Per battere il populismo bisogna essere gentili

Si legge in fretta e rimane impresso in buona parte. Due qualità non da poco per un saggio che si propone di divulgare elementi di buona politica e di prezioso civismo ben oltre il pubblico

Si legge in fretta e rimane impresso in buona parte. Due qualità non da poco per un saggio che si propone di divulgare elementi di buona politica e di prezioso civismo ben oltre il pubblico degli addetti ai lavori. “Della gentilezza e del coraggio – breviario di politica e altre cose” di Gianrico Carofiglio ha un inizio folgorante, nel quale con un argomentare ben cadenzato e ineccepibile dimostra come la gentilezza non sia una debolezza ma una virtù addirittura “marziale”.

Lungi dall’esaurirsi nel garbo e nella buona educazione, in realtà “la gentilezza è il più potente strumento per disinnescare le semplificazioni che portano all’autoritarismo e alla violenza. I populismi e i fascismi vivono dell’elementare, micidiale logica che divide il mondo in amici e nemici (…) la gentilezza come metodo di gestione dei conflitti – anche di quelli più accesi e violenti – serve a disattivare quei meccanismi”. Alla conclusione del ragionamento, solo in apparenza paradossale, l’autore giunge dopo aver fatto ricorso alla metafora del Jujutsu, alla lettera “arte della cedevolezza”, ben nota disciplina di lotta giapponese: Shirobei Akyiama, il medico che la inventò, si ispirò ai rami dei salici, che non si spezzavano sotto la neve o scossi dai venti, perché sapevano piegarsi, non facevano resistenza.

Applicato alla materia del confronto politico (ma non solo, anche quello fra persone e nei rapporti interpersonali) il concetto del sapersi piegare corrisponde soprattutto all’atto dell’ascolto, che – avverte Carofiglio – non è mai una condizione passiva, “è una delle cose più attive, e impegnative, che si possano fare”. Tanto è vero che “la stragrande maggioranza delle persone non è capace di ascoltare”. Ascoltare davvero significa prestare attenzione sincera, cioè senza pregiudizio, alle parole dell’interlocutore. E per farlo ci vuole “coraggio”, perché il pregiudizio è una corazza, una protezione che suggerisce risposte e spiegazioni precostituite, rassicuranti. Mentre aprirsi agli argomenti dell’altro e confutarli nel merito con serietà è assai rischioso.

Eppure è l’unico modo per portare avanti un dialogo costruttivo. Capitolo dopo capitolo Carofiglio riflette sul potere della stupidità, l’arte del complotto, le “fallacie” (termine filosofico che definisce, grosso modo, dimostrazioni basate su false premesse), le discussioni ragionevoli, la virtù politica dell’umorismo, il coraggio e le paure.

Chiude tornando su gentilezza e senso. In premessa avverte che “la qualità della vita democratica in effetti dipende dalla qualità delle domande che i cittadini sono capaci di porre”. Tanto che porre domande vere è “un’attività sovversiva contro ogni forma di autoritarismo, palese o mascherato che sia”. Trattandosi dichiaratamente di un “breviario” questo libro non esaurisce alcun argomento, al contrario ha il merito di introdurre, incuriosendo il lettore, a molti approfondimenti che potranno eventualmente seguire (vasta la bibliografia citata). Ma, intanto, è divertente e insieme inquietante constatare che più si è incompetenti più si crede di essere esperti (“effetto Dunning-Kruger”), o che l’utopia ha un esatto contrario, la “retrotopia”, che ci impedisce di vedere quanto di peggio riservava il passato alla vita umana, a dispetto di statistiche inoppugnabili ed evidenze scientifiche (il famoso “si stava meglio quando si stava peggio”).

Definitiva, poi, la conferma che su questi errori, equivoci, o vere e proprie tecniche di comunicazione ispirate da evidente malafede, tutti i populismi del mondo, a partire da quello di Trump, fondino il loro potere seduttivo sulle masse popolari. Apparentemente Carofiglio considera Trump il leader più populista del mondo. Ma si ha l’impressione che sfruttare frasi e azioni del presidente Usa in molti degli aneddoti esemplificativi, gli consenta di contenere le critiche esplicite ai populisti nostrani. Che pure non mancano.

“Della gentilezza e del coraggio – breviario di politica e altre cose”

di Gianrico Carofiglio

Feltrinelli 120 pagine

Euro 14,00

Gianfranco Carofiglio

Classe 1961, già magistrato, poi eletto senatore nel 2008 per il Partito Democratico, al termine del mandato ha lasciato la magistratura per dedicarsi al mestiere di scrittore, con cui riscuote un grande successo di pubblico e di critica. Vincitore del premio Bancarella nel 2005 con “Il passato è una terra straniera” (Rizzoli), è stato finalista al Campiello e allo Strega (l’ultima volta quest’anno con il sesto romanzo della serie con protagonista l’avvocato Guerrieri, “La misura del tempo”).

 

Già giornalista all'Unità e all'Europeo, per anni collaboratore al Gambero Rosso, Tuttoturismo e Meridiani e varie case editrici, tra cui Mondadori, Rusconi, Sperling and Kupfer approda a Milanosud perché la passionaccia del giornalismo non si può far tacere.

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