Podere Ronchetto: tra agricoltura biologica e agriturismo alle porte di Milano “per lasciare il mondo un po’ meglio di come lo abbiamo trovato!”

Lì dove il Parco Sud sprofonda fin dentro la città di Milano, Francesco Bossi, agronomo, conduce da alcuni anni l’azienda agricola Podere Ronchetto. Figlio d’arte, il padre Nino coltivava riso e ortaggi ben più addentro

Lì dove il Parco Sud sprofonda fin dentro la città di Milano, Francesco Bossi, agronomo, conduce da alcuni anni l’azienda agricola Podere Ronchetto. Figlio d’arte, il padre Nino coltivava riso e ortaggi ben più addentro nella città, nell’antico nucleo agricolo della zona Navigli di cui sono sopravvissute solo alcune cascine, racconta di sé “d’essere nato e cresciuto con il profumo dei prati”.

Dopo aver condotto per anni l’azienda di famiglia col padre e i fratelli, dal 2016 ha avviato una nuova esperienza: il Podere Ronchetto, un’azienda moderna che si basa sull’interazione tra agricoltura biologica, agriturismo e vendita a km 0. I campi appartengono alla Fondazione Ca’ Granda, proprietaria di circa 150 aziende quasi tutte in Lombardia, soprattutto verso Abbiategrasso e Bertonico e nella zona sud di Milano. Il podere conta oggi circa 10 ettari, di cui 7 coltivabili. È un corpo unico di cui quasi la metà è coltivato in ortaggi sia in pieno campo sia in tunnel, e il resto in frumento e riso. Fino a qualche anno fa ospitava un piccolo allevamento di bovini, prima da latte e poi da carne e si espandeva su 50 ettari, per la maggior parte espropriati negli anni 2000 per la costruzione del depuratore di Milano San Rocco e per le aree di rispetto.

Quando è nata la scelta del biologico?
«Siamo partiti quasi trent’anni fa, nel 1998, quando stavamo ancora in un’altra cascina. Il motivo della scelta è fondamentalmente… per lasciare il mondo un po’ meglio di come lo abbiamo trovato! Per un bisogno di riequilibrare la natura abbiamo anche sistemato a dimora circa un centinaio di piante di pioppo bianco e altrettanto faremo l’anno prossimo sugli argini e lungo i sentieri per rispettare le distanze e fare da barriera con le campagne di aziende che coltivano in modo tradizionale. Inoltre, abbiamo costituito fasce di rispetto che non coltiviamo e in cui tagliamo solo l’erba per preservarci da eventuali trattamenti che fanno i nostri vicini».

Cosa ha comportato per l’azienda la conversione del terreno in biologico?
«Fin dall’inizio abbiamo dovuto coltivare biologicamente, ma per sanificare il terreno e ottenere la certificazione sono occorsi tre anni, in quanto si presume sempre che il terreno sia stato trattato precedentemente con diserbanti e concimi chimici. Dopo la certificazione, gli organismi di controllo effettuano di regola 3, 4 volte all’anno le verifiche sia in campo che in ufficio, ‘sulla carta’. La coltivazione del riso richiede un ulteriore controllo a campione sul terreno e sul prodotto. Oltre agli organismi di controllo, ci sono anche quelli della Regione: per dire ne abbiamo appena avuto uno da parte dell’Asl che è venuta per analizzare le piante d’insalata».

La resa di una coltivazione biologica è inferiore a quella tradizionale?
«Sì, per gli ortaggi la resa è leggermente inferiore, mentre è di circa la metà per i seminativi, come per il riso. E i prezzi non compensano mai la minore resa, all’ingrosso dovrebbero essere circa il 40% superiori ma è impossibile. Mentre al minuto noi cerchiamo di contenere i prezzi: ci teniamo che la nostra bottega mantenga un suo profilo, appropriato alla collocazione in cascina e alla qualità del prodotto. Insomma, non sarà e non avrà mai prezzi da boutique».

Cosa incide di più sul fattore costi?
«I costi del biologico dipendono da molti fattori: dal tempo, dalla produzione, dalla qualità. La lavorazione richiede più tempo e quindi costi più alti di manodopera. Si parte dalle sementi e dalle piantine che devono essere biologiche e dai concimi di origine naturale, organici o minerali. Il problema principale in tutte le colture sono le erbe infestanti: nel biologico non potendo diserbare dobbiamo effettuare delle operazioni in più, come le pacciamature per gli ortaggi, così i tempi di lavoro si allungano a dismisura. Mentre per riso e frumento è meno complicato. Il frumento è una coltura autunnale e ha meno problemi di erbe infestanti, il riso invece richiede un sistema di coltivazione diverso, viene pacciamato con un erbario e la messa a dimora in acqua avviene tra aprile e la metà di maggio».

È difficile trovare manodopera?
«Noi abbiamo puntato su percorsi di formazione lavoro e abbiamo partecipato a un progetto di inclusione sociale per giovani rifugiati. Certo il lavoro in campagna è molto duro, ma dà anche molte soddisfazioni. Al termine alcuni ragazzi hanno proseguito su altri percorsi, un altro è rimasto con noi ed è stato assunto dall’azienda».

Parliamo del futuro, dell’agriturismo.
«Da circa un anno abbiamo ristrutturato la vecchia stalla aprendo una bottega per la vendita a km 0 o tramite i Gas. Ora stiamo ristrutturando il vecchio granaio per aprire un bed&breakfast. Siamo già a buon punto con i lavori: prevediamo di aprire nel mese di agosto giusto in tempo per l’apertura del Salone del Mobile a settembre. La nostra posizione è ideale in quanto da qui i nostri ospiti possono prendere il tram a Gratosoglio per giungere direttamente in centro città, mentre la sera possono godere del silenzio della nostra campagna e gustare i nostri prodotti. Lo facciamo già da tempo con l’agricampeggio, anche se dallo scorso anno a causa dell’emergenza Covid-19 abbiamo avuto pochissimi ospiti. Adiacente al granaio ci sarà poi anche un’aula per le attività didattico-formative per scolaresche o cooperative sociali: i giovani potranno comprendere com’era e com’è oggi la vita di campagna, i cicli stagionali degli ortaggi e la grande storia del riso».

Per gli appassionati di bike, il Podere Ronchetto si trova lungo il percorso di AbbracciaMi, la grande “circle line ciclabile” che appunto abbraccia la città di Milano. Un itinerario di circa 70 km che si snoda tra parchi, strade secondarie, piste ciclabili e viabilità ordinaria e che unisce tanti itinerari ciclabili periurbani, tra cui quelli verso le abbazie di Mirasole, Morimondo, Chiaravalle e la Certosa di Pavia.

Info: podereronchetto.it    FB: Podere Ronchetto Milano

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Giornalista per caso… dal 1992, per una congenita passione per la fotografia. Dalle foto ai testi il passo è breve: da riviste di viaggio e sportive ai più quotati femminili e quotidiani nazionali sui temi del mondo del lavoro. Ho progettato e gestito newsletter di palestre e centri fitness. Ora faccio parte degli intrepidi inviati di Milanosud.

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