A Palazzo Marino parlano i nuovi italiani: «Basta stereotipi: siamo una risorsa»

«Di fronte a discorsi ogni volta più frequenti dove gli stranieri sono visti come una minaccia, e per alcuni addirittura un’invasione, si rende necessario fare una riflessione per abbattere gli stereotipi e guardare la realtà

«Di fronte a discorsi ogni volta più frequenti dove gli stranieri sono visti come una minaccia, e per alcuni addirittura un’invasione, si rende necessario fare una riflessione per abbattere gli stereotipi e guardare la realtà senza pregiudizi, sul vero apporto non solo culturale ma anche imprenditoriale delle comunità migranti a Milano e all’Italia». Sono queste le parole con cui Laura Specchio, presidente della Commissione Politiche per il Lavoro, Sviluppo Economico, Attività Produttive, Commercio, Risorse Umane, Moda e Design del Comune di Milano, ha introdotto il workshop “Le strade dei nuovi italiani: il futuro attraverso lavoro, creatività e sviluppo”, svoltosi in Sala Alessi, a Palazzo Marino, il 2 giugno scorso. Ospite e co-organizzatore NuoveRadici.World, la testata giornalistica e associazione che prova ad andare controcorrente «rispetto alla narrazione attuale che descrive le persone straniere o di origine straniera, come esclusivamente un problema e mai una risorsa, come in effetti sono», ha spiegato la moderatrice della serata Cristina Giudici, direttrice della testata NuoveRadici.World.

IMG_9197I tanti interventi si sono concentrati proprio sugli aspetti economici e sui vantaggi che un approccio multiculturale può dare all’imprenditoria e al commercio. D’altronde, per uscire dagli stereotipi basta dare uno sguardo ai dati dell’imprenditoria di origine straniera in Italia, come ha fatto Francesco Wu, consigliere di Confcommercio Milano per l’imprenditoria straniera e presidente onorario dell’Unione Imprenditori Italia- Cina. Wu, nel suo intervento, ha rivelato che in Italia nel Terziario ci sono 347mila le imprese con a capo una persona straniera o di origine straniera. Aziende che danno lavoro a 586mila addetti, su un totale di 11 milioni di lavoratori. Negli altri settori produttivi del Paese, su un totale di 5 milioni di imprese, sono 539 mila quelle con a capo uno straniero e danno lavoro a 909 mila addetti. A Milano, da sempre capitale del lavoro e dell’integrazione italiana – e le cose vanno di pari passo non a caso – sono 34mila le imprese straniere che operano nel Terziario. Una realtà che solo negli ultimi cinque anni è cresciuta del 37%, dando lavoro a 79mila addetti e contribuendo in modo decisivo al benessere della città.

«Questi sono dati importantissimi, non solo dal punto di vista economico – ha tenuto a sottolineare Francesco Wu – perché la maggioranza degli imprenditori e lavoratori stranieri ha un’età media di 33-40 anni, vive di relazioni e incontri, e contribuisce a creare integrazione e rispetto reciproci. Inoltre la vivacità economica delle imprese straniere – ha concluso Wu – permette al nostro sistema pensionistico di mantenersi e contribuisce a cambiare lo stereotipo che lo straniero debba essere solo aiutato, dimostrando che non solo gli stranieri lavorano, ma generano ricchezza e lavoro per tutti, italiani inclusi».

Tommy KutiDopo Wu sono arrivate le testimonianze di Ruth Akutu Maccarthy, tra le fondatrici di Afro Fashion Week: «Con il nostro progetto siamo riusciti a far incontrare la moda milanese con quella africana e far entrare imprenditori di origine straniera nel mondo fashion». Omar Sene, socio fondatore di “Nuove radici”, che ha parlato dello sviluppo dell’intelligenza culturale nel business, «che è la capacità di aprirsi per capire e fare proprie la cultura e le esigenze dei nostri interlocutori». Simohamed Kaaboour, insegnante e presidente del ConNGGI (Coordinamento nazionale delle nuove generazioni di Italiani) che si è soffermato su come le persone di origine straniera, se messe nelle condizioni di poter usare le proprie competenze linguistiche e culturali, possano essere un vantaggio per se stessi e per tutto il Paese. Natasha Siassina, imprenditrice di origine russa, che stampa opere d’arte sui vestiti, fondatrice di Taylor’s Art Revolution. Cristina Piotti, giornalista italo indiana, che dopo aver parlato della propria esperienza di professionista che si divide tra i suoi due paesi di origine, «in lotta contro i reciproci stereotipi», ha intervistato Tommy Kuti, cantante rap afro italiano, uomo di spettacolo e autore del libro “Ci rido sopra. Crescere con la pelle nera nell’Italia di Salvini”, che ha chiuso il pomeriggio, facendo questa volta sorridere il pubblico sul tema dell’integrazione, degli stereotipi e sul contributo che gli italiani di origine straniera danno al nostro Paese.

Ana Mancero e Stefano Ferri
(Luglio 2019)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di dargli un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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