Tasse: parole come pietre

Questa o quella per me pari sono. Sempre più spesso, ascoltando Matteo Renzi, si avverte che l’uso disinvolto delle parole “destra” e “sinistra” si risolve in una intenzionale irrisione della loro specificità; ovvero in una

euroQuesta o quella per me pari sono. Sempre più spesso, ascoltando Matteo Renzi, si avverte che l’uso disinvolto delle parole “destra” e “sinistra” si risolve in una intenzionale irrisione della loro specificità; ovvero in una revisione lessicale che ne riscrive i significati. Il culmine di questo processo è stato raggiunto nel recente annuncio della cancellazione della tassa sulla prima casa: «Abbassare le tasse non è né di destra né di sinistra. È giusto» ha proclamato il primo ministro, definendo surreale lo sforzo di chi ancora si ostina a cogliere dietro le scelte politiche un qualsivoglia ambito identitario.

Che Renzi lo abbia detto per consentire ad Alfano di rivendicare anche quel giorno una presenza fondamentale del suo partitino (di destra) nel governo, è possibile. Ma le parole sono pietre. La chiesa si lamenta del relativismo in religione. Io mi lamento del relativismo in politica. Il pragmatismo e il leaderismo funzionano se fioriscono all’interno di un campo di valori comunque riconoscibile.

Meno tasse: ma come? Le parole sono pietre: e sono pietre anche le idee, i valori che attraverso le parole si esprimono. Abbassare le tasse, certo. Ma come? Se Renzi crede che esistano modalità neutre di abbassamento delle tasse si sbaglia. È sul come si abbassano le tasse che si possono cogliere differenze, e decisive, fra destra e sinistra. Prendiamo la proposta (scellerata) della Lega di introdurre la flat tax, la tassa piatta, la tassa uguale in percentuale per tutti i cittadini, quindi con l’abolizione della progressività. Portandola al 15% certo che si favoriscono tutti. Ma viene meno il principio cardine della progressività, quello in base al quale ciascuno contribuisce fiscalmente non solo in proporzione, ma anche in percentuale crescente in rapporto al proprio reddito. È un modo di abbassare le tasse che non è affatto neutro: è di destra (non a caso lo promuove Salvini e lo benedice Berlusconi), perché consente ai ricchi enormi risparmi e ai meno ricchi un vantaggio tendente allo zero. Con una conseguenza inevitabile: che tutto ciò di cui la comunità ha bisogno in termini di servizi sociali, una volta abbattuto il gettito fiscale complessivo, viene fornito dalle tassazioni locali, dai costi di prestazioni (ticket) o dalla imposizione indiretta, che è la forma più sperequativa.

Destra e sinistra: le differenze ci sono

Esistono dunque delle differenze – e forti – sul modo di ridurre la pressione fiscale. Renzi (che continua a definirsi di sinistra) lo sa. E allora perché gioca sul senso delle parole? Renzi non ignora questi fondamentali concetti. E allora perché un leader politico che continua a definirsi di sinistra compie queste manipolazioni?

«Già solo chiamare le cose con il loro nome è un atto rivoluzionario»: quanta saggezza in questa affermazione dell’ex magistrato Gianrico Carofiglio!

Di questa saggezza oggi si avverte più che mai il bisogno. In una fase di (ci si augura) ripartenza della nave Italia, la scelta della rotta da prendere non è affatto neutra, né gli orientamenti sono fungibili fra loro. Un sistema fiscale basato su una forte progressività e sulla tenuta dello stato sociale è di sinistra, qualunque idea innovativa si conferisca a questa parola.

I valori non sono ideologie

Capisco di più quelli che dichiarano sepolti i concetti di destra e sinistra: è un qualunquismo alla settima potenza (che favorisce la conservazione del potere nelle mani di chi ce l’ha), preferibile però allo stupro semantico di chi attribuisce a una parola un significato che non le appartiene. Le ideologie sono discutibili strumenti di recita politica, ma i valori no. E alla base di qualsivoglia idea di sinistra c’è il primato del lavoro sulla centralità dell’impresa, ci sono la giustizia sociale, la riduzione delle distanze di classe e di reddito, la funzione ineliminabile della democrazia partecipativa, l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Comunque li si voglia coniugare questi valori (ripeto: valori) non sono fungibili.

E se mi si accusa di essere ancora prigioniero di vecchie ideologie, replico che chi non ha ancora imparato a distinguere i valori dalle ideologie, lui sì dimostra di essere preda di usuratissimi schematismi ideologici. Facciamo qualche altro esempio, legato alla legge finanziaria e alle più recenti vicende politiche.

A chi giova la soglia dei 3000 euro?

Alzare la soglia della tracciabilità a 3000 euro potrà anche essere salvifico per l’economia (ma ne dubito assai), ma non è certamente misura di cui in qualche misura possano fruire le classi medie e medio-basse. Aiuterà l’evasione fiscale di chi è in grado di sostenere spese elevate. Fa bene Alfano a rivendicare a merito del suo partito (di destra) l’adozione di questa misura. E fa bene Alfano ad impuntarsi nella lotta contro le unione civili. Non so quanto credente sia realmente Alfano, ma so che è estraneo a qualsiasi orizzonte di sinistra negare il diritto fondamentale all’amore e alla famiglia a chi è omosessuale.

Più aperto è il discorso sul mantenimento dell’impegno militare in Afghanistan. È tradizione della sinistra – di ogni tipo di sinistra (vedasi il recente clamoroso autodafè di Blair) – il pacifismo, ma può darsi che la “modernità” di Renzi sia frutto di una sana evoluzione del pensiero democratico. Mi permetto di dubitarne assai.

Il delitto di essere anziani

Mentre sono certo che risanare il bilancio dello stato continuando a tassare una ampia fascia dei pensionati (ché tassa reale è il continuo blocco delle indicizzazioni) è profondamente iniquo, ovvero non è di sinistra. Se il blocco delle pensioni medie e medioalte fosse finalizzato al risanamento degli enti previdenziali (cioè a beneficio delle pensioni più deboli e delle pensioni dei giovani), lo capirei. Ma che, a parità di reddito (fra un pensionato e un avvocato, per fare un esempio, entrambi con imponibile di 50.000 euro annui), sia penalizzata solo una fascia di contribuenti, e unicamente per ragioni anagrafiche, e con l’obiettivo di far cassa per coprire altri buchi del bilancio statale, questo lo trovo profondamente ingiusto (non di sinistra, per essere espliciti).

Piero Pantucci

(Novembre 2015)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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