“Per chi suona la sirena – Conversazioni con Antonio Pizzinato”, il 3 dicembre presentazione online del libro sulla storia della Sesto San Giovanni sindacale, a cura di Saverio Paffumi

“È stato un lavoro lungo e difficile, ma entusiasmante”. Non sono le parole di Saverio Paffumi, curatore del libro “Per chi suona la sirena - Sesto San Giovanni e le sue fabbriche in 100 anni

“È stato un lavoro lungo e difficile, ma entusiasmante”. Non sono le parole di Saverio Paffumi, curatore del libro “Per chi suona la sirena – Sesto San Giovanni e le sue fabbriche in 100 anni di storia sindacale del paese – Conversazioni con Antonio Pizzinato”, sono le nostre, ma siamo sicuri che le sottoscriverebbe. Perché noi, amici e colleghi che gli siamo stati accanto dal 2017, lo abbiamo visto nascere questo libro. Il gran lavoro che c’è dietro, l’amore per la Stalingrado d’Italia, che Saverio prova, lui, di Genova, ma sestese di adozione, proprio come Pizzinato. La fatica dello scrivere, la cura, quasi maniacale per il dettaglio e la parola, unite una vera passione per la Storia. E l’entusiasmo che l’ha sostenuto in questa lunga gestazione, per un libro che è un punto di arrivo, ma che può diventare spunto per altre ricerche e pubblicazioni.

Decine (forse centinaia) ore di conversazioni con un leader sindacale di prima grandezza come Pizzinato, protagonista e custode della storia della Sesto sindacale. Sbobinature, approfondimenti, incontri con testimoni – purtroppo diversi scomparsi proprio durante la realizzazione del libro – interviste a protagonisti della Sesto degli ultimi 50 anni, ricerche di archivio.

Un lavoro da vero storico, scritto con la penna del grande giornalista, che restituisce un affresco di una storia sindacale e sociale che ha interessato Sesto, la Lombardia e l’Italia intera. Dagli scioperi del 1943, che diedero la spallata finale al fascismo e resero palese al mondo che il regime in Italia non aveva più il consenso popolare, alle lotte degli anni 50 in una Paese che virava pericolosamente a destra, alle conquiste salariali, i diritti dei lavoratori, gli anni di piombo, fino alle chiusure delle grandi fabbriche, che facevano di Sesto la quinta città industriale d’Italia, all’ttuale giunta di Centrodestra, la prima del dopoguera, che nel 2019 ha spento la sirena della Falck, spunto per il titolo del libro, che ogni giorno suonava a mezzogiorno, a ricordare il passato operaio della città.

L’ampia parte di ricostruzione storica del libro si chiude con un bellissimo repertorio fotografico, con immagini in gran parte raccolte dall’archivio del Lavoro della Cgil Milano e dalla Fondazione Isec, Archivio storico Breda (nella foto in alto: 1948, cerimonia inaugurale del mitico BZ 3018, costruito negli stabilimenti della Breda Aeronautica).

Segue una seconda parte ricca di testimonianze su fatti ed episodi di quegli anni, con pagine di Lalla Bodini, esperta di Medicina del Lavoro, operai sindacalisti (Pierfranco Arrigoni, Tino Perego, Giovanni Perfetti, Giampiero Umidi) ed ex sindaci di Sesto (Fiorenza Bassoli, Giorgio Oldrini, Monica Chittò).

Presentazione

“Per chi suona la sirena – Sesto San Giovanni e le sue fabbriche in 100 anni di storia sindacale del paese – Conversazioni con Antonio Pizzinato”.

Giovedì 3 dicembre, dalle ore 18 in diretta sulla pagina Facebook della Fondazione ISEC (https://www.facebook.com/fondazioneISEC)

Saranno presenti: Saverio Paffumi e Antonio Pizzinato. A parlare con loro del libro, di Sesto e il sindacato Giorgio Oldrini, Giampiero Umidi, Pierfranco Arrigoni, Giovanni Perfetti, Debora Migliucci e Monica Chittò. Modera Luigi Vimercati.

Il libro

PER CHI SUONA LA SIRENA
Sesto San Giovanni e le sue fabbriche in 100 anni di storia sindacale del paese – Conversazioni con Antonio Pizzinato
A cura di Saverio Paffumi.  Prefazione di: maurizio Landini
Edizioni Ediesse, 304 pag, 18 euro

Giovedì 3 dicembre, dalle ore 18 in diretta sulla pagina Facebook della Fondazione ISEC(https://www.facebook.com/fondazioneISEC)

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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