriscono che possiamo fare 100 volte tanto». Insomma, al Gratosoglio non mancano idee, ambi- zione, capacità esecutiva. Mahmood, MilanoNights, gli artisti emergenti sono l’esempio che i risultati sono alla portata di tutti. L’auspicio è che sia raccolta la chiamata all’unità e alla coesione e che il Grato- soglio possa diventare il Polo Europeo della Musica Elettronica!

Jon Casablanca
(Marzo 2019)

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di dargli un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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