Presentato ieri in Darsena il progetto “L’Eco dell’acqua sulle vie del riso”: storia, sostenibilità e natura

Si è svolto 16 giugno in Darsena a Milano, l’evento-conferenza stampa “L’Eco dell’acqua sulle vie del riso”, seconda tappa - la prima si è svolta il 15 giugno al Castello Visconteo di Pavia - del

Si è svolto 16 giugno in Darsena a Milano, l’evento-conferenza stampa “L’Eco dell’acqua sulle vie del riso”, seconda tappa – la prima si è svolta il 15 giugno al Castello Visconteo di Pavia – del progetto che lega Riso Scotti all’idea di “sostenibilità partecipata” fatta propria dall’azienda di Pavia, a Leonardo da Vinci e alla sua capacità di coniugare Natura, Innovazione e Progresso (nella foto sopra, da sinistra: Stefano Bolognini, Mariangela Singal, Dario Scotti, Eleonaro Francioni e Antonio Mastromarino).

Il sostegno del Comune di Pavia

La mattinata si è aperta con l’intervento di Mariangela Singali, assessore alla Cultura, Musei, Eventi e Marketing Territoriale del Comune di Pavia, che ha affermato: «Il Covid e questa lunga pandemia hanno reso ancor più forte nelle coscienze di tutti la necessità di tutelare l’ambiente e la natura. In questo senso la politica aziendale e le iniziative come questa di Riso Scotti vanno nella direzione giusta. Anche il coinvolgimento di arte e cultura, intese come mezzi per comunicare i principi della tutela dell’ambiente, della circolarità e del riciclo, è importante e ha la nostra approvazione e sostegno».

Quei chicchi preziosi nel Medio Evo, un cibo imperiale

Su Leonardo e il riso è intervenuta la medievalista e paleografa Barbara Frale, che ha raccontato di aver trovato nella biblioteca del Vaticano, «il posto con più storia e documenti del mondo», un ricettario scritto da Federico II di Svevia (1194-1250), re di Sicilia e Gerusalemme, imperatore del Sacro Romano Impero, in cui è descritta la ricetta degli arancini, cucinati con il riso. Una passione culinaria di Federico il Grande e della sua corte che con ogni probabilità è stata uno dei motivi della diffusione del riso in Occidente.

«Anche per questo il riso era considerato nella cultura del Medio Evo un cibo imperiale, un farmaco, una rarità – ha spiegato la dottoressa Frale -. Quando secoli dopo, quando Leonardo giunse a Milano come “Maestro delle acque”, gli venne chiesto di studiare come governare la grande risorsa di acqua della pianura padana, che scendendo dalle Alpi si mescolava con le risorgive. Una risorsa per l’agricoltura che Ludovico il Moro non voleva sprecare. Leonardo si mise a studiare, fra altre molteplici e straordinarie attività, come canalizzare le acque di Milano e del ducato. Grazie ai suoi interventi, in particolare sulla Martesana, pose le basi per creare la grande risaia d’Europa che è poi diventata quest’area, trasformando il riso da privilegio per pochi ad alimento alla portata di tutti».

La canalizzazione delle acque? Un capolavoro

Dopo la dottoressa Frale è intervenuta la dottoressa Ombretta Bertolo, responsabile Ufficio Relazioni Esterne dell’Associazione di Irrigazione Ovest Sesia, che nel suo intervento ha sottolineato: «Straordinaria la rete irrigua che percorre il territorio del vercellese, novarese e pavese. Si tratta di un capolavoro di ingegneria idraulica che non ha uguali in Europa, costruito nei secoli e mantenuto con amore e competenza. Un sistema, che al contrario di quanto in molti pensano, non fa diminuire l’acqua, ma l’aumenta. La rete dei canali riceve l’acqua dai fiumi, scorre sul piano delle risaie, intercettando i fontanili e le risorgive, che in questo modo vengono riattivati, e poi torna ai fiumi. A ogni stagione irrigua, il consorzio preleva 1 miliardo di metri cubi d’acqua e ne rilascia ai fiumi 1 miliardo e 4 milioni di metri cubi. Il surplus è dato dall’acqua di risorgive e fontanili, che altrimenti rimarrebbero in falda».

La gestione della rete è un lavoro immane

È poi intervenuto Quirino Barone della Cascina Malfatta di Ronsecco, coltivatore di riso e partner di Riso Scotti, che ha rivelato le meraviglie della rete dei canali: «Il Comune di Asigliano vercellese, di circa 800 abitanti, ha una rete di canali di 190 km. Significa che la gestione di questa rete è un lavoro immane, se uno dei distretti più piccoli ha una rete di queste dimensioni. Ma non è solo l’estensione a meravigliare. Nei 200mila ettari delle nostre risaie, che non sono niente rispetto ai 500 milioni di ettari del mondo, non c’è un solo kilowatt di energia né una pompa di sollevamento. Tutto il movimento delle acque in entrata e in uscita dalle risaie, che scorrono tra le montagne e il piano e tra l’ovest e l’est, avviene in ragione di declivi naturali. Questa cosa meravigliosa, che Leonardo aveva intuito, è unica al mondo».

La circolarità del ciclo industriale non è un’utopia

Dalla coltivazione del riso si è poi si passati a parlare della produzione industriale, con l’ingegnere Marco Zaninelli, direttore generale industriale di Riso Scotti, che ha sottolineato come l’azienda operi in una logica di economia circolare, esponendo alcune delle caratteristiche di Riso Scotti Spa: «Per generare vapore per la lavorazione del riso utilizziamo i sottoprodotti come la lolla, che trasformiamo in biomassa. Attraverso i sistemi di cogenerazione abbiamo raggiunto l’autosufficienza energetica e ricaviamo il caldo per riscaldare lo stabilimento nei mesi invernali e il fresco per i mesi estivi. E per chiudere, in una logica di circolarità, abbiamo predisposto un progetto molto ambizioso per valorizzare l’acqua con la quale realizziamo il riso parboiled e le bevande naturali. La restituiamo ripulita al distretto irriguo e dai fanghi della depurazione attiviamo un sistema per ricavare biogas e produrre energia».

La testa gigante di Leonardo arriverà a Palazzo Lombardia?

Presente alla mattinata al porto di Milano anche Stefano Bolognini, assessore di Regione Lombardia alla Città metropolitana, Giovani e Comunicazione, che ha voluto ringraziare in generale il mondo imprenditoriale per le attività sociali, culturali e ambientali che svolge, promettendo il sostegno della Regione alle iniziative di Riso Scotti e «di valutare con Dario Scotti la possibilità di portare la statua gigante, che raffigura il volto senile di Leonardo Da Vinci, negli spazi antistanti Palazzo Lombardia, a Milano».

L’opera, esposta un anno e mezzo fa a Pavia alla mostra di arte contemporanea “Looking for Monna Lisa” e realizzata dagli artisti Eleonora Francioni e Antonio Mastromarino, dal 20 giugno tornerà davanti al Castello Visconteo, per poi essere portata all’ingresso dell’azienda Scotti, che l’ha acquistata.

Una statua, secondo gli autori, «che ha un’anima pop e che attraverso il gigantismo vuole arrivare a un pubblico sempre più ampio, avvicinandolo all’arte contemporanea, usando materiale da riciclare, in linea con la filosofia della circolarità e sostenibilità».

Ha chiuso la mattinata il dottor Dario Scotti, rivelando che «collocheremo la grande statua di Leonardo all’ingresso dell’azienda, in modo che le centinaia di migliaia di persone che passano lungo la strada provinciale di fronte l’azienda la possano vedere. Questo sarà l’inizio di un percorso veramente unico. Vogliamo scatenarci e partendo da questa statua di Leonardo porteremo le idee del genio toscano, del nostro territorio e della nostra azienda nel mondo».

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