Primarie, Sala vince anche nel sud Milano, ma Balzani è più vicina. E adesso?

Beppe Sala prevale su Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino anche nelle Zone 4, 5 e 6, ma il distacco è ridotto rispetto al dato cittadino. Sui quasi 15mila voti espressi dal popolo delle Primarie nell’ampia

Sala, Primarie, Sala vince anche nel sud Milano, ma Balzani è più vicina. E adesso?

sala caposalaBeppe Sala prevale su Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino anche nelle Zone 4, 5 e 6, ma il distacco è ridotto rispetto al dato cittadino. Sui quasi 15mila voti espressi dal popolo delle Primarie nell’ampia fetta di città che va da viale Argonne fino a via Zurigo e piazza bande Nere, l ’ex manager di Expo raccoglie il 39% dei voti, contro il 35% della Balzani e il 26% di Majorino. Pochi punti percentuali di vantaggio che evidenziano un nodo politico, che dovrà essere risolto dalla coalizione di Centrosinistra, prima che sterili discussioni disperdano il patrimonio di credibilità accumulato con le consultazioni del 6 e 7 febbraio.

Di certo per Sala saranno questi i primi passi da compiere per  eliminare le scorie delle primarie e“coprirsi” a sinistra, cercando consensi  in quello che è il nocciolo duro dell’elettorato del Centrosinistra. Un’operazione politica non semplice, che dovrà evitare ricatti e condizioni da coloro che si considerano  “i custodi della Sinistra” e che, così come è stato per le Primarie e lo sarà anche alle amministrative, sono portati  più a dividersi per difendere posizioni e identità proprie, che cercare un accordo di governo. O peggio ancora cercano di riprodurre dinamiche romane, con obiettivi che poco hanno a che fare con Milano.

Un percorso negoziale che dovrà anche tenere conto che alle Primarie hanno votato 60mila elettori, poco più del 5% dei milanesi aventi diritto di voto. Una minoranza che pesa, ma che rimane una piccola parte dell’elettorato, che da sola non ha mai vinto le elezioni.  A maggior ragione se di questa parte consideriamo coloro che ora dicono “mai con Sala”. Non deve essere dimenticato che la stessa vittoria di Pisapia nel 2011 – sia pure conseguita in condizioni generali favorevoli, con Berlusconi in caduta libera e la Moratti poco amata – fu possibile perché l’attuale sindaco raccolse voti da ampie fette di elettorato che abitualmente non vota per il Centrosinistra.

Che fare dunque?  A nostro parere, per sfruttare il vantaggio delle Primarie, Sala deve continuare il lavoro di messa a fuoco dei problemi e delle proposte, proseguendo nel percorso intrapreso di confronto con la città. In particolare concentrando l’attenzione sulle periferie e le questioni di cui come giornale parliamo da sempre, lasciando in secondo piano il discorso sugli schieramenti. Casa, ambiente, degrado, mobilità, lavoro, povertà, cultura, sport e diritto alla bellezza devono essere centrali nel programma del Centrosinistra. Molte delle proposte di Balzani e Majorino sono valide e possono essere riprese, magari coinvolgendo in prima persona proprio gli sconfitti delle Primarie. Così come è fondamentale coinvolgere soggetti del terzo settore, fondazioni, rappresentanze del mondo del lavoro e delle professioni per intercettare proposte e consensi. Obiettivo deve essere un programma concreto e dettagliato.

Ma tutto questo può non essere sufficiente. Per vincere le elezioni Beppe Sala deve in questi mesi acquisire una sensibilità politica che al momento non sembra avere. Se vuole vincere non deve commettere gli errori che altri manager, personaggi dello spettacolo o accademici, a Milano come nel resto del paese, hanno compiuto. In particolare quando hanno creduto o non sono stati in grado di produrre una visione di comunità e un insieme di valori da proporre, in un confronto continuo con i cittadini. Fare il sindaco non è solo convincere di essere in grado di deliberare, predisporre, eseguire bene quanto si decide di fare, ma è soprattutto sintonizzarsi, senza essere demagogici, su scale di priorità che non sempre coincidono con quelle che vengono decise in un’azienda o insegnate in un’aula universitaria.

Come detto giustamente da Stefano Boeri, il sindaco di Milano non risponde a un Consiglio di Amministrazione ma ai milanesi tutti, alle loro esigenze ma anche alle loro aspirazioni, ovunque essi vivano, qualsiasi sia la loro condizione. Se Sala saprà compiere questa “mutazione” avrà buone possibilità di battere i due manager che il Centrodestra, Corrado Passera e Stefano Parisi, candida alla guida della città.

Stefano Ferri

Illustrazione: Portos

(Febbraio 2016)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO