Progetto “Aldo dice 26×1”, una storia di disagio e solidarietà, precarietà e umanità

Di questo collettivo non si è mai parlato un gran che. Ma dopo lo sgombero del palazzo ex Alitalia di Sesto San Giovanni, da un po’ di giorni è su tutti i media. Ma chi

, Progetto “Aldo dice 26×1”,  una storia di disagio e solidarietà, precarietà e umanità

Di questo collettivo non si è mai parlato un gran che. Ma dopo lo sgombero del palazzo ex Alitalia di Sesto San Giovanni, da un po’ di giorni è su tutti i media. Ma chi sono realmente? Qual è la loro storia?

aldoDiceÈ tutt’un su e giú per le scale, 7 piani, con valigie , scatoloni, reti, materassi, mobiletti, giocattoli.

È la sera del 5 settembre 2018 e le famiglie residenti nell’immobile occupato di via Oglio 8 con i tanti e volonterosi amici e sostenitori, stanno traslocando verso una nuova meta, si spera meno a rischio, dopo l’ultimo sgombero forzato dal palazzo ex Alitalia di Sesto San Giovanni. Se del progetto di “Aldo dice 26×1” non ci si era mai occupati un gran che, da qualche giorno è sulle pagine di tutti i media: stampa, tv, web, chat…

È giusto o non è giusto, lo sgombero? E illegale o non è illegale? E il loro progetto, è un’occupazione o un esproprio? La recentissima circolare Salvini è in contrasto con la legge Minniti? Parliamo di quella che si riferisce al dilemma tra il rispetto della legalità dei luoghi e la tutela di chi non ha un tetto sulla testa. Ma che significa “Aldo dice 26 x 1” (strana frase in codice che ci ricorda la  Resistenza)?

Andiamo con ordine. ll progetto “Aldo dice 26 x 1”, nasce nel febbraio del 2014 , quando Clochard alla riscossa Onlus, Riscossa Onlus e Comitato Diritto alla Casa Niguarda, uniti alla sigla sindacale Unione Inquilini Milano, decidono di far partire una pratica di riappropriazione e autogestione di immobili abbandonati al degrado per rispondere in maniera incisiva al problema dell’emergenza abitativa. Viene così occupato il primo stabile, l’ex sede Impregilo di Sesto San Giovanni.

aldoDice3L’occupazione dura circa un mese, poi, sgomberati, gli inquilini resistenti formano un accampamento intorno allo stabile per 27 notti, finché il 28 marzo 2014 occupano lo stabile ex-Alitalia, a poche centinaia di metri dalla sede ex-Impregilo, “Dimostrazione del fatto che la cintura Milanese dispone di decine e decine di immobili che una volta sistemati, con pochissima spesa, potrebbero salvare dalla strada centinaia di famiglie in difficoltà”, spiega Wainer Molteni, il coordinatore e anima del collettivo.
“Il progetto di reinclusione abitativa prende forma da subito viste le condizioni discrete della struttura. , anche se i ladri di rame avevano parzialmente danneggiato la parte elettrica degli impianti. In 37 mesi di autogestione, Dal residence sociale sono transitati oltre 1000 cittadini, 195 famiglie, oltre 400 minori e, cosa più importante, 76 famiglie hanno avuto un tetto sulla testa in un contesto confortevole e stimolante nel periodo che è passato dallo sfratto all’assegnazione di un nuovo alloggio di edilizia Erp.
Nel giugno del 2016, a seguito dell’intenzione da parte della questura di procedere con lo sgombero, comincia il trasloco nella nuova sede in via Oglio 8 a Milano, un edificio mai abitato e perfettamente rifinito che doveva essere uno studentato ma che nella pratica non è mai entrato in funzione, restando abbandonato per oltre 8 anni, alla mercé di spacciatori e consumatori di eroina”.

Ricomincia il progetto, riparte la speranza per centinaia di persone di poter avere un tetto sulla testa in un contesto pulito e più che dignitoso, fino a questo 6 settembre 2018, giorno in cui l’edificio viene restituito vuoto e in ordine, perché la proprietà si è finalmente impegnata a ristrutturarlo per la sua destinazione come studentato. “Abbiamo accettato di lasciare l’edificio perché la mission del progetto non è l’occupazione  a oltranza di immobili che hanno un vincolo progettuale”, spiegano quelli del collettivo.

aldoDice1E qui comincia il caos di questi ultimi giorni. Edifici vuoti ce ne sono anche troppi, piú o meno degradati e in stato di abbandono , ma che abbiano le condizioni minime di abitabilità, non è cosi scontato. Dopo un tentativo di trasferimento in un palazzo in via Medici del Macello in zona Rogoredo, impossibile perché la struttura non poteva ospitare famiglie per lo stato di degrado e per l’acqua delle tubature probabilmente inquinata, dopo un lungo girovagare, gli occupanti sono tornati alle origini, ovvero all’ex-palazzo Alitalia di Sesto San Giovanni, vuoto e abbandonato per due anni con acqua ed energia ancora collegati. Durante la prima notte di occupazione ci sono state tensioni dopo l’intervento del nuovo sindaco di Sesto, Roberto Di Stefano, che si è subito lasciato andare a dichiarazioni durissime contro gli occupanti chiedendo l’intervento immediato come da recente circolare del ministro Salvini (in contrasto con la legge Minniti).

In mattinata agenti di polizia e militari hanno sgomberato i locali dell’edificio e allontanato gli attivisti. Al momento dello sgombero nel palazzo ex Alitalia c’erano decine di persone e molti bambini. “Abbiamo la responsabilità di 173 persone, di cui 70 bambini che non sanno dove andranno a dormire nei prossimi giorni. La liberazione della sede di via Oglio è prevista entro il 6 settembre, come da accordi con il Comune, dopo che fine faranno queste persone ?”, si chiede Laura Boy, coordinatrice del collettivo, e aggiunge: “La trattativa con il Comune è in corso, ma per ora si è provveduto a cercare una sistemazione per le famiglie con fragilità, che sono solo un terzo del totale. Noi vogliamo trovare un tetto per tutti”.

aldoDice2E cosi nella notte fra il 5 e il 6 settembre, accompagnati dalle note di un’ottima jam session, come spesso avviene nello spazio comune dell’immobile e ancora avverrà nella nuova sede, grazie agli amici musicisti di Wainer, con i volti stanchi, preoccupati ma anche sorridenti, le famiglie del collettivo hanno lasciato via Oglio per trasferirsi nel nuovo sito abbandonato da molti anni. La torre numero 3 delle “Torri Ligresti” (oggi UnipolSai), che si trovano a ovest della città (nella foto uno dei locali dell’immobile). “Il collettivo ha già informato la proprietà e ha loro presentato una proposta relativa alla permanenza nel sito che riguarderebbe la cura dell’immobile abbandonato e un contributo economico per alcune spese. “Noi confidiamo nella ragionevolezza delle proprietà, ha dichiarato un rappresentante del collettivo Aldo dice. “Per il momento, non vi sono avvisi immediati di sgombero e le 200 persone del collettivo sono già al lavoro per pulire i vari piani della torre per accogliere le famiglie in attesa di assegnazione di casa popolare”.

Due piani sono stati già occupati, nella notte un andirivieni di furgoncini prestati o noleggiati, sacchi, valigie e cartoni si confondono, i bambini nella confusione giocano, l’abitudine al nomadismo non allevia le preoccupazioni: una nuova sistemazione, ma  per quanto tempo? e dove si trovano queste torri? e come ci distribuiremo all’interno? e i bimbi che vanno a scuola dovranno cambiare sede, e i più grandi o chi lavora?

Disagio e solidarietà, precarietà e umanità. Sorrisi stanchi rivolti a noi che li aiutiamo, ma pur sempre sorrisi!

“Il Comune di Milano va ringraziato per lo sforzo profuso dopo lo sgombero di Sesto. Siamo stati ricevuti dagli assessori Majorino e Rabaiotti che hanno aperto un tavolo, in verità mai chiuso, e sono state trovate soluzioni per una quindicina di persone, con situazioni delicate, per loro è stato predisposto un RST residenze temporanea fino all’assegnazione della casa popolare. Ma abbiamo altre 42 famiglie da sistemare per le quali non è stata trovata una soluzione. Lo sgombero è sempre dietro l’angolo se non hai un regolare contratto. Speriamo nella ragionevolezza della proprietà assente da decenni. Abbiamo loro proposto la custodia sociale della torre e anche di quelle circostanti, per questo io sostengo che noi non rientriamo nella circolare del  ministro Salvini. Il nostro progetto non ha nulla di illegale, perché secondo la costituzione l’esproprio di stabili o terreni abbandonati è nella facoltà dei Comuni… e qui stiamo parlando del gruppo Ligresti”.

Infine, una nota positiva: “Siamo orgogliosi di dare il benvenuto nel nostro municipio a una delle realtà più significative e dinamiche emerse negli ultimi anni a Milano”. A scriverlo in un comunicato stampa diffuso su Facebook è Zona 8 solidale, parlando della nuova occupazione di “Aldo Dice 26 X 1”.

Elena Bedei
6 settembre 2018

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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