Parliamo di cose serie

Abbiamo, finalmente, trovato qualcosa di molto più importante di cui parlare nelle prossime settimane, invece che annoiarci dietro l’elezione del presidente della Repubblica: l’errore del signor Serra – arbitro di Calcio – che ha tolto

Abbiamo, finalmente, trovato qualcosa di molto più importante di cui parlare nelle prossime settimane, invece che annoiarci dietro l’elezione del presidente della Repubblica: l’errore del signor Serra – arbitro di Calcio – che ha tolto goal e vittoria al Milan.

Tifoserie scatenate, profumo di complotto che fa impallidire quello del chip 5G nei vaccini, esperti e “costituzionalisti” del pallone che scartabellano il manuale per capire se ci sono gli estremi – pare di no – per rifare la partita. Il goal, dopo il fischio dell’arbitro, non è stato annullato; di fatto – dice chi ha dimestichezza con le sacre regole – è come se non fosse mai esistito. Immagine suggestiva che cancella “frame” di vissuto, degna di un film di fantascienza.

E poi, ancora più avvincente, dovremo occuparci della vicenda umana; sorti del povero arbitro, distrutto moralmente, anche perché, pur avendolo immediatamente riconosciuto, non può rimediare al suo errore. Reo confesso, per carità, quindi meritevole di un’attenuante, ma pur sempre responsabile di uno scempio calcistico. Che motivo c’era di precipitarsi a fischiare un fallo senza applicare il “vantaggio”? Roba che non si vede neanche nei campetti del Burkina Faso dove non sanno nemmeno che esiste la Var.

Umanamente possiamo anche avere “pietas” per l’uomo, ma in un “Campionato di diritto” la legge è legge e quindi chissà se e quando il signor Serra potrà tornare ad arbitrare. Forse mai più o forse potrà farlo nei campetti delle serie minori, perché – diciamocelo francamente – il reato è grave assai: avere, forse, condizionato nientedimenochè il campionato di calcio.

Anche se mi rendo conto che è certamente offensivo, per il calcio, paragonarlo a ciò che accade fuori dallo stadio, per fare un paragone di pari gravità mi verrebbe in mente… che ne so, una frode fiscale ai danni dello Stato.

E allora, forse per una bizzarra associazione di idee, mi torna in mente proprio quell’elezione del presidente della nostra Repubblica a cui ho fatto cenno in apertura. E mi chiedo se non sarebbe auspicabile – sia pure con le debite proporzioni, perché non possiamo mettere sullo stesso piano il Campionato di calcio con un evento minore quale l’elezione del capo dello Stato – che anche in questa vicenda collaterale ci fosse un minimo di rigore e di etica.

Come lo vedreste, domani mattina, l’arbitro Serra, a capo della associazione nazionale arbitri o designatore degli arbitraggi. Più che scandalizzarci la cosa, probabilmente, ci farebbe scompisciare dalle risate e andremmo immediatamente a cercare con lo sguardo la telecamera nascosta di una macabra riedizione di “Scherzi a parte”.

Ecco, forse avremmo bisogno di questa sana risata per uscire da un incubo che appare incredibile e spazzare il “calciomercato” a cui stiamo assistendo in questi giorni in altri “stadi”.

Poi viene amaramente da chiedersi: non sarà che prendiamo tanto seriamente il Calcio e pretendiamo da esso etica, rigore, ma anche buoni sentimenti (i calciatori del Milan che consolano l’arbitro che li ha fatti perdere), perché quello che c’è fuori lo consideriamo non solo deprimente, ma anche drammaticamente irrecuperabile?

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO