Per don Giovanni Salatino, Scholé è «La forma di tanti sogni»

L’Associazione Piccolo Principe fa da capofila a un articolato sistema di educatori, organizzatori, volontari e insegnanti… Un progetto educativo a lungo termine, che abbraccia e mette in comunicazione l’intero quartiere.

«Scholé – ha scritto don Giovanni Salatino nella sua pagina Facebook – è La forma di tanti sogni». Per poi spiegare che si tratta di «un progetto educativo a lungo termine con cui vogliamo far emergere il meglio del quartiere». Mettendo i ragazzi e la loro crescita al centro della vita della comunità. È un progetto (#progettoschole) che al Gratosoglio vede coinvolti già da tempo oratori, scuole, educatori, associazioni, volontari, famiglie e che era già stato presentato due anni fa al centro Asteria.

Oggi gli elementi di novità sono due: per i prossimi quattro anni sarà sostenuto – attraverso il bando chiamato “Un passo avanti” – dall’impresa sociale “Con i Bambini”, alla quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha affidato fin dal 2016 il Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile. L’altro elemento nuovo è il cambiamento che la pandemia ha imposto bruscamente a tutti. Don Giovanni lo definisce «uno smascheramento violento anche a livello personale», che ci ha messo sotto gli occhi più di un limite del nostro mondo e che ha richiesto e sta richiedendo fatica e sofferenza particolari ai giovanissimi. Non solo perché si troveranno a fare i conti con un enorme debito pubblico, ma anche per le limitazioni imposte a scuola, giochi, sport, condivisione.

Un’indagine messa a punto a novembre da Demopolis proprio per conto di “Con i bambini” mostra come gli italiani siano molto preoccupati, oltre che per la salute, dagli aspetti legati alla crescita e all’educazione dei giovani: il 90% degli intervistati ritiene importanti, per lo sviluppo del Paese, le azioni di contrasto alla povertà educativa minorile. Qui entra in gioco la grande rete che, negli anni, è stata tessuta e stesa al Gratosoglio, ben prima della «catastrofe Covid»: Marilena Giovannelli ed Elena Biagini, con l’Associazione Piccolo Principe, fanno da capofila ad un articolato sistema di educatori, organizzatori, volontari e insegnanti che mette «al centro i minori ma senza dimenticare le agenzie educative, il bisogno di sviluppare capacità e di adeguarsi ad enormi cambiamenti, di prendersi cura e proporre offerte anche al quartiere».

Tradotto in pratica: un supporto alle famiglie e alla scuola che non si è mai interrotto grazie agli incontri online ad insegnanti ma anche ai consigli di classe; programmi, sempre online, che nelle classi della scuola Arcadia e del Centro di Formazione Professionale di Rozzano non hanno smesso di parlare di montagna e di teatro (in attesa «dell’apertura dei cancelli»); progetti per costruire i doposcuola rivolti a scuole medie ed elementari e per formare volontari ed educatori che li animano; percorsi di formazione anche per “educatori in campo” che affiancano gli allenatori sportivi.

Gli attori di questa rete che abbraccia e mette in comunicazione l’intero quartiere – un modello che può valere per tante realtà della Grande Milano – sono tanti, diversi, convergenti: Piccolo Principe, scuola Arcadia e CFP di Rozzano, parrocchie di San Barnaba e Maria Madre della Chiesa, società sportive Ussb e Fenice, associazione genitori L.A.I.C.A., Teatro Oscar DanzaTeatro. Ci sono anche Politecnico di Milano, Università Cattolica ed Università di Pisa, che si occupano di formazione di educatori, di riscoperta del quartiere e di monitoraggio del progetto (lungo i 4 anni del suo cammino). Infine il Comune di Milano e il Municipio 5.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO