“Portineria 14”, per un caffè, due chiacchiere e servizi (gratis)

Il Bar bistrot di via Ettore Troilo 14, zona Porta Ticinese ritira pacchi, consegna chiavi, ha una bacheca con offerta di servizi, organizza corsi e, una volta alla settimana, c’è un banco alimentare per chi

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Esiste a Milano un luogo dove ogni gesto, ogni parola, ogni servizio è offerto con fiducia e attenzione, un luogo che senti tuo, dove ritrovi te stesso con gli amici che ti aiutano nella quotidianità, dove ti senti protetto. È la Portineria 14, di via Ettore Troilo 14, un Bar bistrot, dove puoi consumare un caffè o un aperitivo, fermarti per una pausa pranzo, lavorare con Internet senza obbligo di consumazione, ma soprattutto è anche una “portineria” di quartiere, dove puoi lasciare in custodia chiavi, prendere libri, farti recapitare posta e pacchi, e dove puoi trovare un elenco di artigiani idraulici, elettricisti, muratori. Tutto gratuitamente.

«Il nostro progetto parla di fiducia reciproca e di riavvicinare le persone. Offriamo servizi gratis perché vogliamo creare comunità tra le persone del quartiere, aprire delle porte e vedere cosa succede, questa è la cosa che ci interessa». Spiega Francesca, che insieme a Federica e a Emanuela, è una delle tre giovani imprenditrici che si sono inventate un lavoro che ha il sapore del passato, dove le relazioni erano alla base della socialità e della solidarietà. «Noi ci manteniamo con il bar (dove peraltro si mangia e si beve molto bene, solo prodotti freschi – NdR) ma, essendo orfani di portinerie a Milano, il servizio importante è il ritiro pacchi: ne arrivano anche 30/40 al giorno che aumentano a Natale, basta mettere c/o bar Portineria 14 e noi ritiriamo. Non è necessario contattarci prima, ci fidiamo, sono 3 anni che lo facciamo e credo che quando si fanno le cose con energia buona e positiva, funzionano. In fondo stiamo solo facendo volentieri una cortesia, perché non ci costa nulla farlo, è solo una scrivania con dei pacchi appoggiati sopra. Il minimo che chiediamo è che non ci lascino il pacco per dei mesi. Comunque c’è un ritmo regolare, non abbiamo mai avuto un problema».

Oltre al ritiro di posta e pacchi, altri servizi utilissimi sono offerti. Nella bacheca appesa a fianco del bancone si possono trovare i contatti degli introvabili artigiani, elettricisti, falegnami, sarti, ma c’è anche chi si offre come badante, cat sitter, autista, per lezioni private e assistenza al computer. «È un modo di fare rete: se io passo il contatto dell’idraulico del quartiere, due persone della stessa zona si conosceranno. Non interferiamo sulle tariffe, ma chiediamo di applicare un leggero sconto al vicino. Collaboriamo anche con la social street: per esempio quelli che affittano casa con “abitami “, la rete della social, lasciano qui le chiavi per gli ospiti. Anche i libri sono in regalo, ci interessa che il libro esca da qui e che qualcuno lo legga», ha aggiunto Francesca.

Il giovedì “Portineria 14” diventa anche un banco alimentare gratuito, dove chi ha bisogno può andare a ritirare i beni di prima necessità come pasta, zucchero, pelati, scatolame, indumenti e tutto quello di cui dispone il Bar grazie alla solidarietà e al lavoro di tante persone che credono ancora nei valori umani. «Ho visto troppe volte persone cercare cibo nei cassonetti dopo i mercati rionali, per questo regaliamo sacchetti con alimenti fino a 100 alla settimana. Anche questo è un modo per dare un segnale, una testimonianza di cambiamento verso una società più umana, dove si avverte, ora più che mai, il bisogno di recuperare i rapporti di fiducia e di solidarietà tra le persone. Siamo convinte che un piccolo sforzo da parte di tutti possa cambiare la vita di qualcuno. Sono una sognatrice e penso che anche questa cosa si possa fare e che molti ci daranno una mano. Se apri le porte la gente entra, se crei fiducia la gente si mette in gioco».

In portineria si tengono anche corsi, come lo yoga della risata, la maglia, l’uncinetto e si allestiscono mostre per dare visibilità ai lavori di tanti artisti sconosciuti. «Sappiamo che molti hanno tantissima arte dentro ma non hanno possibilità di mostrarla − aggiunge Daniela che con Tina si occupa di selezionare le opere e fare ufficio stampa −. Di recente abbiamo esposto i lavori di Martina, una giovane senzatetto che vive su una panchina, e ha venduto quasi tutti i suoi quadri».

Il segreto? «Bisogna esserci davvero, rendere la cosa reale, fare attenzione a chi abbiamo intorno, essere empatici con gli altri, avere la capacità di guardare oltre le situazioni e capire. È un modo di fare volontariato mentre lavori, perché non avresti tempo diversamente, mettiamola cosi!», conclude Francesca sorridendo, mentre dietro di lei una persona sorseggia un caffè, una lavora al computer, altre due chiacchierano mentre consultano la bacheca degli annunci.

Sono pubblicista e videomaker, ancora prima che il mio appassionante mestiere fosse definito cosi. Dal 1974, anno del primo viaggio in Africa, in Somalia, realizzo documentari su tematiche sociali, antropologiche e storiche. Ho collaborato con diverse redazioni per programmi d’informazione e cultura, attualmente video-documento tutte o quasi tutte le iniziative che accadono nel sud della città (ma anche altrove).

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