Prodi al Campus della Pace «L’Europa è come una pagnotta cotta a metà, così com’è non è buona»

«L’Europa è come una pagnotta cotta a metà, così com’è non è buona». Potrebbe essere questa la metafora che riassume l’incontro con Romano Prodi di giovedì 22 febbraio scorso al III Campus di educazione alla

Don Giovanni chiede a Prodi«L’Europa è come una pagnotta cotta a metà, così com’è non è buona». Potrebbe essere questa la metafora che riassume l’incontro con Romano Prodi di giovedì 22 febbraio scorso al III Campus di educazione alla pace, organizzato alla parrocchia di Maria Madre della Chiesa in Gratosoglio.

Nella grande sala dell’oratorio, di fronte ai ragazzi del Campus, Romano Prodi, due volte presidente del Consiglio, presidente della Commissione Europea e delegato Onu per il Sahel, ha parlato di “Giustizia Economica e Politica fra il Nord e il Sud del mondo”. A incalzarlo con le domande  i ragazzi presenti, il giornalista de “Il Post” Luca Misculin e don Giovanni, che nella presentazione dell’incontro non ha esitato a chiedere  all’illustre ospite di «indicare le strade da percorrere per contrastare le ingiustizie planetarie e quelle di casa nostra, dove il degrado e la discriminazione avanzano e nelle molte famiglie sono in difficoltà».

Prodi non si è sottratto alla sfida e si è cimentato in una lectio magistralis e da professore qual è (attualmente insegna alla China International Business School in Cina, una delle università più importanti al mondo) ha delineato la situazione economica politica internazionale, le principali criticità e le sfide che il mondo e l’Europa soprattutto dovranno affrontare. Difficile riassumere quanto detto, ci limitiamo ai temi principali, rimandando alla registrazione completa dell’incontro che sarà messa online sul sito di Radio Marconi a giorni (www.radiomarconi.info).

La situazione politico economica

Secondo il professore il 2018 sarà un «anno normale» nel senso che crescerà l’economia mondiale, riproducendo però le dinamiche economiche degli ultimi 30 anni, che stanno delineando un mondo «più ingiusto» dove «coloro che posseggono oltre il 50% delle ricchezze potrebbero stare tutti comodamente su un autobus», cresce l’insicurezza del lavoro, sempre più precario e poco tutelato «l’economia e la tecnologia creano nuovi posti di lavoro in misura molto minore di quelli che distruggono e la finanza sta dividendo sempre più il mondo in ricchi e poveri».

E la politica? La politica sta andando sempre più verso modelli autoritari e autoreferenti, ovunque si cerca l’uomo forte per dare risposte alle complessità. Continuano ad affermarsi modelli liberisti. Individualismo ed egoismo prevalgono. Gli organismi internazionali non riescono a controllare il mondo che è percorso “da una terza guerra mondiale a pezzi”, come dice Papa Francesco. Gli Usa, pur essendo di gran lunga la più grande potenza mondiale, non hanno nessuna speranza – e forse neanche più grande interesse – di porsi a guida del pianeta. L’Europa è un gigante economico ma un nano politico. «E questo è un grosso problema che dobbiamo risolvere, perché le democrazie devono poter rispondere ai problemi».

Europa

Prino Piano Ragazzi ncontro ProdiIl destino dell’Europa è stato il filo conduttore dell’incontro. I problemi sono, per il professore, tutti riconducibili al mancato completamento del processo di costruzione dell’Unione europea, che impedisce politiche omogenee. «Ogni Paese si muove per conto proprio, seguendo esclusivamente i propri interessi, e creando problemi per tutti gli altri. L’esempio più lampante è stato come è stata affrontata la crisi economica del 2009. La Germania, che era alla vigilia di una scadenza elettorale regionale, ha rifiutato ogni aiuto alla Grecia, addossando tutte le responsabilità della crisi ai paesi mediterranei. Per salvare la Grecia prima delle elezioni tedesche sarebbero stati sufficienti 30 miliardi, una cifra assolutamente alla portata dell’Unione Europea. Dopo tre mesi, a causa della speculazione finanziaria, i miliardi necessari sono diventati 300, innescando in Europa e soprattutto in Grecia una crisi economica terribile. Si dice “ma i greci hanno truccato il bilancio”. Verissimo, come è vero, che quando come commissario dell’Unione Europea avevo proposto un controllo sui bilanci pubblici proprio i paesi membri mi hanno risposto di no. In Italia c’era Tremonti come ministro dell’Economia».

Le sfide dell’Unione

Prodi_Misculin al GratosoglioNon tutto è però perso. Alla domanda “Come immagina l’Europa tra dieci anni?”. Il professore ha mostrato un cauto ottimismo, sostenuto dalla convinzione che «L’Europa o cresce ora o perisce». Nei prossimi mesi potrebbe fare dei passi avanti il progetto di un primo nucleo di esercito europeo «L’esercito in comune, con la moneta unica, sono i pilastri di uno Stato o di un’unione come vorrebbe essere l’Europa. E ora le condizioni potrebbero esserci: la Germania si è allontanata dagli Usa, il cui atlantismo non è più considerato affidabile, la Francia con Macron sembra andare anch’essa nella direzione di un esercito comune, dove in ragione dell’uscita delle Gran Bretagna può assumere un ruolo di guida, essendo l’unica potenza atomica europea e avendo potere di veto in Consiglio di sicurezza. Se si avvererà sarà un grande passo, che però compiranno solo un primo nucleo di nazioni, definendo un’Europa a 2 velocità, che è l’unica strada percorribile attualmente».

Anche da uno punto di vista sociale qualcosa sembra muoversi. Il mese scorso il presidente Prodi ha rivelato di avere presentato alla Ue un piano sociale da 150 miliardi all’anno per sette anni, elaborato insieme a 28 banche pubbliche (per l’Italia con Cassa depositi e Prestiti) da rendere operativo sin dal 2019.  Il piano ha come obiettivo sostenere con investimenti pubblici, da concordare con il territorio per creare uno sviluppo economico più inclusivo, interventi su Edilizia pubblica, Istruzione e Salute.

Questione migranti

La questione migranti è la sintesi perfetta dei problemi di questi ultimi decenni. Il problema è esploso con le guerre in Siria e Libia. «In Libia la guerra l’hanno fatta Francia e Gran Bretagna. E l’Italia ha incredibilmente pagato: l’unico caso in cui uno Stato paga per una guerra che era chiaro gli avrebbe provocato problemi. Tutti facevano affari con Gheddafi, fino a che non ha pensato di allargare il suo ambito di influenza nei paesi francofoni e anglofoni dell’Africa subsahariana, non con le solite guerre qua e là, ma da un punto di vista economico, con investimenti. Addirittura pensava all’introduzione di un franco africano per tutti i Paesi. Sarà un caso ma poche settimane dopo sono partiti i bombardieri francesi e inglesi. Caduto Gheddafi le tribù che controllano il territorio libico, non più sotto il pugno di ferro del governo e foraggiate dal petrolio, hanno cominciato a commerciare in esseri umani, armi e droga, che arrivano in Italia. Sulla Siria invece si concentrano in questo momento tutti i problemi del Medio oriente, in un tutti contro tutti, che porta morte e distruzione. L’unico intervento è stato coprire di miliardi la Turchia, anch’essa coinvolta nel conflitto con una posizione molto discutibile, per evitare l’arrivo di migranti da quella rotta».

Alla domanda se l’Europa riuscirà a varare una politica unitaria per gestire i flussi, la risposta è stata perentoria «Il Migration compact non riuscirà a trovare adesioni e inciderà solo marginalmente. Il Trattato di Dublino non verrà cambiato. Troppo forte e facile da cavalcare per fini elettoralistici la questione migranti. Così è stato in tutte le elezioni degli ultimi anni in tutti i paesi. Ma non è pensabile affrontare la questione della migrazione in ordine sparso. Temo assisteremo solo a interventi parziali e circoscritti».

L’Africa

«Il problema dell’Africa sono i governi corrotti e l’impostazione neocoloniale e a ranghi sparsi e differenziati per aree con cui i paesi europei si approcciano. La Cina interviene ovunque e senza alcun pregiudizio, ma sta cominciando a essere invisa. Un piano Marshall dovrebbe muoversi su tre direttrici: interventi infrastrutturali; istituzione di regole commerciali comuni e di un livello centrale di governo.  Poi c’è la lotta al terrorismo, che in alcuni Paesi impedisce sia lo sviluppo che gli interventi umanitari». Il professore ha auspicato – ma lui stesso l’ha definito un sogno – che Cina ed Europa uniscano le forze e siano protagonisti di un rilancio dell’Africa.

L’incontro si è concluso con un «Presidente, ha un consiglio da darci per il voto del 4 marzo»? «Assolutamente no – ha risposto Prodi, per poi però aggiungere dopo qualche secondo di pausa -. L’unico consiglio che mi sento di darvi è di andare a votare, di informarvi e far valere le vostre scelte. Quando il 40% dei giovani non va a votare non è un bel segnale per la democrazia».

Stefano Ferri
(Febbraio 2018)

 

Un grande successo

Si è concluso il 24 febbraio scorso il III Campus di educazione alla pace organizzato dalle parrocchie di Gratosoglio. Circa 60 ragazzi provenienti da Saint Denis (Parigi) e da Sarajevo – ospitati nelle famiglie di Gratosoglio – dalle parrocchie, dalle scuole e associazioni milanesi si sono confrontati sui temi della pace e della giustizia sociale. Ad alcuni incontri, quelli a cui erano presenti i personaggi più illustri, ad ascoltarli ci sono stati fino a 200 persone presenti. «Sono felice di come è andato il campus – ha detto don Giovanni, instancabile organizzatore del Campus – soprattutto per i piccoli eventi che hanno condito questa esperienza, aldilà della presenza di persone importanti come Prodi, don Ciotti o la vicesindaco Scavuzzo. Per esempio mercoledì 21, in occasione dell’incontro “I monoteismi a confronto sulla figura di Abramo il Giusto nella fede” che ha visto tre donne, un’ebrea Miriam Camerini, una cristiana Suor Maria Angela Villantieri e una musulmana Sumaya Abdel Qader leggere una pagina del sacrificio di Isacco, abbiamo chiesto alle mamme in prevalenza musulmane che abitualmente portano in oratorio i bambini per il doposcuola, di aiutarci a organizzare una cena. Le mamme hanno accolto la sfida e si sono messe in gioco, preparando una cena fantastica, da protagoniste e interpretando al meglio lo spirito del Campus».
S. F.

IL COMMENTO

La rivincita di Marx

Marx_oldChi l’avrebbe detto: il filosofo (economista, storico, sociologo) di Treviri aveva ragione, almeno in parte. La sua analisi delle contraddizioni del sistema capitalista, allora agli albori, è ormai presa a modello. Lo dice il The Time, bibbia della City londinese, tempio del capitalismo. lo dicono illustri studiosi di tutto il mondo. Lo ha ripetuto tempo fa addirittura l’ex ministro berlusconiano Giulio Tremonti, liberista convinto, passato alla storia per l’infelice affermazione «Con la cultura non si mangia».

Cosa aveva previsto Marx, in particolare nel III libro del Capitale (scritto tra il 1864 e il ‘65)? Quello a cui assistiamo e che è documentato da tutte le più recenti analisi economiche. Aveva messo nero su bianco che le dinamiche intrinseche al capitalismo avrebbero portato a una crescita della ricchezza, che si sarebbe però concentrata in poche mani. Sarebbe nata una aristocrazia economica transnazionale che avrebbe dominato il mondo, sovrastando i singoli governi, con la forza di aziende sempre più grandi. La finanza avrebbe preso il sopravvento dematerializzando il lavoro e creando “una nuova categoria di parassiti nella forma di escogitatori di progetti, di fondatori e di direttori semplicemente nominali; tutto un sistema di frodi e di imbrogli relativi alle fondazioni, alle emissioni di azioni e al commercio di azioni”. Tutto questo avrebbe creato crisi economiche ricorrenti, sempre più violente, con ingiustizie sociali sempre più profonde, povertà e conflitti tra le classi sociali.

Non ci ha azzeccato (finora) con la presa di potere degli oppressi e la fine della proprietà privata, né ha previsto l’avvento della tecnologia della rete (se lo avesse fatto sarebbe stato un Tiresia), ma nella descrizione del mondo contemporaneo c’è andato molto vicino. Molto di più di numerosi economisti e politici liberisti dei giorni nostri, ostinati sostenitori delle virtù salvifiche della “mano invisibile”, che dovrebbe orientare verso il meglio il libero mercato, ma che da oltre 200 anni non lo fa.

S. F.

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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