Piove in casa della signora Adriana. Cosa fare? L’avvocato risponde

        Piove in casa della signora Adriana Forse dovremmo fare una mostra fotografica. Questo è quello che mi è venuto in mente, quando, il mese scorso, una simpatica ed esuberante signora è piombata

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Piove in casa della signora Adriana

Forse dovremmo fare una mostra fotografica. Questo è quello che mi è venuto in mente, quando, il mese scorso, una simpatica ed esuberante signora è piombata nelle nostra sede, per mostrarci le foto del suo appartamento, chiedendoci di aiutarla «perché in casa mia piove dentro».

Storie come quelle della signora Adriana le abbiamo ascoltate decine di volte, purtroppo. Sempre uguali: stessa disperazione, stesso senso di impotenza, stesse foto. Stessa speranza che «potessimo fare qualcosa». Ma l’unica cosa che possiamo fare come giornale è incalzare chi se ne dovrebbe occupare, come facciamo da anni e come continuiamo a fare. Sul numero di febbraio abbiamo infatti chiesto ai candidati alle primarie del Centrosinistra come risolveranno, se uno di loro sarà eletto Sindaco, il problema delle case popolari e abbiamo sottoposto il caso della signora Adriana all’avvocato Rosa Zambianchi (si veda articolo di seguito).

In attesa del nuovo primo cittadino, auspichiamo che in ogni caso Aler e MM, al Gratosoglio o alla Stadera, a Lorenteggio o al Corvetto, si muovano subito sulle centinaia di alloggi in condizioni disastrate. Per dovere di cronaca, segnaliamo – come ci ha chiesto l’interessata – che la signora Adriana vive in via Savoia 3 (scala L), al secondo piano. Le piove in bagno, in camera da letto e in sala, presumibilmente l’acqua arriva dal piano superiore, chiuso e disabitato da 5 anni. È da dicembre che chiede a MM di intervenire, ricevendo risposte evasive. Nel frattempo i Vigili del Fuoco sono usciti 4 volte.

Stefano Ferri

 

L’avvocato risponde
Cosa fare se il proprietario di casa non fa la manutenzione straordinaria

Inizio la mia collaborazione con Milanosud traendo spunto dalla situazione, raccontata sul numero di febbraio, della signora Adriana, che da tempo vive in un alloggio di proprietà MM reso insalubre ed in parte inutilizzabile dalle gravi infiltrazioni provenienti dall’appartamento sovrastante (vedi foto sopra). La redazione ha ricevuto nei giorni scorsi anche la lettera di alcuni inquilini Aler del Gratosoglio, che lamentano come da mesi l’edificio di via Baroni 150 sia in condizioni di grave degrado a causa delle conseguenze dell’incendio divampato al primo piano e che ha propagato i suoi effetti tossici ai piani superiori. Nulla è stato fatto in entrambi i casi dalla proprietà per rimediare.

Come agire in questi casi?
Anzitutto, è bene chiarire come tra le regole vigenti in materia locatizia vi sia uno specifico obbligo del proprietario, ai sensi dell’art. 1575 del Codice Civile, di mantenere l’immobile locato “in stato da servire all’uso convenuto” (ovvero, in questi casi, ad abitazione). Il successivo art. 1576 C.C. specifica: “Il locatore deve eseguire tutte le riparazioni necessarie, eccettuate quelle di piccola manutenzione che sono a carico del conduttore”. E che il proprietario sia un privato piuttosto che un ente pubblico non fa alcuna differenza, i doveri sono i medesimi. Ovviamente questo obbligo riguarda la manutenzione non “ordinaria”, ovvero riparazioni importanti e costose, pertanto è solo di queste che stiamo parlando.

Consiglierei anzitutto alla signora Adriana di fare quel che gli abitanti del Condominio di via Baroni 150 hanno già fatto, ovvero di pretendere “ufficialmente” con una raccomandata all’Ente proprietario l’immediato intervento affinché l’immobile torni ad essere “idoneo all’uso convenuto” ovvero privo di vizi che lo rendono insalubre e/o inutilizzabile in tutto o in parte. È chiaro che se la proprietà continuasse ad omettere le riparazioni necessarie, correrebbe il rischio trovarsi di fronte ad affittuari che, richiamandosi al “principio di autotutela” sancito dalla Corte di Cassazione (a cui il conduttore può ricorrere ove vi sia un “vizio” sopravvenuto dell’immobile locato che ne diminuisca o impedisca il corretto godimento), potrebbero eccepire il non corretto adempimento del proprietario ai propri obblighi e pertanto ridurre il versamento del canone di locazione sino a che il proprio appartamento non tornerà in condizioni idonee ad essere pienamente utilizzato.

Per evitare che l’Ente proprietario avvii una procedura di sfratto per morosità, è necessario agire in buona fede valutando caso per caso la gravità della situazione, documentare accuratamente la situazione di degrado con foto, testimonianze e raccomandate in cui si chiede inutilmente l’intervento di ripristino e comunque, per maggiore tranquillità, rivolgersi al Tribunale affinché decida se sia possibile ridurre o sospendere il versamento del canone sino a che il proprietario non proceda alle dovute riparazioni. Il ricorso in giudizio potrebbe anche essere fatto, da uno o più inquilini, per chiedere che sia l’Autorità Giudiziaria ad ordinare alla proprietà di procedere entro un termine ragionevole alle riparazioni necessarie. L’azione giudiziaria, per la quale è necessario un avvocato, potrebbe essere proposta anche eventualmente ricorrendo al Patrocinio a spese dello Stato ove il reddito di chi agisce non superi la soglia determinata annualmente (occorre rivolgersi all’Ordine degli Avvocati); escluderei che ad agire possa essere un “comitato”, che la giurisprudenza ha ritenuto spesso privo di legittimazione ad agire.

Vi sarebbe infine anche la possibilità dei locatari, ove i difetti di manutenzione fossero all’interno del proprio immobile, di procedere direttamente alle riparazioni, ottenendo poi il rimborso delle spese (dimostrate con le relative fatture); purtroppo, in nessuno dei due casi in premessa ciò è possibile, perché per porre rimedio alla “pioggia” in casa della signora Adriana occorrerebbe intervenire presso un altro appartamento a cui ella non ha accesso, e nel caso del Condominio di via Baroni 150 in quanto si tratta di danni alle parti comuni di cui necessariamente deve farsi carico la proprietà.

Avv. Rosa Zambianchi
avvocatozambianchi@libero.it

(Marzo 2016)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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