“Oklahoma ragazzi che storia”, il libro 
che racconta i primi 40 anni della comunità. Presentazione giovedì 14 luglio

Il conto alla rovescia è al termine. Domani, giovedì 14 luglio, alle ore 19,30, alla Festa dell’Orto di Ale (prenotazioni a comunicazione@oklahoma.it) alla, sarà presentato “Oklahoma ragazzi che storia”, il libro che celebra i 40

Il conto alla rovescia è al termine. Domani, giovedì 14 luglio, alle ore 19,30, alla Festa dell’Orto di Ale (prenotazioni a comunicazione@oklahoma.it) alla, sarà presentato “Oklahoma ragazzi che storia”, il libro che celebra i 40 anni di vita della comunità di via Baroni. Una piccola grande avventura editoriale nata circa due anni fa, quando Emanuele Martinoli, allora presidente di Oklahoma, chiese a me e a Saverio Paffumi: «Ve la sentite di scrivere la nostra storia prima che venga dimenticata, dagli inizi di cui poco sappiamo, fino ai giorni nostri?».

Così è iniziato il nostro viaggio alla ricerca delle radici di Oklahoma.

«Dei primi anni della nostra storia sappiamo pochissimo» aveva detto Martinoli e non era un eufemismo. Rarissimi i documenti presenti in comunità, così come i racconti sui primi anni, tutti riferiti da persone che “avevano sentito dire che…”.

Con un’attività più da detective che da giornalisti, abbiamo iniziato a cercare le persone che in quel lontano 29 ottobre del 1982 hanno fondato la Comunità. Non è stato come cercare un ago in un pagliaio, ma quasi: nessuno di loro aveva più rapporti con la comunità e anche le altre persone che orbitavano intorno alla comunità sembravano tutte scomparse. A parte don Gino Rigoldi, che da esterno ha sempre aiutato Oklahoma sin dai primissimi anni, e ricordava le vicende per sommi capi, non avevamo alcun testimone diretto.

Pierangelo Musco, al centro, nella prima sede della Comunità Oklahoma in via Santander. Sulla sua testa un quadretto con la scritta Oklahoma.

Poi il colpo di fortuna. Dopo settimane di ricerche, mail e telefonate a vuoto, abbiamo trovato su Google Alfredo Dioraschi, uno dei fondatori della comunità, che da anni vive sulle montagne del torinese e fa l’allevatore di capre così particolari da essere citato sul grande motore di ricerca. E con lui abbiamo cominciato, indizio dopo indizio, a rintracciare altri testimoni. Abbiamo trovato un giudice, un dirigente comunale, un ragazzo ospite in quegli anni, due signore oggi centenarie, la nostra Susi Giani Liuzzi volontaria storica di Gratosoglio presente anche allora, un don mandato dal cardinale Martini e oggi vescovo, un missionario in Colombia, un direttore di comunità. Incrociando i racconti – perché a 40 anni di distanza i ricordi non possono che essere vaghi – abbiamo ricostruito quel primo avventuroso periodo.

Dalle testimonianze è emerso un mondo incredibile, di persone che si misero in gioco, partendo da zero. E tra di loro la figura di Pierangelo Musco, fondatore e protagonista assoluto della nascita di Oklahoma. Un uomo straordinario, che in modo spontaneo e anarchico, diede tutto sé stesso per dare accoglienza ai minori abbandonati, che cominciavano ad affollare le strade di Milano.

Un personaggio unico – dostoveskiano, ci siamo detti più volte –, dirompente ma fragile, con un carisma fortissimo e una capacità di relazionarsi con i ragazzi unica, con alle spalle una vita difficile fatta di solitudine e violenze, per il quale Oklahoma era tutto. Un uomo mosso da una volontà fortissima di riscatto, a cui dava risposta aiutando i ragazzi, in cui si riconosceva, che dopo 10 anni, sotto i colpi di una nemesi giudiziaria, venne allontanato dalla comunità. Oklahoma rischia di chiudere, traballa pericolosamente, ma trova la forza per ripartire.

Ragazzi dell’Oklahoma in vacanza al mare.

«Una bellissima storia, commovente e appassionante – ci ha detto dopo averla letta Andrea Cainarca, attuale direttore di Oklahoma –. Ed è incredibile come alcuni tratti distintivi della comunità del periodo Musco siano ancora con noi».

Nel racconto degli anni successivi, dal 1992 al giorno d’oggi, il problema non è stato più trovare le storie, ma scegliere quali raccontare. L’organizzazione sempre più professionale della comunità, la digitalizzazione e l’abbondanza di testimoni hanno prodotto sempre più informazioni. Comunità Oklahoma, anno dopo anno, è cresciuta in modo esponenziale. Dall’approccio spontaneistico dei primi anni, si è passati a piani educativi personalizzati e a percorsi scolastici. I ragazzi sono cambiati: all’inizio erano solo italiani poi, con le prime ondate migratorie, sono arrivati albanesi, nordafricani, mediorientali. Gli educatori hanno adattato il proprio lavoro alle nuove esigenze della multiculturalità, tra i primi a farlo a Milano. Hanno cambiato anche il loro ruolo all’interno dell’associazione, entrando a farne parte come soci e rinunciando anche alle retribuzioni, pur di salvare Oklahoma nei momenti di crisi.

Sono nati i laboratori di Lingua Sciolta, Ciclofficina CiOk, l’Orto di Ale, La Cucina di Albert e altri ancora. Ci sono stati incontri, iniziative ludiche, feste, spettacoli e vacanze bellissime. Sono arrivati i volontari, numerosi e professionali, per lavorare all’interno della direzione, della cucina, nei corsi di Italiano. È nato Oklahoma City, il giornale della comunità, dove sono raccolte annualmente le testimonianze dei ragazzi, riportate in abbondanza nel libro.

Ragazzi nell’Orto di Ale.

Ci sono stati anni con lutti dolorosissimi e tracolli economici che avrebbero steso chiunque. Ma così non è stato. Oklahoma nonostante tutto si è ogni volta rialzata ed è ripartita, cambiando persone e strategie, ma tenendo sempre al centro i suoi ragazzi. E in questi ultimi anni, nonostante siano stati funestati da pandemia e guerre, aprendosi sempre di più e diventando il punto di riferimento per il quartiere e la città, che tutti conosciamo, ben al di là del suo ruolo “istituzionale” di comunità di accoglienza ed educazione di minori.

“Oklahoma ragazzi che storia” prova a raccontare questa avventura, partendo dalle storie, dalle foto e dalle testimonianze di ragazzi, volontari ed educatori. Ma soprattutto il libro, come dice Saverio Paffumi, coautore, «È un prezioso esempio di come la volontà collettiva di mettersi in gioco con generosità e determinazione al servizio di chi ha bisogno possa superare difficoltà, ostacoli, errori, incidenti di percorso, nel perseguimento dell’obiettivo finale. Obiettivo che per Oklahoma, a partire dal 1982, è stato ed è il pieno recupero alla società e alla vita di ragazzi segnati da difficoltà e disagi. Questo libro racconta com’è stato difficile, ma anche com’è stato facile, com’è stato bello… com’è stato e com’è ancora importante».

Un ringraziamento finale a tutti colori che direttamente o indirettamente hanno contribuito alla realizzazione di questo libro, in particolare alle colleghe Maria Luisa Bonacchi che ha riletto tutti i testi e si è presa la briga di sbobinare diverse interviste e Marina Luzzi, per il progetto grafico e l’impaginazione.

Dicembre 2016. Foto di gruppo con il sindaco Sala in occasione della consegna dell’Ambrogino d’oro alla Comunità Oklahoma.

La festa e il libro

Il 14 luglio, a partire dalla 19,30, in occasione della Festa dell’Orto di Ale, insieme alla consegna dei diplomi dei ragazzi, al concerto del laboratorio di Hip Hop H228 e alla cena preparata da La Cucina di Albert, ci sarà la presentazione di “Oklahoma ragazzi che storia”. Saranno presenti gli autori del libro, Stefano Ferri e Saverio Paffumi, rappresentanti delle istituzioni, del mondo delle associazioni e molti altri ospiti. Prenotazione obbligatoria a comunicazione@oklahoma.it

Stefano Ferri e Saverio Paffumi (Coop FreeMedia)
Oklahoma ragazzi che storia
Autoprodotto da Comunità Oklahoma
Formato: 24 x 28 cm 170 pagine a colori e bianco e nero
Offerta libera, da acquistare presso Oklahoma – www.oklahoma.it

Cena di palazzo in occasione della rassegna “Cinema cibo pedali in Gratosoglio”, organizzata dalla Comunità Oklahoma, insieme a Milanosud.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

Recensioni
1 COMMENTO
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    Vera 14 Luglio 2022

    Una bella storia certo un podcast ci vorrebbe 😎

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